{"id":1677,"date":"2022-01-01T12:33:12","date_gmt":"2022-01-01T10:33:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1677"},"modified":"2022-07-01T12:37:16","modified_gmt":"2022-07-01T10:37:16","slug":"potere-al-pop","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/potere-al-pop\/","title":{"rendered":"Potere al Pop"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/bl-1_22.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1678\" src=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/bl-1_22-300x296.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"296\" srcset=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/bl-1_22-300x296.jpg 300w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/bl-1_22-1024x1009.jpg 1024w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/bl-1_22-768x757.jpg 768w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/bl-1_22.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il rapporto tra cultura Pop e potere \u00e8 un indicatore piuttosto utile per conoscere lo stato di salute di una democrazia, e per capire meglio la funzione della musica nelle varie societ\u00e0. Oggi quando si parla di musica Pop (nell&#8217;accezione pi\u00f9 ampia di Popular Music) si tende a associarla allo svago, dimenticando che molto spesso queste musiche, e gli stili che le accompagnano, sono lo specchio di un modo di pensare e di essere, e che quasi sempre implicano anche un atteggiamento culturale verso il mondo, uno sguardo. Anche solo rimanendo nel secolo scorso, sono molti gli esempi di questo difficile rapporto. Nessuno dei grandi regimi totalitari ha tollerato la cultura Pop. Negli anni &#8217;30 in Italia, durante il Fascismo il Jazz, molto popolare, era proibito e si vendeva sottobanco: sui dischi di Armstrong c&#8217;era scritto <em>Luigi Braccioforte<\/em>. A Mussolini non piaceva lo Swing? La questione \u00e8 pi\u00f9 complessa: il Jazz era definito &#8220;Musica primitiva&#8221; e &#8220;Negroide&#8221; che risvegliava gli istinti pi\u00f9 bassi, rendendo i bianchi meno bianchi. Hitler da parte sua non solo proib\u00ec il Jazz ma anche quasi tutta l&#8217;arte moderna, mettendola direttamente al rogo. Durante gli anni della guerra fredda, l&#8217;URSS tent\u00f2 di impedire l&#8217;accesso a tutta la cultura giovanile (che in occidente stava esplodendo proprio in quel periodo), vista come una sorta di braccio armato culturale del capitalismo e portatrice di idee inadatte ai giovani sovietici: i dischi circolavano clandestinamente, stampati sulle radiografie (foto, clicca per ingrandire). Negli USA degli anni &#8217;30 il Jazz non era proibito ma la vicinanza tra &#8220;razze&#8221; invece s\u00ec (in molti stati c&#8217;era la segregazione razziale; erano anni terribili di razzismo selvaggio, perfino supportato da alcuni scienziati e intellettuali). La campagna proibizionista sulla Marijuana individuava la Cannabis, il Jazz e la promiscuit\u00e0 razziale come fenomeni collegati &#8211; in grado di erodere la fibra morale della giovent\u00f9. Idem il Rock&#8217;n&#8217;roll solo qualche anno dopo. Nel 1985 viene introdotto il bollino &#8220;Explicit Lyrics&#8221; sui dischi (Metal e Rap), in teoria per proteggere i minori, ma anche nel tentativo di ghettizzare alcuni generi. Per fortuna l&#8217;effetto ottenuto fu il contrario, ma tuttora sulle piattaforme di streaming persiste la dicitura &#8220;Explicit&#8221;. Sono solo alcuni esempi.<\/p>\n<p>Ancora oggi in molte societ\u00e0 certa musica \u00e8 proibita, regolamentata o filtrata, cos\u00ec come le culture Pop: essere Punk in Yemen (o in Cina) dev&#8217;essere piuttosto complicato. E che dire dell&#8217;Afghanistan? Non appena i Talebani hanno preso il potere hanno proibito la musica, e qualsiasi stile che non fosse il loro: pare che ai barbieri di Kabul sia proibito tagliare le barbe. Abbiamo ancora tutti negli occhi le terribili scene dell&#8217;attentato jihadista del 2015 al Bataclan di Parigi, 90 morti e oltre 200 feriti: perch\u00e9 proprio il Bataclan? Perch\u00e9 nelle ideologie totalitarie la musica, gli stili e le culture Pop sono viste come portatrici di libero pensiero, di ribellione e di liberazione. Dai capelloni allo Skate fino alla Techno, anche in occidente ci sono infiniti esempi recenti di relazione difficile tra culture Pop e potere. Nel 2008 in Italia \u00e8 stata presentata una proposta di legge anti-Rave (del PD), che recita: &#8220;Il termine proviene dalla parola inglese \u00abrave\u00bb che letteralmente significa \u00abdelirio\u00bb, ma che in senso pi\u00f9 ampio sta a indicare <u>la voglia comune di svincolarsi da regole e convenzioni socialmente imposte, la ricerca di una libert\u00e0 totale fisica e mentale che si esprime attraverso il ballo e anche attraverso il consumo di droghe&#8221;<\/u>. Si commenta da solo.<\/p>\n<p>Censura, repressione e proibizione sono cose brutte, per non dire del terrorismo. Per\u00f2 indicano una cosa che mi pare utile: le culture Pop, le nostre culture, stili e musiche non sono mai semplice intrattenimento, ma (talvolta, in certi contesti, in alcuni momenti) hanno la capacit\u00e0 di diventare strumenti di critica al pensiero dominante, veicoli di ribellione, liberazione e affermazione di se.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rapporto tra cultura Pop e potere \u00e8 un indicatore piuttosto utile per conoscere lo stato di salute di una democrazia, e per capire meglio la funzione della musica nelle varie societ\u00e0. 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