{"id":232,"date":"2004-10-26T15:51:20","date_gmt":"2004-10-26T14:51:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/avvisi\/2004\/10\/26\/lei-chi-lei-tu\/"},"modified":"2004-10-26T15:51:20","modified_gmt":"2004-10-26T14:51:20","slug":"lei-chi-lei-tu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/lei-chi-lei-tu\/","title":{"rendered":"Lei chi? Lei tu"},"content":{"rendered":"<p>La prima volta che te lo danno imbarazza un po&#8217;; di solito succede verso i 18 anni, e per me fu sorprendente: minghia, mi stanno dando del lei. Ovviamente io lo davo a un sacco di gente adulta, cos\u00ec ne dedussi che stavo diventando grandicello. Questa espressione di rispetto, che nel sud d&#8217;Italia \u00e8 il voi (vivamente consigliato dalla Campania in gi\u00f9, essenziale a Napoli), esiste in tutte le lingue del mondo. E&#8217; vero che l&#8217;inglese ha soltanto you, ma in questo caso diventa importantissimo l&#8217;appellativo (mister, miss, ecc.); quindi l&#8217;equivalente del nostro &#8220;diamoci del tu&#8221; per loro \u00e8 una domanda: &#8220;May I call you Mary?&#8221; E, a differenza che da noi, in moltissimi posti nessun estraneo si sognerebbe mai di chiamarti per nome: in Giappone per esempio ti ci chiamano solo gli intimi, e socialmente tu sei il tuo cognome.<\/p>\n<p>Se questa doppia formula esiste praticamente ovunque magari una buona ragione c&#8217;\u00e8, o anche pi\u00f9 di una. Beh, la prima che mi viene in mente sono quelle situazioni in cui personalmente non riesco a dare del tu: persone anziane o che comunque a me sembrano irraggiungibili, gente che magari conosco da una vita intera (la mia), che era adulta quando io bagnavo il letto. In questi casi resto un ragazzino: d\u00f2 del lei ma voglio che mi si dia del tu. E&#8217; una questione di rispetto, e mi piace molto che il mio linguaggio lo contenga anche nella forma. Faccio sforzi sovrumani ma raramente riesco a fare il salto: magari passo al nome, ma resto al lei.<\/p>\n<p>Naturalmente poi si usa automaticamente con molte persone ogni giorno, dai negozianti al postino. E&#8217; il modo standard di rivolgersi agli estranei, lo facciamo tutti, e quando non si usa sentiamo che c&#8217;\u00e8 una ragione: un poliziotto che ti da del tu probabilmente ce l&#8217;ha con te; se nel corso di una discussione si passa dal lei al tu il segnale \u00e8 chiaro. Per la stessa identica ma opposta ragione penso sia sano dare del lei a cassieri, help desk, camerieri ed altri che lavorano a contatto col pubblico. Certo che il tu sarebbe pi\u00f9 cordiale (specialmente tra coetanei), ma io sono seduto e chiacchiero mentre lui mi porta il primo; dargli anche del tu (mentre magari lui \u00e8 obbligato a darmi del lei) mi sembrerebbe davvero irrispettoso. Insomma nelle situazioni &#8220;sbilanciate&#8221; (come il guaglione dell&#8217;idraulico che mi viene a disintasare il water) il lei mi pare sempre pi\u00f9 adatto: non \u00e8 &#8220;lo sturacessi&#8221; ma &#8220;il signor Pizzelluttis, apprendista idraulico&#8221;: una bella differenza, no?<\/p>\n<p>In Italia poi c&#8217;\u00e8 un&#8217;abitudine che trovo odiosa: dare del tu agli extracomunitari &#8211; preferibilmente di colore pi\u00f9 scuro. Lo fa un sacco di gente anche simpatica che pensa cos\u00ec di essere pi\u00f9 alla mano, e non \u00e8 infrequente sentire dei ventenni dare del tu a persone che potrebbe essere loro nonni. Pessimo, e non solo perch\u00e9 sottrae loro una cosa di cui hanno pieno diritto (e spesso grande penuria) e cio\u00e8 il rispetto formale, ma anche perch\u00e9 se in italiano loro danno del tu a tutti (essendoselo sentiti dare sempre, magari non conoscono altre formule) nella loro lingua state sicuri che non lo fanno: per esempio gli africani, che perlopi\u00f9 parlano un ottimo francese, usano moltissimo il voi (l&#8217;equivalente francofono del tu) e i monsieur si sprecano.<\/p>\n<p>Insomma l&#8217;opzione lei a me piace, e apprezzo chi lo usa. Ovviamente non tra di noi: nessuno dei lettori che ho incontrato se l&#8217;\u00e8 mai sognato, e giustamente. Ma nei contatti occasionali tra estranei e&#8217; un passe-partout insostituibile: mette una certa distanza tra me e chi ho di fronte, che magari \u00e8 una persona deliziosa ma io non posso saperlo prima (in Italia per esempio uno su tre ha votato Forza Italia, tanto per dire) e rende pi\u00f9 neutra una comunicazione che non ha alcun motivo di essere altrimenti: non sgradevole o aggressiva, ma semplicemente alla giusta distanza. Perch\u00e9 partire dal tu? La prego, diamoci del lei e vediamo come va. Poi, quando avremo mangiato insieme (come diceva l&#8217;immenso Tot\u00f2), allora magari se ne riparla.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima volta che te lo danno imbarazza un po&#8217;; di solito succede verso i 18 anni, e per me fu sorprendente: minghia, mi stanno dando del lei. Ovviamente io lo davo a un sacco di gente adulta, cos\u00ec ne dedussi che stavo diventando grandicello. 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