{"id":233,"date":"2004-11-26T14:25:18","date_gmt":"2004-11-26T13:25:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/avvisi\/2004\/11\/26\/uguali-pero-diversi\/"},"modified":"2004-11-26T14:25:18","modified_gmt":"2004-11-26T13:25:18","slug":"uguali-pero-diversi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/uguali-pero-diversi\/","title":{"rendered":"Uguali, per\u00f2 diversi"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" vspace=\"2\" hspace=\"2\" align=\"left\" src=\"http:\/\/www.radiogladio.it\/testi\/avvisi\/immagini\/lrss.jpg\" \/><img decoding=\"async\" vspace=\"2\" hspace=\"2\" align=\"right\" src=\"http:\/\/www.radiogladio.it\/testi\/avvisi\/immagini\/vndl1.jpg\" \/>Tutti noi sappiamo benissimo che l&#8217;abbigliamento non serve solo a coprirci dal freddo ma che risponde a precise esigenze culturali e simboliche, ad esempio nascondere delle parti ritenute intime (si va dal corpo intero del Burka all&#8217;invisibile interstizio tra le chiappe del Tanga) o mostrare il proprio rango o ricchezza. Da qualche decennio a queste cose si \u00e8 aggiunto un altro elemento importante: lo stile. Infatti sappiamo anche che molti di noi si rifiuterebbero di uscire vestiti in un modo che non trovano appropriato mentre altri si vantano di indossare quello che capita (una scelta altrettanto indicativa). Insomma ci \u00e8 chiaro che lo stile si riflette anche nel vestire, che spesso siamo come ci vestiamo e che quindi l&#8217;abito non far\u00e0 il monaco ma fa quasi tutte le altre categorie di pensiero e stilistiche: ve l&#8217;immaginate Ghandi in completo di tweed e pipa? E il Papa in tutina Darkness?<\/p>\n<p>Sar\u00e0 che io ci ho sempre tenuto molto a sentirmi a mio agio nei vestiti; ne compro pochi ma devo sentirmeli addosso, e non solo per la comodit\u00e0 ma per la loro forma, il loro valore simbolico, culturale e comunicativo. Ovviamente la cravatta la uso poco: negli ultimi dieci anni l&#8217;avr\u00f2 messa quattro volte. Una delle ragioni \u00e8 che di solito si considera elegante uno col vestito, perfino se \u00e8 della Standa, e invece &#8220;sportivo&#8221; (o casual, informale: tutte parole orribili) uno con una felpa (magari vecchia, rara e bella). Siccome di giacche e cravatte brutte e scrause sono pieni gli uffici, mi piace distinguermi vestendomi in una maniera che mi pare pi\u00f9 elegante e comunque simbolica di come sono. Ma non sono il solo: la stragrande maggioranza di voi lettori si regola come me. Ecco anche come ci riconosciamo tra di noi, no?<\/p>\n<p>Parrebbe di no. Nel mondo delle idee, della politica e della vita pubblica in genere questo concetto non \u00e8 mai arrivato. Guardate le immagini delle trattative tra Confindustria e Sindacato: i personaggi sono identici, e per distinguerli ci vogliono le didascalie. Un altro esempio eclatante \u00e8 quello dei signori ritratti in questa pagina. Uno \u00e8 Ignazio La Russa, coordinatore di Alleanza Nazionale, sanguigno post fascistone che ama l&#8217;ordine, la patria e la famiglia. L&#8217;altro \u00e8 Nichi Vendola, deputato gay di Rifondazione Comunista che si batte per tutto quello che a La Russa gli fa schifo: unioni civili, antiproibizionismo, sesso nelle scuole, ecc. Si vede? Macch\u00e9, a guardarli sono indistinguibili. Anzi, La Russa almeno si satanizza la faccia (riuscendoci benissimo: tra i deputati per me \u00e8 il pi\u00f9 avanti), mentre Vendola (anche col cerchietto d&#8217;oro) pare un delegato della Confindustria che s&#8217;\u00e8 perso. Si vestono tutti allo stesso modo, senza eccezioni. Non \u00e8 uno stile bens\u00ec un&#8217;uniforme che a nessuno \u00e8 mai venuto in mente di togliersi: destra, sinistra, centro, radicali (il cui segretario pare uno dell&#8217;Azione Cattolica), nani e ballerine tutti con la loro bella (o pi\u00f9 spesso micidiale) cravatta d&#8217;ordinanza. Perfino i Leghisti che hanno tentato alcune variazioni polemiche sono rientrati nei ranghi, salvo per cravatte e pochette, sempre verdi ma rigorosamente scompagnate. Poi in vacanza si mettono la bandanna: da un estremo all&#8217;altro, da un orrore all&#8217;altro.<\/p>\n<p>E non \u00e8 vero che nell&#8217;uomo le variazioni possibili sono minime: basta andare a un concerto, o perfino sull&#8217;autobus, per accorgersi che c&#8217;\u00e8 vita oltre il gessato, che un bel chiodo fa la sua porca figura tanto quanto l&#8217;armatura doppiopetta del Berlusca e che le t-shirt non sono poi cos\u00ec male. Sar\u00f2 estremista ma trovo ancora stupefacente che Folena e Gasparri vadano vestiti uguali (e non sono certo le camicie coi bottoncini a fare la differenza), che D&#8217;Alema e Fini portino le stesse scarpe e che per tutti questi, che poi sono quasi tutti, lo stile quindi non significhi (e non comunichi) proprio niente di niente. Il mio rozzo buonsenso punkabbestia mi suggerisce di diffidare di chi non somiglia a quello che dice (come il presidente operaio) e non votare mai per qualcuno che non sia mio simile, almeno un po&#8217;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti noi sappiamo benissimo che l&#8217;abbigliamento non serve solo a coprirci dal freddo ma che risponde a precise esigenze culturali e simboliche, ad esempio nascondere delle parti ritenute intime (si va dal corpo intero del Burka all&#8217;invisibile interstizio tra le chiappe del Tanga) o mostrare il proprio rango o ricchezza. 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