{"id":207,"date":"2002-05-26T16:13:36","date_gmt":"2002-05-26T15:13:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/avvisi\/2002\/05\/26\/vita-morte-e-miracoli\/"},"modified":"2002-05-26T16:13:36","modified_gmt":"2002-05-26T15:13:36","slug":"vita-morte-e-miracoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/vita-morte-e-miracoli\/","title":{"rendered":"Vita, morte e miracoli"},"content":{"rendered":"<p>Grazie di cuore: al direttore, al giornale e a tutti quelli che mi hanno scritto &#8211; per essermi vicini e\/o parlarmi del loro rapporto con la morte.<\/p>\n<p>Mia madre \u00e8 morta il 13 marzo, dopo una rapidissima malattia. Purtroppo ho perso la persona pi\u00f9 cara che avevo, ma ho anche imparato alcune cose che mi sembrano importanti e che vorrei provare a raccontare.<\/p>\n<p>Qui in occidente la morte si vive come un fatto medico, una questione sanitaria che va gestita in ospedale e che noi gente qualsiasi possiamo solo osservare, muti ed impotenti, da dietro un vetro. E siccome una grande percentuale delle persone muore di malattie incurabili, le modalit\u00e0 sono spesso simili: il medico annuncia che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nulla da fare; i parenti si disperano, sentono che dovrebbero fare qualcosa per il loro caro ma non sanno cosa, si sentono inutili ed impotenti di fronte alla malattia e certamente meno adeguati delle strutture sanitarie, dove invece possono curarlo (perfino se \u00e8 incurabile). L&#8217;ospedale dal canto suo ha delle regole: prolungare la vita con ogni mezzo necessario, a prescindere dai segnali che il paziente invia. Smette di mangiare? Alimentazione forzata. Ha la febbre? Antipiretici. Va in coma? Terapia anticoma. E cos\u00ec via. Il risultato (soprattutto nel caso di anziani) \u00e8 un prolungamento indefinito della vita del paziente, che pu\u00f2 andare avanti per mesi o anni in questo gioco micidiale: il corpo cerca di morire ma la medicina glielo impedisce.<\/p>\n<p>Ma che vita \u00e8? Alle strutture sanitarie questo non interessa: la vita va preservata comunque. Anche se la qualit\u00e0 dell&#8217;esistenza scompare e il paziente soffre e basta, pure se il paziente stesso chiede di morire. Perfino se il paziente ha 82 anni ed \u00e8 devastato da una malattia la cui prognosi \u00e8 di giorni o tuttalpi\u00f9 di settimane &#8211; com&#8217;era il caso di mia madre.<\/p>\n<p>Ma grazie a lei (che \u00e8 stata ancora una volta eccezionale), al medico che la curava (a cui dovr\u00f2 dire grazie finch\u00e9 campo) e all&#8217;esempio di amici che hanno fatto questo percorso prima di me, le cose sono andate in maniera assai diversa e io ho imparato una lezione che non mi scorder\u00f2.<\/p>\n<p>Quando il medico annuncia che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nulla da fare significa solo che lui ha esaurito il suo compito. Qui entrano in gioco al 100% le persone care, che dovrebbero eliminare tutti gli intermediari facendosi carico della parte finale del percorso: un compito difficile, ma giusto e sensato che non si deve delegare a nessuno. Tantopi\u00f9 che chi muore &#8220;bene&#8221;, e cio\u00e8 chi termina la vita accettando la sua inevitabile fine (una cosa certamente molto pi\u00f9 facile ad 82 anni che a 22) si affida completamente a chi ama proprio come un neonato, un&#8217;esperienza umana struggente e profonda.<\/p>\n<p>Chi sta morendo non \u00e8 evidentemente pi\u00f9 un malato; quindi l&#8217;ospedale \u00e8 un luogo inadatto come un villaggio Valtur, una discoteca o un sottomarino. I nostri vecchi, che avevano una certa dimestichezza con la questione, morivano in casa circondati dalle loro cose e dall&#8217;affetto dei loro cari: \u00e8 cos\u00ec che si fa. Quando ci pensavo in astratto, l&#8217;idea di gestire una cosa cos\u00ec immensa in prima persona mi terrorizzava e mi sentivo totalmente inadeguato. Mi sbagliavo: non solo il nostro corpo sa esattamente cosa fare, come farlo e anche bene, ma farsi interamente carico di una persona amata \u00e8 un&#8217;esperienza che come poche altre d\u00e0 un senso alla vita.<\/p>\n<p>La vita, che termina sempre con la morte. Ecco un&#8217;altra cosa vera: la morte ci riguarda tutti perch\u00e9 tocca tutti, e toccher\u00e0 a tutti. Assaggiare la morte significa conoscere un pezzo fondamentale della vita, e prepararsi a morire con grazia \u00e8 certamente un compito utile e sano.<\/p>\n<p>E&#8217; difficile pensare di fare pace con la morte; forse \u00e8 impossibile. Ma ora come ora mi pare completamente idiota comportarsi come se fosse una cosa che riguarda gli altri, come un giro di roulette malvagia e brutale, che forse mi becca ma che invece magari se c&#8217;ho culo me la scampo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grazie di cuore: al direttore, al giornale e a tutti quelli che mi hanno scritto &#8211; per essermi vicini e\/o parlarmi del loro rapporto con la morte. Mia madre \u00e8 morta il 13 marzo, dopo una rapidissima malattia. 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