{"id":1906,"date":"2024-03-24T16:48:21","date_gmt":"2024-03-24T14:48:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1906"},"modified":"2025-01-25T16:50:39","modified_gmt":"2025-01-25T14:50:39","slug":"riscaldamento-culturale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/riscaldamento-culturale\/","title":{"rendered":"Riscaldamento Culturale"},"content":{"rendered":"<p>Chiunque voglia capire i Mass media non pu\u00f2 che iniziare da Marshall McLuhan, le cui riflessioni oggi in parte superate costituiscono ancora la base del nostro pensare sul tema, perfino in uno scenario nel quale una tecnologia, la rete, oggi sembra contenerli tutti. Eppure alcune delle sue intuizioni sono tuttora utilissime. Tra le tante ce n&#8217;\u00e8 una che mi fa riflettere da tempo: la distinzione tra medium caldi e freddi. Dice Oxford Reference: &#8220;Una distinzione fatta da McLuhan tra media come stampa, fotografie, radio e film (media caldi) e media come discorsi, cartoni animati, telefono e televisione (media freddi). I media caldi sono \u201cad alta definizione\u201d perch\u00e9 sono ricchi di dati sensoriali. I media freddi sono \u201ca bassa definizione\u201d perch\u00e9 forniscono meno dati sensoriali e di conseguenza richiedono maggiore partecipazione o \u201ccompletamento\u201d da parte del pubblico&#8221;. Oggi \u00e8 difficile definire la Tv HD un medium freddo ma questa distinzione mi pare ancora sensata.<\/p>\n<p>Se la applichiamo alla musica \u00e8 subito chiaro che c&#8217;\u00e8 stato un passaggio fondamentale, anzi due: la Stereofonia e l&#8217;Alta Fedelt\u00e0. All&#8217;inizio della riproduzione sonora lo stupore e l&#8217;impatto sociale sono i fattori fondamentali del suo successo, non la qualit\u00e0. La musica registrata era sicuramente un medium freddo, la differenza con l&#8217;esperienza della musica dal vivo era immensa e l&#8217;ascoltatore doveva integrare quello che sentiva uscire dal Grammofono. Poi negli anni &#8217;50 la tecnologia fa un salto, registratori, microfoni e mixer migliorano e arriva la Stereofonia: non pi\u00f9 il suono proveniente da una singola sorgente ma &#8220;l&#8217;illusione di trovarsi al centro dell&#8217;orchestra&#8221;. Mentre prima bisognava tendere l&#8217;orecchio e integrare, l&#8217;Hi-Fi ci permette di rilassarci inondandoci di dati sensoriali assai caldi: oggi il &#8220;suono&#8221; di un disco \u00e8 una componente essenziale del nostro piacere.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un altro aspetto che lega questa intuizione alla cultura Pop. L&#8217;esempio perfetto sono i Beatles a cui, essendo stati i primi, \u00e8 toccato l&#8217;arduo compito di inventare molto altro oltre alle canzoni. Quando la band esplode il pubblico ne sa poco. Ci sono le foto: in posa, quasi sempre in uniforme, sorridenti, simpatici, scherzosi. Anche le interviste sono affari molto formali con domande stereotipate e risposte prevedibili. In questa carenza di informazioni si innestano le riviste teen ma soprattutto le fan che iniziano a costruire, immaginare, completare: Paul \u00e8 il bello gentile, simpatico ma sessualmente attraente. Anche George \u00e8 bello ma tenero e timido. E mentre John (diversamente bello) \u00e8 il pazzo di genio, in Ringo alberga la follia del giullare. Era vero? Forse non del tutto, ma questa integrazione, questa attivit\u00e0 creativa di completamento rendeva il gioco assai interattivo. Quando nel luglio del &#8217;66, cio\u00e8 nel pieno dell&#8217;onda giovanile alla quale all&#8217;inizio aveva dato voce, Bob Dylan scompare (il pretesto fu un incidente in moto) per ricomparire otto anni dopo (e nel frattempo pubblicare dischi assai diversi dai precedenti) i fan e i giornalisti si scatenano, qualcuno va perfino a rovistare nella sua spazzatura per cercare indizi, brandelli, frammenti di informazione. Due esempi di artisti popolarissimi in un&#8217;epoca di comunicazione ancora Low Fi, che richiedeva &#8220;maggiore partecipazione o \u201ccompletamento\u201d da parte del pubblico&#8221;. Poi pian piano le informazioni iniziano a arrivare, negli anni &#8217;60 nasce la stampa musicale specializzata: non pi\u00f9 giornaletti per teenager ma giornalismo vero che indaga, studia e racconta. Quindi gi\u00e0 nei &#8217;70 la situazione \u00e8 molto mutata: posso ascoltare Dylan come se fossimo nella stessa stanza e leggerne lunghe interviste nelle quali articola, spiega e si spiega: la situazione si scalda e l&#8217;integrazione diminuisce. L&#8217;arrivo del videoclip ovviamente aumenta ancora la temperatura: posso vedere l&#8217;artista da vicino dentro un&#8217;articolazione visuale della sua poetica, in un contesto che amplifica il suo immaginario. Per molti artisti Pop dagli anni &#8217;80 il video diventa una componente essenziale della creativit\u00e0 e della comunicazione.<\/p>\n<p>Una relazione per\u00f2 ancora mediata e indiretta fino all&#8217;arrivo di Internet, dove entrano in gioco alcuni fattori: la moltiplicazione dei media, la rete dei fan (ne parlavo qualche tempo fa) ma soprattutto la comunicazione diretta e quotidiana tra artisti e pubblico attraverso i social media. Oggi un\/una fan di Billie se crede sa tutto di lei, dalla marca di dentifricio alle preferenze di arredamento, quelle alimentari e sessuali. Certo, viviamo nel tempo dell&#8217;overload di informazioni e la cultura Pop non fa eccezione, anzi. Mentre per\u00f2 mi pare evidente che il progredire delle tecnologie abbia giovato alla musica, che se si sente meglio si apprezza di pi\u00f9, mi chiedo se l&#8217;assoluta completezza di informazioni non abbia sottratto qualcosa all&#8217;esperienza misteriosa, e talvolta intensamente creativa, di essere fan.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiunque voglia capire i Mass media non pu\u00f2 che iniziare da Marshall McLuhan, le cui riflessioni oggi in parte superate costituiscono ancora la base del nostro pensare sul tema, perfino in uno scenario nel quale una tecnologia, la rete, oggi sembra contenerli tutti. 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