{"id":248,"date":"2006-03-28T14:45:44","date_gmt":"2006-03-28T13:45:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/avvisi\/2006\/03\/28\/milano\/"},"modified":"2006-03-28T14:45:44","modified_gmt":"2006-03-28T13:45:44","slug":"milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/milano\/","title":{"rendered":"Milano"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"http:\/\/www.radiogladio.it\/avvisi\/2006\/03\/28\/milano\/#respond\"><img decoding=\"async\" align=\"right\" src=\"http:\/\/www.radiogladio.it\/immagini\/cmmnt2.gif\" \/><\/a>Attenzione: questo articolo \u00e8 diviso in due parti, Milano e Roma, che verranno pubblicate in questo e nel prossimo numero di Rumore. Eventuali proteste verranno prese in considerazione solo dopo la pubblicazione del secondo articolo.<\/strong><\/p>\n<p>Amo questa citt\u00e0, capitale italiana degli stronzi; ci abito da 15 anni, con gioia. Per chi non l&#8217;apprezza, Milano ha tutti i difetti: \u00e8 grigia, scortese e senza piet\u00e0. E&#8217; la citt\u00e0 dei soldi e della competizione, della moda e dei rampanti. Per\u00f2 \u00e8 anche la citt\u00e0 pi\u00f9 accogliente d&#8217;Italia, e non quell&#8217;accoglienza nasuta e giudicante del sud: Milano non rifiuta nessuno, e pare sia cos\u00ec da sempre. Certo \u00e8 un posto duro; sul lavoro la competizione \u00e8 furibonda, e la vita lavorativa segue la legge di Darwin: la sopravvivenza del pi\u00f9 adatto. Per\u00f2 \u00e8 l&#8217;unica citt\u00e0 italiana dove un free-lance non si sente una specie di semi-occupato senza dignit\u00e0, e dove cambiare lavoro non \u00e8 un dramma ma spesso l&#8217;unico modo di progredire. Certo se non ti piace fare, qui rischi il suicidio; se poi apprezzi lo svago, il passeggio e la vita all&#8217;aria aperta, sei fottuto. Qui non esiste tempo libero: esistono pause dal lavoro, terrorizzanti, che vengono colmate con frenetiche attivit\u00e0 di &#8220;svago&#8221; (palestra, lezioni serali, ecc) perch\u00e9 l&#8217;horror vacui \u00e8 sempre dietro l&#8217;angolo. Non si va nemmeno in pensione; si preferisce rimanere al lavoro fino all&#8217;ultimo: meglio morire che avere un&#8217;ora vuota.<\/p>\n<p>Questa folle frenesia per\u00f2 non va assolutamente attribuita ai lombardi. Milano infatti non \u00e8 una citt\u00e0 della Lombardia bens\u00ec uno stato della mente; \u00e8 il luogo dove arriva chi s&#8217;\u00e8 stufato di girarsi i pollici e lamentarsi delle scarse possibilit\u00e0 offerte dal suo luogo d&#8217;origine. Ci viene chi ha voglia di fare qualcosa, e lo viene a fare qui. Sbaglia chi pensa che queste persone (incluso il sottoscritto) siano emigrate per bisogno e rimpiangano per tutta la vita la terra natia. Macch\u00e9; la maggior parte si \u00e8 trasferita per sfinimento, e molti non amano tornare indietro, nemmeno per una vacanza: &#8220;Ritrovo gli amici uguali a come li avevo lasciati, sempre a lamentarsi, per poi chiedermi come si fa a vivere in un posto orribile come Milano.&#8221; Certo che esistono anche gli emigranti per bisogno, ma sono una minoranza e solitamente non resistono a lungo: se non la ami, Milano la detesti &#8211; e lei ti caccia via.<\/p>\n<p>E&#8217; l&#8217;unica citt\u00e0 italiana dove si pratica la meritocrazia: se sei bravo lavori. Se invece ti imboschi e fai il minimo indispensabile vieni triturato (mentre a Roma &#8211; che conosco bene essendoci nato &#8211;\u00a0 diventi oggetto di ammirazione in quanto Paraculo, massimo livello della piramide sociale locale); a Milano non prendiamo prigionieri. Le motivazioni filosofiche del fancazzismo, cos\u00ec affascinanti altrove, ci lasciano freddi e sospettosi, e la paraculaggine ci innervosisce. Un effetto collaterale di questa differenza \u00e8 l&#8217;amore per alcune pratiche considerate da fessi altrove, come fare la fila ordinatamente. Insomma una citt\u00e0 di stronzi.<\/p>\n<p>Ma questa stronzaggine diffusa ha almeno un effetto positivo. Altrove esistono dei fattori sociali unificanti, considerati al di sopra delle opinioni. Gli esempi si sprecano: a Napoli dicono &#8220;Basta che ce sta &#8216;o sole&#8221;, a Roma &#8220;Ce piace de magn\u00e0 e beve&#8221;. Cos\u00ec, mentre Rutelli e Storace sono accomunati dalla Pajata, tra me e Formigoni non c&#8217;\u00e8 nulla: detesto senza remore lui e quello che rappresenta, e viceversa. Una volta stabilito che non c&#8217;\u00e8 terreno comune, quando invece ci si incontra tra simili la festa \u00e8 grande, e i rapporti intensi e calorosi. Il termine &#8220;noi&#8221; a Milano ha un significato pi\u00f9 intenso di quello che ha, per esempio, a Napoli. E mentre l\u00ec potrebbe significare noi napoletani, noi campani, noi amanti dei Friarielli, qui identifica gruppi molto pi\u00f9 definiti &#8211; e non comunicanti tra loro. Noi siamo noi, loro sono loro (ad esempio i mostri che s&#8217;incontrano nei bar durante la pausa pranzo, con cravattoni a bavaglino e scarpacce avana a punta quadra) e tra noi e loro non si comunica: non ci si chiede nemmeno l&#8217;ora per strada. Una forma di apartheid sociale forse estrema, ma a me profondamente gradita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Attenzione: questo articolo \u00e8 diviso in due parti, Milano e Roma, che verranno pubblicate in questo e nel prossimo numero di Rumore. Eventuali proteste verranno prese in considerazione solo dopo la pubblicazione del secondo articolo. Amo questa citt\u00e0, capitale italiana degli stronzi; ci abito da 15 anni, con gioia. 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