{"id":234,"date":"2004-12-26T14:24:35","date_gmt":"2004-12-26T13:24:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/avvisi\/2004\/12\/26\/45-anni-e-non-sentirli\/"},"modified":"2004-12-26T14:24:35","modified_gmt":"2004-12-26T13:24:35","slug":"45-anni-e-non-sentirli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/45-anni-e-non-sentirli\/","title":{"rendered":"45 anni, e non sentirli"},"content":{"rendered":"<p>Una delle cose belle che un giornale di musica pu\u00f2 fare \u00e8 raccontare delle storie. Storie di musica, di dischi, di concerti e di persone. L&#8217;ultimo album di Fatboy Slim, Palookaville, offre lo spunto per raccontare l&#8217;epica vicenda di una canzone famosissima, che certamente avete sentito tutti: Jingo. Una storia avventurosa che si dipana tra quattro continenti e ben sei decadi spostandosi in universi molto lontani.<\/p>\n<p>C&#8217;era una volta Babatunde Olatunji, nato nel 1927 in Nigeria, che a 23 anni si becca una borsa di studio e va negli USA a studiare Scienze Politiche. Cosa fa Baba per mantenersi? Impara a suonare il tamburo. Nel &#8217;56 \u00e8 gi\u00e0 noto e nel 1959 pubblica &#8220;Drums of Passion&#8221;. Il successo \u00e8 immediato, e il contagioso drumming Yoruba (l&#8217;album, assai tradizionale, \u00e8 sostanzialmente fatto di voci e percussioni) conquista il mondo. Ma \u00e8 un successo colto e sofisticato (soprattutto tra i musicisti), e nessuno fa veramente caso alle enormi potenzialit\u00e0 pop di uno dei brani, &#8220;Gin-go-lo-ba&#8221;.<\/p>\n<p>Avanti veloce di dieci anni: 1969. A Woodstock una delle band di maggior successo sono i Santana; poche settimane dopo esce il loro primo album (self titled) e dentro c&#8217;\u00e8 una versione di &#8220;Gin-go-lo-ba&#8221;, che adesso si chiama Jingo. Dell&#8217;originale resta la linea melodica del cantato e l&#8217;atmosfera da danza estatica, il resto \u00e8 Santana: percussioni, hammond e svisi di chitarra (leggermente scordata). Jingo \u00e8 la vera hit dell&#8217;album (assieme a &#8220;Soul Sacrifice&#8221; che \u00e8 nel film di Woodstock), ed \u00e8 uno dei fattori fondamentali nella diffusione planetaria della pratica del Bongo, che tuttora attanaglia alcune aree del pianeta come Pistoia Blues. Quella sindrome, che Zappa defin\u00ec &#8220;Bongo Fury&#8221;, viene anche e soprattutto da Jingo.<\/p>\n<p>Altro salto secco: 1979. In pieno Disco boom l&#8217;etichetta Salsoul, specializzata in Latin Disco, pubblica la versione di Candido, leggendario percussionista nato all&#8217;Havana nel 1921 e (credo) tuttora attivo. La ricetta \u00e8 semplice: il grido di guerra Yoruba stavolta \u00e8 propulso dalla pi\u00f9 micidiale macchina ritmica mai sentita: percussionisti cubani su ritmo disco. Il successo \u00e8 immenso e planetario, e Jingo, gi\u00e0 nella storia del rock, entra anche in quella della Dance &#8211; consacrando Babatunde Olatunji come l&#8217;africano pi\u00f9 influente nella Storia della Musica.<\/p>\n<p>Durante gli anni &#8217;80 Jingo resta in circolazione costituendo, insieme alla ripugnante &#8220;Charlie Brown&#8221;, la dotazione base della selezione latin di molti Dj di provincia. Ma, a differenza del mio amico Charlie, Jingo ha dentro i semi del futuro. Alla fine degli anni &#8217;80 nasce la musica House e molti Dj, tra cui Frankie Knuckles, anni dopo citeranno Jingo (nel frattempo remixata da Shep Pettibone e Todd Terry, tra gli altri) tra le loro influenze principali. Non solo, ma ce ne sono molte versioni bastard: \u00e8 facilissimo mischiarla con cose diverse, e i campionamenti spuntano come i funghi.<\/p>\n<p>Poi un mesetto fa esce Palookaville e, sorpresona, la 10 del CD si (ri)chiama Jin Go Lo Ba (e stavolta contiene un campionamento della versione originale). Fatboy come al solito non \u00e8 che si distingua per signorilit\u00e0, la sua versione \u00e8 assai fracassona ma in effetti efficacissima: farebbe ballare anche le statue. Il grido di guerra diventa il rombo di Terminator e la trama percussiva un&#8217;industria pesante, ma gratta gratta sotto c&#8217;\u00e8 sempre Babatunde. E non \u00e8 come riparruccare Mambo n. 5: Jingo \u00e8 rimasta sempre con noi, per ben 45 anni, rivivendo (verrebbe da dire venendo reinventata) ogni volta e restando sempre utile, come dimostra Palookaville.<\/p>\n<p>Baba Olatunji \u00e8 morto nel 2003. Forse a lui la versione di Fatboy Slim non sarebbe piaciuta, e magari non ne ha veramente apprezzata nessuna. Perch\u00e9 nell&#8217;originale, che pare registrata nel tinello di casa con quattro amici ed \u00e8 meravigliosamente irregolare come poi nessuna, ci sono gi\u00e0 tutti gli elementi che poi saranno esplorati nelle versioni successive e che genereranno mondi. Insomma c&#8217;era gi\u00e0 tutto, nel 1959. E poi dicono che l&#8217;Africa sta indietro.<\/p>\n<p>Se n&#8217;\u00e8 andato Stefano degli Alma, D.Rad. Uno come lui non ce lo restituisce nessuno. Un abbraccio forte a chi rimane.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle cose belle che un giornale di musica pu\u00f2 fare \u00e8 raccontare delle storie. Storie di musica, di dischi, di concerti e di persone. L&#8217;ultimo album di Fatboy Slim, Palookaville, offre lo spunto per raccontare l&#8217;epica vicenda di una canzone famosissima, che certamente avete sentito tutti: Jingo. 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