{"id":213,"date":"2003-01-26T16:05:08","date_gmt":"2003-01-26T15:05:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/avvisi\/2003\/01\/26\/figli-di-vacca\/"},"modified":"2003-01-26T16:05:08","modified_gmt":"2003-01-26T15:05:08","slug":"figli-di-vacca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/figli-di-vacca\/","title":{"rendered":"Figli di vacca"},"content":{"rendered":"<p>Stavolta vi scrivo dall&#8217;India; era un po&#8217; che volevo tornarci ed e&#8217; certamente un posto che ispira molte riflessioni. Devo dire che qui mi trovo sempre molto bene, e che tra le nazioni &#8220;in via di sviluppo&#8221; (un&#8217;espressione di merda, traducibile liberamente come &#8220;in via di appiattimento socio-culturale&#8221;) l&#8217;India mi pare molto ben messa. E se da un lato ha molti difetti (come per esempio la bomba atomica) dall&#8217;altro sembra saper mantenere molte delle sue tradizioni (anche strane, e perfino barbare) alla facciazza dell&#8217;occidente &#8220;civilizzato&#8221; (altra espressione di merda, liberamente traducibile come &#8220;andato definitivamente in malora&#8221;).<\/p>\n<p>Una delle cose sorprendenti dell&#8217;India e&#8217; il suo rapporto con le vacche (NON i buoi, che vengono utilizzati come bestie da trasporto). Chiunque sia stato in India ha visto che questi animali, pacifici e innocui (tranne che per i fruttivendoli, che li allontanano a suon di cazzotti in testa), sono considerati dagli indiani l&#8217;equivalente dei nostri piccioni: animali liberi in citta&#8217;, che si nutrono di quello che trovano (nei mercati la sera e&#8217; pieno di belle muccone che spazzano i rifiuti) o che qualcuno nutre (ma a differenza dei piccioni non portano malattie e soprattutto &#8211; per fortuna &#8211; non ti cacano in testa). Hanno le loro zone preferite, imparano da piccole a scansare le auto, sono protette dalla legge (se investi una mucca puoi perfino finire in carcere) e si sono create un ecosistema che consente loro di vivere in citta&#8217;. Certo, nel traffico caotico delle metropoli indiane (Mumbai ha 17 milioni di abitanti) la vacca placida e ignara crea qualche problema. Ma anche vivere vicino al Vaticano a Roma e&#8217; difficile, con mandrie di pellegrini che, come vacche al pascolo, si aggirano per quella zona. Ma non c&#8217;e&#8217; molto che si puo&#8217; fare; i pellegrini a Roma sono come le vacche a Varanasi: intoccabili.<\/p>\n<p>Ovviamente in India non si mangia manzo (come purtroppo a Roma non mangiamo i pellegrini); macdonalds produce hamburger di montone e io ho personalmente mangiato una &#8220;chicken steak&#8221; (mezzo pollo disossato e picchiato fino a convincerlo ad assomigliare ad una bistecca);;non si vendono;scarpe di vacchetta ne&#8217; bottoni di corno. La ragione di questo rapporto con la vacca (perche&#8217; almeno gli indiani hanno un buon motivo: mica come noi coi fetidi piccioni) e&#8217; che costei, nel complesso pantheon indu&#8217;,;e&#8217; sacra. Per loro questo animale rappresenta l&#8217;abbondanza, e lo considerano come la loro madre; durante le feste gli fanno il puntino in fronte, le nutrono e ci convivono con gioia (e vi garantisco che uscire la mattina e incontrare una placida mucca sotto casa non e&#8217; niente male).<\/p>\n<p>Dunque per gli induisti la vacca e&#8217; sacra. Nel senso di santa, come l&#8217;ostia benedetta per i cattolici o una moschea per i musulmani. Eppure in tanti anni che vengo in India nessuno si e&#8217; mai permesso di dirmi niente sul fatto che io sono cresciuto mangiando succulente fettine della loro madre. Loro sanno benissimo che e&#8217; possibile che la mia cintura sia fatta di pelle, e che quella pelle;potrebbe essere;della loro mamma; ma i paciosi induisti non mi insultano se la porto, ne&#8217; mi;vietano di indossarla, perfino;nel loro paese; semplicemente mi chiedono di toglierla se entro in un tempio &#8211; e lo fanno molto gentilmente, senza isterie e con un gigantesco senso di tolleranza e di pace universale.<\/p>\n<p>Durante i mondiali di Corea, in Italia si e&#8217; molto parlato del fatto che i Coreani mangiano il cane. Costanzo ne ha fatto una crociata personale, inveendo a mezzo video contro quei &#8220;barbari e incivili&#8221; coreani colpevoli di cibarsi di un animale che Costanzo (e molti altri esseri umani come lui) considera;evidentemente;migliore di;una mucca.<\/p>\n<p>Mi chiedo: forse il cane e&#8217; sacro in Italia? Che noi lo consideriamo nostro parente (forse uno zio? Questo spiegerebbe l&#8217;espressione &#8220;zio cane&#8221;)? Come mai gli indiani sono cosi&#8217; tolleranti verso di noi che mangiamo la loro madre (al sangue, per piacere) mentre noi, per un semplice animale da compagnia (che piace a molti, ma non a tutti: io preferisco di gran lunga i gatti, o perfino gli acari) facciamo un gran putiferio, minacciando l&#8217;isolamento culturale ed altre rappresaglie?<\/p>\n<p>Forse perche&#8217; noi, nella nostra avanzatissima civilta&#8217; che non ha caste e che considera &#8220;in via di sviluppo&#8221; chi non le somiglia, abbiamo perso per strada il concetto di tolleranza e di diversita&#8217;, e ci pare che quello che facciamo noi va sempre bene e quello che fanno gli altri, se differisce, non va. Gli indiani &#8220;in via di sviluppo&#8221; invece tollerano le differenze, forse perche&#8217; sono tradizionalmente un popolo multireligioso: la maggioranza e&#8217; induista, ma una buona percentuale e&#8217; buddhista (e quindi mangia anche la mucca, ma non la macella) e ci sono circa 100 milioni di musulmani (che macellano e mangiano le vacche, ma non il maiale). In questo meraviglioso caos religioso e culturale nessuno pensa che gli altri sbagliano (come invece pensa Costanzo) e nessuno (ma proprio nessuno) cerca di convincere qualcun&#8217;altro a cambiare idea: una delle pochissime religioni che ammette e incoraggia l&#8217;ignobile pratica del proselitismo e&#8217; proprio la nostra, quella cattolica.<br \/>\nChiudo con una piccola idea: per Pasqua, mangiamoci Costanzo; basterebbe per tutti (perfino dimagrito), ci libereremmo di una voce intollerante (e mortalmente noiosa) e affermeremmo un principio sacrosanto: tolleranza per tutti, tranne che per gli intolleranti. Per loro, cottura al forno, ripieno di pinoli e patate per contorno. Felice 2003.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stavolta vi scrivo dall&#8217;India; era un po&#8217; che volevo tornarci ed e&#8217; certamente un posto che ispira molte riflessioni. 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