{"id":167,"date":"2006-08-02T18:03:54","date_gmt":"2006-08-02T16:03:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/techtools\/2006\/08\/02\/lo-spazio-di-chi\/"},"modified":"2006-08-02T18:03:54","modified_gmt":"2006-08-02T16:03:54","slug":"lo-spazio-di-chi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/lo-spazio-di-chi\/","title":{"rendered":"Lo spazio di chi?"},"content":{"rendered":"<p><strong>Fai musica? Allora devi essere su Myspace, la community pi\u00f9 in voga del momento, nonch\u00e9 l&#8217;esperimento di social networking pi\u00f9 osservato dall&#8217;industria.<\/strong><\/p>\n<p>Fin a qualche tempo fa, uno dei Future shock pi\u00f9 potenti della rete, specie per chi era gi\u00e0 adulto, era l&#8217;apparente abbattimento delle barriere. Capitava di scrivere al sito di un musicista e ricevere una risposta dal diretto interessato; o di trovare tracce del suo passaggio nei forum o in un blog. Questa immediatezza era legata a un&#8217;idea romantica e minoritaria della rete: come mi ha detto Jovanotti, uno degli early adopters italiani, &#8220;poi ho dovuto smettere di tenere un blog perch\u00e9 trovavo i miei post citati con rilievo sulla stampa&#8221;. Ovviamente con la diffusione di massa delle connessioni, questa separazione tra mezzi si \u00e8 andata assottigliando, e oggi \u00e8 molto raro che un artista risponda personalmente alle email in arrivo sul suo sito.<\/p>\n<p>Se questo \u00e8 vero, risulta sorprendente il successo di <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.myspace.com\/\">Myspace<\/a> (del gruppo Murdoch), il nuovo, inevitabile servizio di social networking online rivolto a musicisti, fans e altri ancora. Perch\u00e9 ci si trovano davvero tutti, quasi senza eccezione. Dai Subsonica (come band e qualcuno anche singolarmente) ai Metal Detektor di Cosenza fino a Mousse T e NIN. Tutti uguali, ognuno con la sua paginetta, il suo player e i suoi amici. Myspace consente di creare relazioni tra persone (con la funzione Add friend) e di lasciargli dei messaggi. Questo meccanismo, insieme all&#8217;apparente uguaglianza e alla musica in streaming (praticamente istantaneo, con una buona connessione), sono la grande differenza rispetto a passate iniziative simili, come Vitaminic. Quindi posso aprirmi il mio spazietto, metterci il mio demo, farmi un po&#8217; di buoni amici come Sean Paul, Black Eyed Peas e Limp Bizkit e sentirmi un po&#8217; P.Diddy anch&#8217;io. Certo che poi i Metal Detektor ne hanno 8 e Busta Rhymes invece 124.946; che il loro profilo \u00e8 stato visto 43 volte contro 1.328.549 dei Metallica. Per\u00f2 ci sono, e sono &#8220;uguali&#8221;. Fattost\u00e0 che anche in Italia sta fiorendo un piccolo mercato di personalizzazione e mantenimento degli spazi dei VIP su Myspace, accettando amici, aggiornando la musica e inviando, a chi li ha aggiunti come friends, l&#8217;onnipresente messaggio &#8220;grazie per l&#8217;add&#8221;.<\/p>\n<p>Se Myspace \u00e8 ideale per una band emergente, nel caso dei VIP il discorso \u00e8 pi\u00f9 complesso. Rappresenta una piazza pubblica, uno struscio planetario dove farsi vedere, far ascoltare i propri prodotti (non scaricare, naturalmente), mostrare i video, mettere un link al proprio sito e comunque esserci. E&#8217; una specie di Elenco del telefono della musica Pop, dove i nomi sono tutti uguali ma l&#8217;uguaglianza finisce l\u00ec. Su Myspace gli amici che contano sono i primi 8, i Top friends, visibili nella propria pagina principale; gli altri si vedono solo andandoci apposta. Quindi 50 cent ha come Top friends i suoi protetti, mentre gli Evil Armpit di Roma hanno gli Slayer, i Testament e i Sepultura (ma anche, per fortuna, qualche amico pi\u00f9 genuino).<\/p>\n<p>Myspace naturalmente \u00e8 gratis; l&#8217;unico vincolo \u00e8 che per accedere ai contenuti extra (foto, video, ecc.) bisogna\u00a0 essere membri. Certo c&#8217;\u00e8 la pubblicit\u00e0, ma non credo che copra nemmeno parte degli immensi costi di gestione: si dice che Youtube (un servizio simile ma basato sul video) spenda un milione di dollari al giorno solo di banda (il volume di dati necessario allo streaming). E allora qual \u00e8 l&#8217;economia dietro a servizi del genere? Sempre i soliti vecchi dati personali, profili utente, ecc. Solo che in questi casi non \u00e8 pi\u00f9 solo chi guarda cosa, ma chi mette, cosa mette e che effetto produce sugli altri utenti. Il fenomeno dei video virali (sempre pi\u00f9 spesso pubblicit\u00e0 occulta) \u00e8 l&#8217;esempio perfetto: siti come Flickr (foto), Youtube o Google Video e Digg (community di news) osservano attentamente quello che succede, per sapere cosa succeder\u00e0 e farlo succedere a loro vantaggio. Ovviamente per molti il gioco vale la candela, e i servizi offerti sono tali da valer bene qualche dato personale. L&#8217;importante, come sempre, \u00e8 saperlo &#8211; possibilmente prima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fai musica? Allora devi essere su Myspace, la community pi\u00f9 in voga del momento, nonch\u00e9 l&#8217;esperimento di social networking pi\u00f9 osservato dall&#8217;industria. Fin a qualche tempo fa, uno dei Future shock pi\u00f9 potenti della rete, specie per chi era gi\u00e0 adulto, era l&#8217;apparente abbattimento delle barriere. 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