{"id":1686,"date":"2022-03-15T18:01:47","date_gmt":"2022-03-15T16:01:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1686"},"modified":"2022-11-15T18:17:44","modified_gmt":"2022-11-15T16:17:44","slug":"altrove","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/altrove\/","title":{"rendered":"Altrove"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/BL-3_22.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1687\" src=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/BL-3_22.jpg\" alt=\"d.sepe, Le nuove avventure di Capitan Capitone\" width=\"336\" height=\"337\" srcset=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/BL-3_22.jpg 1224w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/BL-3_22-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/BL-3_22-1022x1024.jpg 1022w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/BL-3_22-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/BL-3_22-768x769.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 336px) 100vw, 336px\" \/><\/a>The revolution will not be televised<\/em> fu scritta da Gil Scott-Heron nel 1970. Il titolo era ispirato a uno slogan dei movimenti Black Power degli anni &#8217;60, sull&#8217;onda di un sentire che da allora \u00e8 diventato parte di molti altri movimenti underground, politici e non. La critica, il rifiuto e la riappropriazione dei media sono tra gli strumenti della contro-cultura ancora molto utili nel 2022: basta aggiungere alla parola media l&#8217;aggettivo digitali. E le obiezioni (alcune molto valide) sono sempre quelle: dai (Social) media passa soltanto la cultura dominante, ti rincoglioniscono, ti portano a pensare quello che vogliono loro, ti condizionano. Era certamente vero negli anni &#8217;60 per la Tv, e sono le stesse critiche che oggi molti fanno alle piattaforme sociali.<\/p>\n<p>Quello che \u00e8 cambiato radicalmente \u00e8 lo scenario culturale, sociale e politico. Se oggi si parla di movimenti underground, controcultura e pensiero alternativo tutti pensano a complottisti, no-vax e rettiliani. Correttamente, secondo me: questo tipo di pensiero occupa una nicchia non dissimile da quella delle culture underground del passato (che affermavano &#8220;la CIA ci spia&#8221;). Le similitudini per\u00f2 finiscono qui: la cultura Punk per esempio ha generato musica meravigliosa, idee ardite, libri bellissimi, stili mirabolanti, insomma una vera Cultura. Viceversa non ho grandi speranze sulla musica dei No-vax. I quali nel 2022 hanno una vita complessa e spericolata: bannati ovunque, schifati dal mondo, costretti su Telegram (che gli chiude le chat), le loro idee sono considerate spregevoli e pericolose. Proprio come, fino a qualche anno fa, quelle dei movimenti per i diritti civili, dall&#8217;aborto alle coppie miste &#8211; fino al matrimonio tra omosessuali. Anche queste similitudini finiscono qui, sebbene il linguaggio dei no-vax sia lo stesso: sul mio corpo decido io (antico slogan femminista), no dittatura, libert\u00e0, uguaglianza. Non sorprende: tutti i movimenti, belli e brutti, che rivendicano i propri diritti si ispirano alla stessa matrice originaria, le battaglie degli Afroamericani, popolo oppresso per eccellenza nelle culture del ventesimo secolo. E chiunque da allora abbia combattuto per la propria emancipazione ha usato lo stesso linguaggio. Talvolta legittimamente, come nel caso delle donne o degli omosessuali, ma spesso impropriamente: i no-vax che si dicono vittime di razzismo (o peggio di Shoah) sono un esempio da manuale.<\/p>\n<p>Ma non sono solo i no-vax a avere vita dura nel 2022. Su internet ci troviamo praticamente sempre in aree private (quindi non libere come una piazza) e regolamentate. Essere feticisti o praticanti del BDSM, entusiasti della Cannabis, delle armi o della musica Industrial su Instagram \u00e8 molto complicato. La piattaforma non distingue un&#8217;immagine pornografica da un manifesto femminista, una copertina di album da un reato, un atto di vandalismo da un&#8217;opera d&#8217;arte. E di culture underground non sa niente: i Throbbing Gristle? Autolesionismo. Nirvana? Istigazione al suicidio. Nel 2022 una band deve porsi il problema di cosa pensi l&#8217;algoritmo del Butthole Surfing, se chiamarsi Suicide sia una buona idea o se, com&#8217;\u00e8 successo a Daniele Sepe (<em>Le nuove avventure di Capitan Capitone<\/em>, 2020, nella foto), un sito di e-commerce possa censurare delle buffe tette disegnate, che se viste per strada non creerebbero alcun disagio a nessuno.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 quello che sappiamo. Poi ovviamente si spera esistano delle culture davvero underground che, per natura, idee o pratiche, siano completamente fuori dai radar dei media, social o meno. Perch\u00e9 se stiamo tutti su Twitter non succeder\u00e0 mai niente di nuovo che non sia il Fantasanremo, il flash mob di Sfera o l&#8217;ennesimo\/a influencer di Prada. Le band si chiameranno #Love&amp;Gay, le canzoni dureranno tutte tre minuti e conterranno inserzioni commerciali. Insomma, ringraziando il cielo, a quanto pare la rivoluzione non avverr\u00e0 neanche in diretta Facebook.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The revolution will not be televised fu scritta da Gil Scott-Heron nel 1970. Il titolo era ispirato a uno slogan dei movimenti Black Power degli anni &#8217;60, sull&#8217;onda di un sentire che da allora \u00e8 diventato parte di molti altri movimenti underground, politici e non. 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