{"id":1720,"date":"2022-10-05T15:14:59","date_gmt":"2022-10-05T13:14:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1720"},"modified":"2023-09-05T15:16:44","modified_gmt":"2023-09-05T13:16:44","slug":"not-dead","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/not-dead\/","title":{"rendered":"Not Dead"},"content":{"rendered":"<p>A noi amanti della musica periodicamente ci tocca sentire, e talvolta leggere, l&#8217;annuncio del decesso di qualche genere o fenomeno Pop. \u00c8 toccato quasi a tutti: il Rock, il Punk, gli anni &#8217;60, la Disco, la New Wave, lo Skate, l&#8217;Hip hop. Di solito chi annuncia queste dipartite \u00e8 addolorato, indignato, oltraggiato &#8211; insomma ce l&#8217;ha con qualcosa o qualcuno che a suo dire sarebbe l&#8217;assassino. E molto spesso contrappone il passato genuino, autentico, vero, al presente molle, plasticato, falso. Vuoi mettere i Clash? Naturalmente in molti casi gioca un fattore generazionale, ma non sempre: sono molti i giovani che, alla ricerca di un candore primigenio, tendono a considerare il passato come pi\u00f9 sincero del presente.<\/p>\n<p>Questa dinamica esiste dalle origini della cultura Pop moderna, diciamo dal 1900 in poi. Quando nel 1946 Hugues Panassi\u00e9 (noto critico francese) pubblica il controverso libro <em>The Real Jazz<\/em>, la sua teoria \u00e8 proprio che il vero Jazz \u00e8 morto qualche anno prima &#8220;intellettualizzandosi&#8221;. Cosa dire del Punk? C&#8217;\u00e8 chi l&#8217;ha dichiarato morto quasi subito, cio\u00e8 quando ha iniziato a acquisire un minimo di visibilit\u00e0 e diffusione. La stessa cosa \u00e8 successa dopo la <em>Second Summer of Love<\/em>, la stagione inglese di House &amp; Ecstasy che ha chiuso gli anni &#8217;80. L&#8217;Hip hop si dota addirittura di un termine, <em>Old School<\/em>, per distinguere il passato (verace, buono, epico) dal presente, che forse \u00e8 bello ma magari invece no. Inoltre, essendo l&#8217;Hip hop un genere antico, ha almeno tre Golden Age alle quali fare riferimento per poi dichiarare peggiore tutto quello che \u00e8 venuto dopo (o invece approvare se ci somiglia). In tutti i casi si tratta della stessa idea: rivendicare la purezza originaria.<\/p>\n<p>Curiosamente per\u00f2 tutti questi necrologi sembrano ignorare una regola cardinale della cultura Pop: niente muore mai davvero, tutto torna sempre. Si tratta di un fattore scritto nel DNA del Pop, il cui tragitto \u00e8 molto spesso simile anche in stili lontanissimi. Di solito una cultura Pop nasce underground, spesso in uno o pi\u00f9 piccoli gruppi di persone molto intensamente dedicate a quell&#8217;attivit\u00e0 (il Writing, la Techno, i Mod, il Rap, ecc.). Se quell&#8217;attivit\u00e0\/stile\/genere ha attrito si diffonde, e il numero di persone si allarga; da un lato \u00e8 un fatto positivo (la cosa funziona), ma poi c&#8217;\u00e8 sempre un distinguo. Talvolta lieve (un buon esempio \u00e8 il rapper principiante oggetto di sfott\u00f2) altre volte invece drammatico: era meglio prima, questi sono modaioli, dei Ramones non gliene frega niente, dimmi tre titoli, il Rock \u00e8 morto. Questa frattura si allarga con l&#8217;aumento del successo di un genere\/stile, fino al paradosso: &#8220;Mio figlio ascolta Punk come me quando avevo la sua et\u00e0, ma il suo non \u00e8 VERO Punk&#8221;. Poi, raggiunto l&#8217;apice, perfino i fenomeni di grande successo tendono a tramontare. Ma non vanno mica a morire dignitosamente in un bel cimitero di elefanti Pop. Macch\u00e9: si mettono tranquilli e aspettano il giro. Che torna sempre in un modo o nell&#8217;altro: nella moda, nella musica, nelle culture Pop niente muore mai.<\/p>\n<p>Men che mai nel 2022. La rete ovviamente gioca un ruolo essenziale in questa dinamica di eterni ritorni. Una rete che si sviluppa in un contesto culturale gi\u00e0 profondamente Postmoderno, e che favorisce (anche grazie alla tecnologia digitale) l&#8217;accostamento, l&#8217;assemblaggio, il remix, il ripescaggio random dove niente e nessuno sono fuori gioco (vedi il ritorno di Kate Bush). E il futuro promette bene, o malissimo se preferite. Gli Abbatar sono la testa di ponte di una schiera di non morti, di quasi certamente deceduti o sicuramente trapassati, di zombie con chitarra, di mortacci nostri che ci perseguiteranno per sempre. Spettri del Pop, attaccati a una macchina che ne succhia l&#8217;essenza e la pompa dentro l&#8217;avatar di Elvis, di Tupac e prossimamente della vostra salma preferita, mentre dall&#8217;apposito orifizio zampilla una fontana di denari. Altro che morti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A noi amanti della musica periodicamente ci tocca sentire, e talvolta leggere, l&#8217;annuncio del decesso di qualche genere o fenomeno Pop. \u00c8 toccato quasi a tutti: il Rock, il Punk, gli anni &#8217;60, la Disco, la New Wave, lo Skate, l&#8217;Hip hop. 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