{"id":1900,"date":"2024-01-16T14:54:05","date_gmt":"2024-01-16T12:54:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1900"},"modified":"2024-10-16T14:57:30","modified_gmt":"2024-10-16T12:57:30","slug":"prima-di-internet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/prima-di-internet\/","title":{"rendered":"Prima di Internet"},"content":{"rendered":"<p>Dentro quel complicato congegno che chiamiamo Musica Pop, in un senso molto ampio, la musica \u00e8 un aspetto essenziale ma non l&#8217;unico, e seguire un artista (con o senza l&#8217;apostrofo) ha quasi sempre voluto dire entrare nel suo mondo composto di musica, vestiario, stile di vita e molto spesso anche di comunicazione verbale declinata in molti modi oltre ai testi delle canzoni. Gi\u00e0 da ben prima di Internet i fan si scambiavano foto, interviste, registrazioni di concerti, non solo per il piacere di essere informati ma anche per comporre un&#8217;idea pi\u00f9 precisa dell&#8217;artista amato. Lo stesso scopo spesso lo avevano le copertine, oggetti comunicativi compositi (oggi diremmo multimediali) con grafiche e foto ma anche testo e talvolta frasi che diventavano comandamenti: la scritta &#8220;To be played at maximum volume&#8221; sulla copertina di Ziggy Stardust per me ha significato molto. Ovviamente con la rete la comunicazione si \u00e8 moltiplicata e se oggi mi piace un artista posso farmene un&#8217;idea precisissima seguendolo sui social, ascoltando le interviste su YouTube o guardando il documentario. Ovviamente siamo nell&#8217;epoca della &#8220;realt\u00e0 aumentata&#8221; quindi immaginare di conoscere meglio Lady Gaga seguendola su Instagram mi sembra una pia illusione. Inoltre qualcuno ne esce maluccio: \u00e8 il caso di Rick Rubin ormai diventato una specie di Osho della produzione musicale, lo trovi ovunque che dispensa perle di saggezza tipo &#8220;Credi in te stesso&#8221;. Esistono per\u00f2 molte eccezioni, e nel 202X per un&#8217;artista (specie se giovane) questi canali costituiscono uno strumento essenziale per la declinazione della propria poetica.<\/p>\n<p>Guardando il passato \u00e8 evidente: le vere star di Internet prima di Internet, o se preferite gli <em>Influencer<\/em> (una parola orrenda che metto in corsivo e prometto di usare con parsimonia), erano proprio gli artisti pop che utilizzando una molteplicit\u00e0 di media (musica, grafica, stile, fotografia, testo, cinema, interviste, documentari ecc.) diffondevano i propri contenuti su piani diversi, incluso quello verbale (esempio perfetto John Lennon). Esistono raccolte di interviste a Bob Dylan, qualcuna anche bella, e per chi lo segue sono un&#8217;integrazione molto utile per capire lo zio Bob, cos\u00ec come i suoi (meravigliosi) libri. Oggi questo lavoro di compilazione avviene online, e i siti dei fan talvolta sono miniere: chiunque si sia chiesto come mai Elio e le Storie Tese siano stati la band di culto che erano ha trovato tutte le risposte su Internet, amorevolmente compilate dai loro fan (con quel tipico nerdismo ossessivo e completista).<\/p>\n<p>In realt\u00e0 per\u00f2 la connessione \u00e9 pi\u00f9 profonda. Se si guarda alla storia della Musica Pop ci si rende conto che, insieme all&#8217;amore variamente inteso e a sentimenti come la solitudine, \u00e8 piena di idee, di opinioni, di concetti fulminanti, di parole chiave che non solo integrano la comunicazione musicale ma possono essere commento sociale, considerazione filosofica e perfino perla di saggezza. Gli esempi sono milioni e ognuno di voi ha i suoi preferiti, quelli che hanno alimentato la vostra immaginazione. Pur non essendo mai stato un fan degli Smiths devo dire che la frase <em>Meat is Murder<\/em> non \u00e8 solo potentissima, esteticamente ineccepibile e molto efficace ma \u00e8 anche un Tweet ben prima di Twitter. Come <em>Say it Loud, I&#8217;m Black and I&#8221;m Proud<\/em>, <em>All you need is love<\/em> o <em>You gotta fight for your right to party<\/em>. Oltre ai titoli anche i testi talvolta contengono sublimi unit\u00e0 di pensiero: la canzone <em>Smoking Reefers<\/em> del 1932 contiene la frase &#8220;Marijuana, it\u2019s the thing white folks are afraid of&#8221; &#8211; la cosa che fa paura ai bianchi. La musica afroamericana \u00e8 piena di immagini fulminanti, da Bob Marley a Marvin Gaye fino a Kendrick: l&#8217;Hip hop spesso si basa proprio sulla capacit\u00e0 di produrre dei Meme (nel senso originario). Da sempre i neri hanno utilizzato la musica come strumento di comunicazione multilivello, talvolta in codice. I dischi di George Clinton sono oggetti culturali incredibilmente complessi mascherati da assurdit\u00e0, a partire dalle copertine dove si declinano insieme la militanza Black e l&#8217;Afrofuturismo, la mitologia del Funk e il Surrealismo. Sul retro di <em>Uncle Jam Wants You<\/em> (Funkadelic &#8217;79) ci sono, piccolissimi, i nomi di tutti gli iscritti al fan club: Internet prima di Internet. Nei primi anni &#8217;90 Chuck D dichiar\u00f2 &#8220;Il Rap \u00e8 la CNN del ghetto&#8221;; qualche anno dopo forse avrebbe detto Social media. Ma questa frase si applica a tutta la Musica Pop, in un senso molto ampio, che fin dall&#8217;inizio \u00e8 un anche un medium sociale dove vengono elaborate molte delle modalit\u00e0 di comunicazione contemporanea, dai Tweet agli <em>Influencer<\/em>, dalla multimedialit\u00e0 alla creazione di comunit\u00e0 basate su un interesse comune. Con una triste differenza: oggi i Social media censurerebbero il verso degli Who &#8220;I hope I die before I get old&#8221;, una frase che, perlopi\u00f9 nel bene ma qualche volta anche nel male, ha informato l&#8217;atteggiamento di alcune generazioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dentro quel complicato congegno che chiamiamo Musica Pop, in un senso molto ampio, la musica \u00e8 un aspetto essenziale ma non l&#8217;unico, e seguire un artista (con o senza l&#8217;apostrofo) ha quasi sempre voluto dire entrare nel suo mondo composto di musica, vestiario, stile di vita e molto spesso anche [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-1900","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-banda-larga"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7LwWR-uE","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1900","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1900"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1900\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1901,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1900\/revisions\/1901"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1900"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1900"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1900"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}