{"id":1962,"date":"2025-07-20T16:23:42","date_gmt":"2025-07-20T14:23:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1962"},"modified":"2026-02-20T16:26:17","modified_gmt":"2026-02-20T14:26:17","slug":"la-via-dritta-e-stretta-del-punk","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/la-via-dritta-e-stretta-del-punk\/","title":{"rendered":"La via dritta e stretta del Punk"},"content":{"rendered":"<p>Come molti miei coetanei alla fine degli anni &#8217;70 anch&#8217;io sono stato travolto dal Punk. Devo per\u00f2 confessare che pi\u00f9 della musica ne ho abbracciato il messaggio, l&#8217;atteggiamento nei confronti del mondo e, in molti casi, l&#8217;aspetto etico del suo operare. A maggior ragione negli anni &#8217;80 e &#8217;90, l&#8217;epoca d&#8217;oro (nel senso degli incassi) della discografia mondiale. Cos\u00ec mentre l&#8217;industria smazzava giovani bellocci e parruccati adatti ai videoclip ma spesso non alla musica, il Punk continuava a ispirare comportamenti e punti di vista divergenti. Ne trovo una bella testimonianza nel dialogo tra Steve Albini e Anthony Bourdain (ambedue quasi miei coetanei), registrato nel 2016 per il suo programma Tv <em>Parts Unknown<\/em> e che trovate su YouTube:<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;AB: Hai opinioni straordinariamente insolite per l&#8217;industria musicale e insolitamente indulgenti sulla condivisione della musica. La tua struttura dei prezzi come produttore \u00e8 in qualche modo contraria al normale modello di business. E non vivi a Los Angeles o a New York. Cosa sei, una specie di comunista?<\/p>\n<p>SA: Ho un sano sospetto nei confronti del capitalismo come metodo. Penso che il capitalismo lasciato incontrollato sia una sorta di sociopatia culturale. Un\u2019azienda, per avere successo in termini capitalisti, deve fare il miglior lavoro possibile sfruttando tutti coloro con cui interagisce. L&#8217;obiettivo finale del capitalismo \u00e8 che tutto sia sempre pi\u00f9 schifoso e le persone siano sempre pi\u00f9 sfruttate. Invece il modello sociale con cui mi sento a mio agio si adatta alle mie pratiche aziendali, ovvero che siamo tutti nella stessa barca. Stiamo tutti cercando di fare la stessa cosa. Vogliamo solo assicurarci che le cose migliorino per tutti. Nella scena Punk rock, e tra le persone che sono influenzate dalla scena Punk, questa \u00e8 un&#8217;idea molto comune: non stai cercando di estrarre il massimo, stai cercando di assicurarti che tutto vada avanti.<\/p><\/blockquote>\n<p>Parole sante, e un ottimo promemoria per chi pensa che il Punk sia un genere musicale e uno stile di vestiario. Ma chiunque l&#8217;abbia frequentato sul serio sa perfettamente di cosa sto parlando: nel Punk c&#8217;\u00e8 spesso stata un&#8217;etica, uno sguardo anche politico sulla societ\u00e0 e sull&#8217;industria musicale. Oltre al volume alto, il Punk (e i suoi molti discendenti) \u00e8 anche quasi sempre stato un modo diverso di operare: filiere produttive e economiche pi\u00f9 eque (come quella di Albini), politiche alternative sui prezzi di dischi e merchandising, relazioni non mediate coi fan. Non \u00e8 un caso che il concetto di Indie nasca anche dal Punk: indipendenti da cosa? Proprio da quel metodo capitalista di cui parla Albini, il cui atteggiamento etico vale doppio perch\u00e9 praticato in una realt\u00e0, quella americana, dove essere definiti comunisti fa ancora molto scalpore. Qui in Europa invece abbiamo maggiore dimestichezza col comunismo e i suoi molti derivati, sotto la cui ombra sono nate alcune delle realt\u00e0 pi\u00f9 stimolanti e innovative della scena musicale italiana. Gi\u00e0 dagli anni 60\/70 l&#8217;incrocio tra musica e movimenti giovanili produce scintille brillanti come gli Area, gli Stormy Six, Giovanna Marini (come Albini pure recentemente scomparsa e altrettanto insostituibile) o Napoli Centrale, tra i molti esempi. Dopo un inizio avventuroso, l&#8217;intera vicenda del Punk italiano degli anni &#8217;80 ruota intorno a alcuni concetti come il DIY e l&#8217;auto distribuzione, ma soprattutto intorno a certi luoghi: i Centri Sociali. Che oltre a essere spesso gli unici posti dove era possibile suonare, condividevano col Punk questa idea di indipendenza e &#8220;un sano sospetto nei confronti del capitalismo come metodo&#8221;. Non solo: l&#8217;Hip hop italiano nasce negli stessi spazi qualche anno dopo, con una curiosa sovrapposizione di mondi e persone: per esempio Neffa, che prima di fare il rapper era il batterista dei Negazione.<\/p>\n<p>Ovviamente sarebbe sbagliato e fuorviante definire questi generi e artisti comunisti, o anche solo di sinistra. Un altro aspetto meraviglioso del Punk e i suoi figlioli \u00e8 proprio essere politici senza fare politica, assicurarsi &#8220;che le cose migliorino per tutti&#8221; senza etichette ideologiche, comunicare la propria differenza attraverso pratiche e atteggiamenti, non discorsi o proclami. Spendere la propria coolness e visibilit\u00e0 per diffondere un nuovo codice etico invece di un soft drink. Gli esempi sono infiniti, siamo su Rumore, non devo fare nomi. Nell&#8217;orgia di buone cause che pervade la cultura Pop contemporanea (dall&#8217;Autismo al Fluidismo, dal Body Shaming ai maltrattamenti sugli animali, oggi se un artista non ne indossa almeno una \u00e8 fuori), l&#8217;esempio del Punk e di giganti come Albini risplende pi\u00f9 che mai. Una scena che ha suggerito un&#8217;idea etica attraverso la pratica, non facendo proclami generici e ovvi attraverso canali corporate con addosso vestiti sponsorizzati. Artisti che hanno percorso una via dritta e stretta mostrandola al mondo, di sicuro rimettendoci dei soldi ma guadagnando miliardi in credibilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come molti miei coetanei alla fine degli anni &#8217;70 anch&#8217;io sono stato travolto dal Punk. Devo per\u00f2 confessare che pi\u00f9 della musica ne ho abbracciato il messaggio, l&#8217;atteggiamento nei confronti del mondo e, in molti casi, l&#8217;aspetto etico del suo operare. A maggior ragione negli anni &#8217;80 e &#8217;90, l&#8217;epoca [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-1962","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-banda-larga"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7LwWR-vE","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1962","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1962"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1962\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1963,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1962\/revisions\/1963"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1962"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1962"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1962"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}