{"id":190,"date":"2008-09-21T18:54:01","date_gmt":"2008-09-21T16:54:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/altsex\/?p=87"},"modified":"2023-11-26T17:05:33","modified_gmt":"2023-11-26T15:05:33","slug":"sexy-sexy-jeans","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/sexy-sexy-jeans\/","title":{"rendered":"Sexy, sexy jeans"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"http:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/as908.jpg\" alt=\"\" width=\"450\" height=\"600\" \/>Specialmente nell&#8217;ultima decade, c&#8217;\u00e8 stato un avvicinamento sempre pi\u00f9 esplicito della moda all&#8217;universo visivo fetish. Da D&amp;G a Versace, passando per Vivienne Westwood, Gaultier, Cavalli, tutti si sono in qualche modo esercitati sul confine tra fashion e feticismo. Le forme, i materiali, gli ammiccamenti pi\u00f9 o meno espliciti ai vari fetish, leather e rubber su tutti ma non solo: le vetrine degli stilisti in certi casi si sono pericolosamente avvicinate a quelle dei sex shop. Con risultati a volte eclatanti, come le furibonde scarpe di Westwood o Galliano, o le poppe puntute di Gaultier, ma senza mai essere davvero fetish: il confine \u00e8 sempre rimasto ben netto.<\/p>\n<p>Esiste un solo caso, nella storia del costume, di capo d&#8217;abbigliamento firmato che abbia compiuto davvero il cross-over e, tra l&#8217;altro senza volerlo, sia diventato parte del dress code di una comunit\u00e0 sessuale. Lo trovi addosso a tutti, dal bancario al banchiere, ma \u00e8 anche molto amato dal rock&#8217;n&#8217;roll (Springsteen non si farebbe mai sorprendere senza) e naturalmente dal cinema, luogo della sua prima consacrazione a icona. Sto naturalmente parlando dei jeans Levi&#8217;s 501, blu ma specialmente neri, con o senza risvolto.<\/p>\n<p>La storia \u00e8 nota: il tedesco Levi emigra negli USA dove produce pantaloni, e nel 1873 li dota di rivetti di rame nelle zone di maggiore stress, e poi di bottoni metallici: nascono i 501, che all&#8217;inizio sono pantaloni da da cow boy, robusti e comodi. Ma l&#8217;origine del mito Pop sta in un film del &#8217;54, <em>Il Selvaggio<\/em>, nel quale Marlon Brando indossa una t-shirt, stivale con fibbia, 501 e chiodo: sono forse gli unici indumenti dell&#8217;epoca reperibili ancora oggi, perfettamente identici anche nei dettagli, quasi ovunque. Vestiti che poi sono stati bandiere della liberazione negli anni &#8217;60 e &#8217;70. Verrebbe da dire delle liberazioni: anche il punk, vent&#8217;anni dopo, ha remixato gli stessi ingredienti. Dentro i 501 si \u00e8 davvero cambiato il mondo, da Bob Dylan a Joe Strummer, fino a Steve Jobs. Ovviamente poi sono arrivate molte altre marche, ma nessuna ha scatenato passioni morbose come i 501 &#8211; neppure altri modelli dello stesso brand.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"http:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/as908-2.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"267\" \/>Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9. Negli anni &#8217;80, con la definitiva emersione delle comunit\u00e0 Gay, \u00e8 anche affiorata la cultura Queer, che una volta ne era la faccia oscura. Per Queer, tradizionalmente si intende tutto cio che \u00e8 gay ma non canonico, quindi leather, BDSM, uniform, ecc. Esiste una rete di locali Queer (perfino in Italia, ma ovviamente molto di pi\u00f9 in Nord Europa o negli States) dove spesso, per entrare, \u00e8 richiesto di aderire a un dress code. Questo accade in qualsiasi festa fetish anche etero, e costituisce una discriminante decisiva: in giacca e cravatta, o in t-shirt, non si entra (salvo che siano di gomma). Le liste dei vestiti ammessi (o rigorosamente da non mettersi) a volte sono lunghissime, e contengono materiali (gomma, latex, cuoio, ecc.) o stili (uniform, full black, biker, ecc.) ma mai, che io sappia, una marca &#8211; ad eccezione dei Levi&#8217;s 501, spesso ammessi e a volte oggetto di party a tema.<\/p>\n<p>Tant&#8217;\u00e8 che Levi&#8217;s \u00e8 diventato il nome di un fetish, e ci sono club (spesso molto Queer) che fanno esplicito riferimento proprio alla marca, come il sito <a href=\"http:\/\/www.leatherlevi.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Leatherlevi.com<\/a> (che organizza il Leather Levi weekend proprio a San Francisco) o il bar <a href=\"http:\/\/www.501eagle.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">501 Eagle<\/a> di Indianapolis, &#8220;the first and only Gay\/Leather\/Levi and Masochist Bar in the Indianapolis area&#8221;. MI sono spesso chiesto cosa pensino alla Levi&#8217;s di questa storia; posso capire da un lato un certo imbarazzo nel vedere il nome dell&#8217;azienda associato a certe situazioni. Ma \u00e8 il prezzo che si paga per uno status che davvero non ha prezzo nel XXI secolo. Tra tutti gli stilisti, alcuni dei quali darebbero un braccio per avere la stessa visibilit\u00e0, \u00e8 buffo pensare che la palma sia andata proprio al signor Levi, ma al fetish, come al cuor, proprio non si comanda.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Specialmente nell&#8217;ultima decade, c&#8217;\u00e8 stato un avvicinamento sempre pi\u00f9 esplicito della moda all&#8217;universo visivo fetish. Da D&amp;G a Versace, passando per Vivienne Westwood, Gaultier, Cavalli, tutti si sono in qualche modo esercitati sul confine tra fashion e feticismo. 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