{"id":1908,"date":"2024-04-30T16:15:52","date_gmt":"2024-04-30T14:15:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1908"},"modified":"2025-01-30T16:17:44","modified_gmt":"2025-01-30T14:17:44","slug":"viva-il-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/viva-il-bene\/","title":{"rendered":"Viva il bene"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;erano una volta i cantanti Pop, ragazzi e ragazze spigliati che cantavano canzoni quasi mai scritte da loro, destinate ad altri giovani. I requisiti erano bella presenza, disinvoltura e intonazione, al resto ci pensava la casa discografica. Non avevano opinioni, e semmai se le tenevano. Di qualcuno si mormorava che ne avesse ma non c&#8217;erano certezze. Qualche indizio era dato dal comportamento difforme o perfino scabroso ma niente di pi\u00f9. Gli anni &#8217;60 sono l&#8217;epoca dell&#8217;impegno e certi artisti iniziano a &#8220;schierarsi&#8221;. Ci metto le virgolette perch\u00e9 tranne in rari casi nessuno si schierava davvero: si manifestavano delle idee nelle canzoni, il pacifismo, l&#8217;amore cosmico, la fratellanza. Ma non era obbligatorio, anzi qualcuno ebbe anche dei problemi come il povero Morandi, interprete di &#8220;C&#8217;era un ragazzo che come me&#8230;&#8221;, oggetto di polemiche da parte di un segmento del suo pubblico. La musica Pop veniva vista come svago, lievit\u00e0, intrattenimento, mentre i giovani ci cercavano sempre di pi\u00f9 delle indicazioni etiche e ideali. Cos\u00ec gli eroi Rock degli anni &#8217;60 e &#8217;70 diventano progressivamente anche maestri, parlano di droghe, di stili di vita alternativi e a volte perfino di politica.<\/p>\n<p>Dopo le rivoluzioni parallele di Punk e Disco, che alla fine degli anni &#8217;70 ridefiniscono alcuni parametri del Pop moderno, arrivano gli anni &#8217;80, MTV (che impone standard morali ferrei, come fa oggi YouTube) e molto cambia. Tra le novit\u00e0 c&#8217;\u00e8 proprio l&#8217;aspetto sociale e forse anche politico della musica Pop. L&#8217;evento <em>Live Aid<\/em>, 1985, non \u00e8 solo un grande fundraiser per una causa sacrosanta ma introduce un elemento nuovo nella musica pop (in realt\u00e0 di matrice Punk): l&#8217;impegno sociale. Da questo punto di vista c&#8217;\u00e8 un prima e un dopo, e se prima era possibile essere semplici cantanti Pop, dopo Live Aid la profondit\u00e0 diventa necessaria. Qui da noi l&#8217;impegno era appannaggio della scena alternativa, di una nicchia di cantautori (magari popolari ma non nazional-popolari) e della strabiliante scena Hardcore, tutt&#8217;oggi vanto dell&#8217;Italia nel mondo. La vera svolta avviene con l&#8217;Hip Hop (che non solo ha tra i suoi ingredienti il commento sociale ma svecchia la lingua italiana, rendendola utilizzabile nella musica Pop moderna senza dover troncare le parole). Molta della musica degli anni &#8217;90, oggi oggetto di culto, contiene elementi di critica sociale se non di denuncia esplicita. L&#8217;album fondativo dell&#8217;Hip Hop italiano moderno, SXM, \u00e8 ricco di opinioni oltre che di beat. \u00c8 difficile sopravvalutare l&#8217;influenza dell&#8217;Hip Hop sulla musica Pop degli ultimi trent&#8217;anni, nel bene e nel male. Ritmi, metriche, vestiario e scenari vengono in gran parte da l\u00ec. Insieme a questi elementi arriva la profondit\u00e0, che a questo punto \u00e8 diventata anche un espediente poetico, un punto di vista utile per produrre concetti: la periferia, il riscatto sociale, i guagliun&#8217; in miez&#8217; &#8216;a via ma anche il degrado, il razzismo e l&#8217;inquinamento.<\/p>\n<p>Parallelamente allo sviluppo della nuova scena italiana succedono due cose importanti. Innanzitutto arrivano i Social media e la comunicazione diretta tra artista e pubblico. Nel frattempo la discografia ufficiale implode e si diventa famosi su YouTube senza passare in tv o alla radio, si fanno milioni di stream con contenuti diretti e non filtrati. Questi due ingredienti generano un fenomeno interessante: la scena Pop ufficiale, quella dei grandi network, si accorge che questa nuova generazione di artisti \u00e8 molto interessante: vende (mentre Zarrillo annaspa), piace ai giovani (target assai ambito dai pubblicitari) e contiene della profondit\u00e0, che nel frattempo \u00e8 diventata irrinunciabile. Quindi lentamente ma inesorabilmente scatta la manovra di avvicinamento: i rapper, gli influencer, le dive di periferia, i guaglioni di cui sopra e compagnia cantante. I quali non si sottraggono affatto all&#8217;abbraccio dei media, anzi. Si danno una ripulita, eliminano ogni riferimento alle pasticche e corrono a Sanremo dove, per profondit\u00e0, si portano dietro una causa, una minoranza, una qualche condizione da sbandierare, da rivendicare. E se non ce l&#8217;hanno improvvisano: &#8220;Viva le differenze. Viva la libert\u00e0 di pensiero sempre e comunque&#8221;. Grazie Mahmood.<\/p>\n<p>Dice: ma tu sei contro le differenze? Non solo la risposta \u00e8 ovviamente no, ma vi sfido a trovare qualche fan di Mahmood che lo sia. Idem per la guerra, la tolleranza e la libert\u00e0 di pensiero. Certo che dobbiamo combattere la transfobia ma ripeterlo ogni sera in Tv secondo me serve solo a ammaliare quelli gi\u00e0 convinti. Anzi, se ti chiami Gaetano e lo dici vestito in gu\u00eapi\u00e8re secondo me forse \u00e8 perfino controproducente. Certo non mi aspetto opinioni radicali o controverse, mi accontenterei di qualcosa tipo &#8220;Basta coi SUV in centro&#8221; o &#8220;La parola Troia fa schifo e chi la usa \u00e8 una merdaccia&#8221;. Messaggi pi\u00f9 sensati e sicuramente meno noiosi che ripetere con parole proprie quello che ha detto ieri il Papa, ma inadatti agli standard Pop del 202X.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;erano una volta i cantanti Pop, ragazzi e ragazze spigliati che cantavano canzoni quasi mai scritte da loro, destinate ad altri giovani. I requisiti erano bella presenza, disinvoltura e intonazione, al resto ci pensava la casa discografica. Non avevano opinioni, e semmai se le tenevano. 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