{"id":1897,"date":"2023-12-02T16:04:13","date_gmt":"2023-12-02T14:04:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1897"},"modified":"2024-10-02T16:05:15","modified_gmt":"2024-10-02T14:05:15","slug":"sognando-internet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/sognando-internet\/","title":{"rendered":"Sognando Internet"},"content":{"rendered":"<p>Quando a met\u00e0 degli anni &#8217;90 la rete Internet inizia a diffondersi tra i comuni mortali, era sostanzialmente basata su un&#8217;utopia: una sorta di allucinazione collettiva della quale bisognava esplorare tutte le opzioni possibili o potenziali. All&#8217;inizio non c&#8217;era niente o quasi: non le aziende, che non ne vedevano l&#8217;utilit\u00e0, non i social, non la stampa (che ancora oggi non ci ha fatto pace, vedi la recente cookie policy dei giornali italiani, probabilmente illecita), niente YouTube, Google o Wikipedia. Nemmeno i produttori di software avevano siti sensati e per la distribuzione si affidavano ancora a CD rom, floppy disc e negozi fisici. Ma quindi che c&#8217;era?<\/p>\n<p>C&#8217;era un sacco di gente, molti nerd ma anche no, che alimentava questa allucinazione, e sfidando la lentezza micidiale delle connessioni produceva contenuti e contenitori visionari e futuristici. La connessione tra le reti digitali e la fantascienza all&#8217;epoca era potentissima, e ancora oggi ben visibile: il termine <em>Metaverso<\/em> per dire \u00e8 stato inventato da Neal Stephenson nel suo profetico romanzo <em>Snow Crash<\/em> del 1992. Questa connessione letteraria si rifletteva in molti dei comportamenti e tecnologie che questi utenti\/agenti hanno iniziato a sviluppare e utilizzare in quegli anni. Tutte cose che esistono ancora ma con modalit\u00e0 (e mentalit\u00e0) completamente diverse.<\/p>\n<p>Oggi le chat hanno molte forme, e dai Social media alla frustrante assistenza robotizzata sono diventate un metodo abituale di comunicazione. La nonna delle chat, IRC (dove nascono molti degli acronimi come LOL e IMHO), esiste dal 1988, ben prima della diffusione di massa della rete, e anticipa di un oltre un ventennio l&#8217;arrivo di WhatsApp. Tra i primi contenuti disponibili in rete c&#8217;erano i libri, perlopi\u00f9 vecchi titoli di pubblico dominio ma anche testi originali, le cui modalit\u00e0 di distribuzione e di lettura non erano tanto diverse da quelle odierne. Certo, oggi abbiamo Netflix, ma Real Audio streaming debutta nel 1995 e Real Video due anni dopo. I primissimi esempi di uso sistematico di streaming video li troviamo alla fine dei &#8217;90 sui siti porno, che in molti casi (essendo i primi a pagamento) si sono trovati a sperimentare nuove soluzioni. Il tutto ovviamente superando enormi difficolt\u00e0 tecniche che restringevano la platea agli utenti pi\u00f9 esperti e ostinati: leggere un libro su uno schermo a tubo catodico, come erano i monitor dell&#8217;epoca, era un&#8217;impresa assai ardua. Per non dire dei porno, un&#8217;esperienza scoraggiante: video sgranati, tempi di buffer infiniti, rotelle della morte, connessioni a carbonella. Quando nel 2000 arriva Napster (che consentiva di scaricare illegalmente musica da altri utenti) non solo manda in crisi l&#8217;industria discografica ma costituisce un modello per tutti i music store legali futuri, creati proprio per combattere la pirateria mantenendo per\u00f2 inalterata l&#8217;esperienza dell&#8217;utente. L&#8217;industria impieg\u00f2 ben sette anni per trovare un&#8217;alternativa legale, l&#8217;iTunes Music Store. YouTube, che nasce con lo slogan <em>Broadcast Yourself<\/em>, \u00e8 rapidamente diventato un immenso deposito di contenuti allora illegali (come quelli televisivi e musicali) ma oggi legalizzati dalla pubblicit\u00e0 (e da Shazam che trova e fa incassare).<\/p>\n<p>Questa allucinazione collettiva iniziale si basava su un&#8217;idea profondamente utopistica. Molte delle tecnologie e programmi per fare e fruire internet, dal browser al codice HTML (il linguaggio con cui si fanno i siti), erano gratuiti come tutti i contenuti della rete (salvo in rarissimi casi). Quindi quella che poi si \u00e8 chiamata &#8220;Gift Economy&#8221; era la regola: nessuno era pagato per fare un sito o un blog, per condividere la sua cartella musicale su Napster o caricare su YouTube una rara intervista a Lou Reed registrata dalla televisione, digitalizzata (con tempi biblici), editata e caricata online (lentamente, con una connessione che ancora si pagava a tempo). Il giocattolo inizia a incrinarsi quando si comincia a capire che questo modello da solo non stava in piedi e che una Internet &#8220;di pari&#8221; non era sostenibile. Quindi il numero di visitatori, che fino a quel momento serviva solo per vantarsi, diventa il principale parametro di valutazione dei &#8220;contenuti&#8221; (cio\u00e8 tutto, senza distinzioni): pi\u00f9 visitatori uguale pi\u00f9 buono. E le grandi aziende digitali iniziano a investire su contenitori che attirano persone come i Social media, o fanno come Google che nel 2006 si compra YouTube dopo neanche due anni dalla nascita e sviluppa un modello economico che retribuisce gli utenti (in una percentuale minuscola).<\/p>\n<p>Quindi l&#8217;internet delle origini gi\u00e0 esplora quasi tutte le possibilit\u00e0 disponibili nel 202X, sperimentando modalit\u00e0 che oggi sono la norma e costruendo un immaginario dapprima soltanto potenziale ma che oggi \u00e8 sempre pi\u00f9 reale e diffuso. Con un curioso e bellissimo corto circuito: la Fantascienza immagina il futuro e il pubblico, i lettori, grazie alla rete lo rendono reale dando un valore quasi profetico a quei libri &#8211; ma anche forse viceversa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando a met\u00e0 degli anni &#8217;90 la rete Internet inizia a diffondersi tra i comuni mortali, era sostanzialmente basata su un&#8217;utopia: una sorta di allucinazione collettiva della quale bisognava esplorare tutte le opzioni possibili o potenziali. All&#8217;inizio non c&#8217;era niente o quasi: non le aziende, che non ne vedevano l&#8217;utilit\u00e0, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-1897","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-banda-larga"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7LwWR-uB","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1897","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1897"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1897\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1898,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1897\/revisions\/1898"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1897"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1897"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1897"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}