{"id":1875,"date":"2023-04-03T16:00:01","date_gmt":"2023-04-03T14:00:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1875"},"modified":"2024-01-03T16:02:32","modified_gmt":"2024-01-03T14:02:32","slug":"cover","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/cover\/","title":{"rendered":"Cover"},"content":{"rendered":"<p>Ecco un genere trasversale e a volte controverso che esiste da quando esiste la musica ma nel corso degli anni ha assunto ruoli e funzioni diverse. Spregevoli o sublimi, geniali o furbesche, necessarie oppure totalmente inutili, la vicenda delle cover \u00e8 cos\u00ec tortuosa da meritarsi un riassunto. Prima della diffusione dei dischi la quasi totalit\u00e0 della musica era costituita da &#8220;cover&#8221;. Nella musica scritta il concetto di originale non esiste proprio: c&#8217;\u00e8 la partitura e le interpretazioni dei vari musicisti. E non \u00e8 detto che una musica sia migliore se a interpretarla \u00e8 l&#8217;autore: nella Classica c&#8217;\u00e8 una separazione dei ruoli molto rigida e un compositore pu\u00f2 scrivere parti meravigliose di oboe senza doverlo saper suonare. Nella Musica Popolare gli autori invece erano quasi sempre ignoti e le melodie transitavano da orecchio a orecchio, da voce a voce. Ovviamente questo passaggio rende fluide le composizioni: se ascolto una melodia e il giorno dopo la ricanto, non avendo a disposizione una registrazione posso solo fare appello alla mia memoria e cantarne una versione che inevitabilmente conterr\u00e0 anche la mia creativit\u00e0. In questa fase non esiste ancora l&#8217;originale bens\u00ec la versione &#8220;migliore&#8221;, che diventa l&#8217;originale fino a quando non ne compare una pi\u00f9 bella. L&#8217;arrivo dei dischi cambia tutto. Non solo posso ascoltare un interprete eccelso ma, riascoltandolo, posso cercare di imitarlo: il 100% dei musicisti Pop, famosi o meno, ha imparato cos\u00ec. Le session di Louis Armstrong con gli Hot Seven a Chicago nel 1927 sono uno dei grandi momenti della storia del Jazz: non solo producono &#8220;versioni originali&#8221; anche di brani non originali, secondo la modalit\u00e0 della Musica Popolare, ma istigano e fanno progredire diverse generazioni di jazzisti introducendo innovazioni che si usano ancora, e inaugurando un repertorio oggi obbligatorio per chi suona Jazz &#8211; dove le cover si chiamano <em>Standard<\/em> e sono l&#8217;educazione di base. Questo \u00e8 vero per tutta la Popular Music, dal Jazz al Funk, dal Punk all&#8217;Indie: la musica nasce sempre anche da altra musica, e il confine tra cover, tributo e brano originale spesso si confonde.<\/p>\n<p>Il fatto che la versione migliore (o la pi\u00f9 venduta) diventi l&#8217;originale ha un rovescio terribile. Esistono schiere di interpreti di hit popolarissime morti poveri: le loro canzoni erano state reinterpretate (a volte subito dopo) da artisti molto pi\u00f9 popolari, Elvis, Sinatra, i Beatles &#8211; la lista \u00e8 infinita. Quando invece si trattava di autori\/interpreti la cover famosa diventava una benedizione divina, e c&#8217;\u00e8 chi con una versione fortunata ha campato dignitosamente tutta la vita. In certi casi la cover era molto simile all&#8217;originale mentre in altri si prendeva una melodia, un testo, un ritornello efficaci e si adattavano al proprio stile. <em>Hound Dog<\/em> nella versione di Elvis (1956) musicalmente non somiglia molto alla versione originale di Big Mama Thornton del &#8217;52. Per\u00f2 somiglia a quella di Freddie Bell and The Bellboys uscita nel &#8217;55 &#8211; soltanto una delle dieci cover intercorse tra Big Mama e Elvis, che produce la <em>Hound Dog<\/em> definitiva dalla quale discenderanno tutte le successive. Va detto che nessuno di questi \u00e8 l&#8217;autore del brano, scritto da due hitmaker, Leiber &amp; Stoller. In Italia poi abbiamo un sottogenere di cover particolare: la versione italiana. Ancora fino agli anni &#8217;80 se ne avvistano degli esemplari come <em>I Giardini Di Kensington<\/em> (Reed, Dossena, Monti) di Patty Pravo o <em>Tutto Nero<\/em> (Jagger, Richards, Beretta) della Caselli: ai posteri, cio\u00e8 voi, l&#8217;ardua sentenza.<\/p>\n<p>Negli anni &#8217;80 si diffondono le versioni aggiornate, cover spesso simili all&#8217;originale ma aggiornate nei suoni, nella produzione, nell&#8217;acconciatura del cantante nel videoclip. Versioni che a volte per\u00f2 diventavano &#8220;originali&#8221; per quella generazione (vedi Tainted Love dei Soft Cell). Con l&#8217;arrivo del Campionatore nasce un ulteriore tipo di cover col ritornello originale campionato e la strofa Rap, operazioni talvolta geniali ma spesso soltanto furbe. L&#8217;apoteosi si raggiunge con le Cover Band, divise in due tipi: i filologici (tutto &#8220;identico&#8221; inclusi i vestiti) e i baleristi, che adattano qualsiasi cosa al loro stile rumbero. Infine le mie cover preferite, quelle trasformative: si prende una canzone e si ripensa, se ne scoprono altri risvolti non solo facendola propria ma portandola in luoghi sonori sconosciuti e esotici: l&#8217;esempio da manuale \u00e8 <em>All Along the Watchtower<\/em>, la cui cover di Hendrix fulmin\u00f2 perfino Bob Dylan, gi\u00e0 famosissimo: &#8220;Da allora la canto come lui&#8221;. <em>Time After Time<\/em> di Miles, <em>By the Time I Get to Phoenix<\/em> di Isaac Hayes, <em>Killing Me Softly<\/em> dei Fugees, <em>Walk On By<\/em> degli Stranglers, <em>Proud Mary<\/em> di Ike &amp; Tina e <em>Hurt<\/em> di Johnny Cash sono alcuni tra i tanti esempi, e hanno spesso un tratto comune: si apprezzano meglio se si conoscono le versioni originali. Nel 2023 questa mi pare la discriminante tra una cover sensata e passare all&#8217;incasso, magari dignitosamente, con qualcosa di gi\u00e0 sentito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecco un genere trasversale e a volte controverso che esiste da quando esiste la musica ma nel corso degli anni ha assunto ruoli e funzioni diverse. Spregevoli o sublimi, geniali o furbesche, necessarie oppure totalmente inutili, la vicenda delle cover \u00e8 cos\u00ec tortuosa da meritarsi un riassunto. 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