{"id":1698,"date":"2022-05-11T18:26:40","date_gmt":"2022-05-11T16:26:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1698"},"modified":"2023-02-11T18:33:32","modified_gmt":"2023-02-11T16:33:32","slug":"supera-la-fantasia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/supera-la-fantasia\/","title":{"rendered":"Supera la fantasia"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1700\" src=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/BL-5_22.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"608\" srcset=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/BL-5_22.jpg 400w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/BL-5_22-197x300.jpg 197w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/>Quando nel 3.000 si studieranno i nostri trend culturali salter\u00e0 all&#8217;occhio la nostra passione (e forse ossessione) per la realt\u00e0. Se guardiamo la storia recente dei media, ma anche di cinema, musica, arte e perfino del porno, questo aspetto appare predominante: sempre pi\u00f9 spesso nelle nostre scelte culturali e di intrattenimento preferiamo la realt\u00e0 alla fantasia. Gli indizi sono infiniti e onnipresenti. Ormai da diversi anni nelle classifiche di vendita dei libri la saggistica compare in modo consistente, dalle biografie ai testi di filosofi e storici. Dal 1992, anno di lancio su MTV del primo reality show (<em>The Real World<\/em>) il panorama mediatico si \u00e8 riempito di &#8220;realt\u00e0&#8221;; ci vanno le virgolette perch\u00e9 naturalmente spesso si tratta di una realt\u00e0 parzialmente di finzione, con autori, montaggio, casting. Il fascino per il &#8220;vero&#8221; nei media, che ha una storia lunga, oggi \u00e8 declinato all&#8217;inverosimile: <em>La Vita in Diretta<\/em>, <em>Verissimo<\/em>, <em>Storie Maledette<\/em> o il sublime <em>Un Giorno in Pretura<\/em> sono sono alcuni esempi di questo interesse spesso morboso. Come sa benissimo Netflix, che sui documentari ha costruito parte della sua fortuna talvolta serializzandoli a morte: alla prima serie di <em>Tiger King<\/em> (documentario bizzarro su una vicenda assurda con personaggi impensabili), 7 puntate, se n&#8217;\u00e8 aggiunta una seconda di 5 e una terza di 3, pi\u00f9 uno special. Oggi il documentario \u00e8 anche uno strumento di convincimento efficace, proprio perch\u00e9 ci racconta di rappresentare il &#8220;vero&#8221; utilizzando un linguaggio e un formato che per molti sono sinonimo di verit\u00e0. Gli esempi solo ovunque, dalla propaganda talebana agli innocui programmi di Discovery sui &#8220;Misteri degli UFO&#8221; fino a quei video su YouTube dove si &#8220;dimostra&#8221; qualsiasi cosa, dalla terra piatta al culo di Niki Minaj.<\/p>\n<p>Ovviamente i documentari esistono da sempre ma si trattava di oggetti esotici, spesso letteralmente, come i bei film degli anni &#8217;60 di Folco Quilici. E se fino a qualche anno fa gli Oscar per questa categoria erano sostanzialmente ignorati, scorrendo la lista di quelli recenti mi accorgo di averne visti e apprezzati molti: <em>Inside Job<\/em> (2010), <em>Searching for Sugar Man<\/em> (2012), <em>20 Feet from Stardom<\/em> (2013), <em>Citizenfour<\/em> (2014), <em>O.J.: Made in America<\/em> (2016), <em>My Octopus Teacher<\/em> (2020) fino al trionfale <em>Summer Of Soul<\/em> che l&#8217;ha preso quest&#8217;anno. S\u00ec, perch\u00e9 la musica ha un rapporto antico col documentario in tutte le sue forme. Quello &#8220;verit\u00e0&#8221;, declinato in versione pubblicitaria (<em>In Bed with Madonna<\/em>, 1994), artistica (<em>Don&#8217;t Look Back<\/em> di D.A. Pennebaker, 1967, su Bob Dylan), lurida (<em>Cocksucker Blues<\/em> di Robert Frank, 1972, proibito dagli Stones a causa di certe scenette tossiche), disperata (<em>Metallica: Some Kind of Monster<\/em>, 2004) o feticistico-religiosa (<em>The Beatles: Get Back<\/em>, 2021). Poi il film-concerto, che spesso ha anche un valore documentario: oltre a <em>Summer of Soul<\/em> di recente \u00e8 uscito <em>Amazing Grace<\/em>, che documenta uno dei concerti pi\u00f9 esplosivi di Aretha Franklin del 1970, il cui girato si credeva perduto. Riguardando oggi <em>T.A.M.I. Show<\/em> (1964), <em>Monterey Pop<\/em> (1968), <em>Woodstock<\/em> (1969) o <em>The Decline of Western Civilization<\/em> (1981), le parti documentarie mi sembrano interessanti quanto la musica.<\/p>\n<p>E infine il Mockumentary, genere che ha prodotto meraviglie anche musicali. <em>This is Spinal Tap<\/em> (1984) rimane un archetipo assoluto. Ma anche <em>Rolling Thunder Revue: A Bob Dylan Story<\/em> by Martin Scorsese, 2019, dove la realt\u00e0 (il tour del 1975 di Dylan insieme a molti altri artisti) si mescola alla finzione, e Dylan mente raccontandoci la verit\u00e0. O uno dei miei film d&#8217;arte preferiti, non esattamente musicale ma Pop: lo strepitoso <em>Exit Through the Gift Shop<\/em> di Banksy (2010) dove tutto \u00e8 insieme vero e inventato, reale e farlocco. Insomma ci piace sentirci raccontare la realt\u00e0 passata e presente, esotica e nostrana, sudicia e edificante, virtuosa e morbosa &#8211; ma soprattutto &#8220;vera&#8221;, qualsiasi cosa voglia dire. Chiss\u00e0 cosa penseranno di noi nel 3000?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando nel 3.000 si studieranno i nostri trend culturali salter\u00e0 all&#8217;occhio la nostra passione (e forse ossessione) per la realt\u00e0. 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