{"id":210,"date":"2002-10-26T16:09:21","date_gmt":"2002-10-26T15:09:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/avvisi\/2002\/10\/26\/there-is-no-such-thing-as-a-free-lunch\/"},"modified":"2002-10-26T16:09:21","modified_gmt":"2002-10-26T15:09:21","slug":"there-is-no-such-thing-as-a-free-lunch","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/there-is-no-such-thing-as-a-free-lunch\/","title":{"rendered":"There is no such a thing as a free lunch*"},"content":{"rendered":"<p>Lavoro, guadagno, pago e pretendo: questa \u00e8 la tipica frase attribuita, con una certa accuratezza, al brianzolo benestante (e infatti andrebbe pronunciata con il tipico accento del commerciante lombardo). Non \u00e8 una frase attraente, almeno per me: spinge a pensare che possa pretendere solo chi paga, e se fosse sempre e solo cos\u00ec il mondo sarebbe un posto davvero di merda (e non un posto di merda e basta). Dato che per\u00f2 il mondo \u00e8 anche un posto curioso dove succedono cose bizzarre, prover\u00f2 stavolta a dire (a voi ma prima ancora a me stesso) come pagare e pretendere possa essere a volte una cosa sensata, e non solo brianzolamente parlando.<br \/>\nOrmai siamo abituati ad avere certe cose senza pagare; e non mi riferisco alla manutenzione delle strade o all&#8217;assistenza sanitaria (due cose tutt\u2019altro che gratuite), ma a tutta una serie di oggetti e servizi che apparentemente lo sono: la televisione commerciale, le radio private, i blocchi per gli appunti del telefono (ne ho uno di un pastificio che sembra non voler finire mai) e pi\u00f9 di recente i browser, i programmi di posta e gli euroconvertitori. Tutta roba \u201cgratuita\u201d: impegnandosi (e avendo un gusto discutibile) uno potrebbe non comperarsi una t-shirt per tutta la vita.<\/p>\n<p>Per le penne e le magliette la ragione \u00e8 semplice: hanno stampato sopra in bella vista il nome dello sponsor, che le regala proprio per far circolare il marchio. Tu non paghi con denaro ma guardandolo, indossandolo e mostrandolo agli altri. Una strategia che parrebbe pagare, visto il moltiplicarsi di gadgettistica pubblicitaria disponibile (basta visitare una qualsiasi fiera per accertarsene). Una strategia che ha assunto contorni paradossali: c&#8217;\u00e8 gente che sborsa tranquillamente 80 euri per una t-shirt (certamente ben fatta) con immensa scritta frontale &#8220;Puma&#8221;, ottenendo cos\u00ec l&#8217;effetto della penna omaggio (per la Puma), ma a pagamento.<\/p>\n<p>Nell&#8217;era della tecnologia per\u00f2 questo meccanismo sta assumendo caratteristiche (e proporzioni) preoccupanti. Un buon esempio sono le carte fedelt\u00e0 dei supermercati: ti danno accesso a sconti anche notevoli, in cambio di informazioni dettagliatissime sui tuoi consumi. Quindi queste informazioni hanno un grande valore, chiaramente molto superiore a quello degli sconti (ne ho gi\u00e0 parlato qui). Idem coi browser per internet: i due maggiori, Netscape e Explorer, sono gratis. Perch\u00e9? Che sono, Babbo Natale? No: loro in cambio si prendono tutte le informazioni che vogliono sui tuoi consumi, interessi e perversioni nascoste. Si riservano il diritto di fare quello che gli pare (spesso anche in barba alle leggi) coi tuoi dati (che io quindi immetto regolarmente falsi), col tuo indirizzo e le tue statistiche d\u2019uso (accoppiate a dati personali pi\u00f9 o meno dettagliati). Una soluzione sarebbe di battersi affinch\u00e9 queste spregevoli pratiche fossero stroncate, ma \u00e8 una battaglia persa in partenza: questi sono dei gran paraculi, e la tecnologia \u00e8 dalla loro. L&#8217;altra soluzione, non bella ma efficace, \u00e8 di pagare &#8211; e pretendere.<\/p>\n<p>Al supermercato rifiutare la tessera, pagando di pi\u00f9 ma negandogli i propri dati; comperarsi le magliette a tinta unita (se poi la vuoi proprio con la scritta Puma consulta un medico). E anche in rete \u00e8 la stessa cosa: usare software a pagamento (magari shareware) che garantisca un maggiore rispetto dei propri clienti (proprio in quanto clienti, e non vacche da latte).<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 sempre la solita vecchia storia: chi ha i soldi pu\u00f2 permettersi il lusso di non vendersi niente. Non il culo, non la giornata lavorativa ne\u2019 i dati personali, la privacy o lo spazio di stoffa sul proprio petto. I poveracci invece si arrangiano. La differenza \u00e8 che questo una volta accadeva consapevolmente, mentre ora ci si sente liberi e belli (nella nostra t-shirt Puma) mentre degli estranei privi di scrupoli scoprono (e annotano) cose su di noi che non racconteremmo nemmeno a nostra mamma.<\/p>\n<p>* Non esistono pranzi gratis. Robert Heinlein<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lavoro, guadagno, pago e pretendo: questa \u00e8 la tipica frase attribuita, con una certa accuratezza, al brianzolo benestante (e infatti andrebbe pronunciata con il tipico accento del commerciante lombardo). 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