{"id":1666,"date":"2021-11-19T16:33:10","date_gmt":"2021-11-19T14:33:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1666"},"modified":"2022-04-19T16:44:29","modified_gmt":"2022-04-19T14:44:29","slug":"navigare-a-vista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/navigare-a-vista\/","title":{"rendered":"Navigare a vista"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1667\" src=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/BL-11_21.png\" alt=\"facebook cookie\" width=\"400\" height=\"303\" srcset=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/BL-11_21.png 400w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/BL-11_21-300x227.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/>Fin dall&#8217;inizio di Internet c&#8217;\u00e8 stato un dilemma concettuale e linguistico, risolto utilizzando parole e concetti presi da altre attivit\u00e0 umane: &#8220;navigare&#8221;, avere un &#8220;sito&#8221;, &#8220;motore&#8221; di ricerca, e via dicendo. Anche il termine &#8220;rete&#8221; \u00e8 preso in prestito, e descrive solo grossolanamente la forma e il funzionamento di quella digitale. Tra le metafore pi\u00f9 suggestive e efficaci per immaginare l&#8217;universo tecnologico ci sono (grazie alla Fantascienza) quelle urbane, i siti commerciali sono negozi, Wikipedia \u00e8 una biblioteca pubblica, Pornhub \u00e8 il cinema porno. Io ho un mio sito che considero un&#8217;estensione di casa mia, ma ognuno di noi ha dei &#8220;luoghi&#8221; propri a cui contribuisce e che alimenta talvolta con ardore. La stragrande maggioranza degli utenti non fa il mio mestiere e non ha bisogno di una piattaforma personale, ma invece \u00e8 presente sulle reti sociali dove pubblica contenuti e interagisce coi propri simili.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una novit\u00e0. Da sempre la rete \u00e8 stata interpretata dagli utenti anche come luogo di relazione tra umani. Ma, restando nella metafora spaziale, se Amazon \u00e8 un negozio e <a href=\"https:\/\/archive.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Archive.org<\/a> una biblioteca, dove stanno i marciapiede, le piazze e i parchi pubblici? Esistono su Internet dei luoghi della collettivit\u00e0, che chiunque pu\u00f2 frequentare liberamente, comunicare e esprimersi? Una volta c&#8217;era IRC o Usenet e i suoi Newsgroup, zone relativamente franche e molto, molto libere &#8211; forse troppo per gli standard odierni. Mentre nel 2021 un utente medio che apre Internet (o una App) pu\u00f2 spostarsi esclusivamente tra zone commerciali disegnate per attirare e mantenere il pi\u00f9 possibile la sua attenzione &#8211; con ogni mezzo necessario. Gli ambienti a bassa pressione (commerciale, interattiva, pubblicitaria, ecc) sono sempre meno, e gli spazi liberi sono praticamente scomparsi.<\/p>\n<p>Un tema di attualit\u00e0: sembrerebbe dimostrato che Facebook anteponga i profitti alla sicurezza, e perfino alla sanit\u00e0 mentale, dei propri utenti (comprensibilmente, trattandosi di un&#8217;azienda e non di una ONG). Molti utenti se n&#8217;erano gi\u00e0 accorti, adesso pare che Zuck avesse anche le prove. Per\u00f2, malgrado abbiamo conosciuto tutti la mortificazione dello scroll infinito e dello stalking pubblicitario multi-piattaforma, si continua a perpetrare un equivoco forse comprensibile ma molto pericoloso: considerare i Social come luoghi pubblici. Gli indizi sono vari: dall&#8217;indignazione per i blackout alle proteste per le sospensioni, in molti sembrano convinti di avere dei diritti: &#8220;Eh, ma questo \u00e8 troppo! Non si pu\u00f2! \u00c8 inaccettabile!&#8221; In che senso? Sei a casa di altri e ci sono delle regole (nebulose e talvolta infami), ma soprattutto quello spazio non ti \u00e8 concesso per farti esprimere, ma perch\u00e9 i tuoi contenuti sono organici a una piattaforma il cui motivo primario di esistenza \u00e8 far guadagnare soldi ai propri azionisti &#8211; sacrosanto ma inconciliabile con l&#8217;idea di &#8220;Piazza virtuale&#8221;.<\/p>\n<p>Sulle possibili soluzioni la questione si biforca. Da un lato regna l&#8217;irrazionale: chiedere dei diritti su Instagram, rivendicare quello spazio (ma soprattutto quella tecnologia) come &#8220;del popolo&#8221;, protestare contro l&#8217;ingiustizia di certe sospensioni. Tutte idee che ignorano le Condizioni d&#8217;uso (Bibbia dei nostri rapporti coi giganti del web, <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/terms\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui trovi quelle di Facebook<\/a>) e non tengono conto del motivo per cui le piattaforme sociali esistono, della loro struttura societaria e del loro scopo. Per fortuna c&#8217;\u00e8 un altro livello pi\u00f9 promettente: regolamentare i Social Media per legge, precisando cosa possono e non possono fare, cosa devono dichiarare e condividere e quali sono le pene per eventuali trasgressioni. Questo naturalmente ha un risultato bifronte: limita il raggio di azione e quindi il potere persuasivo dei Social, ma rende l&#8217;esperienza dei medesimi meno gratificante e fluida (vedi gli avvisi dei cookie, obbligatori nell&#8217;UE), pi\u00f9 realistica e consapevole, come si fa col tabacco: &#8220;Attenzione, questo sito nuoce gravemente alla salute mentale: maneggiare con cautela&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fin dall&#8217;inizio di Internet c&#8217;\u00e8 stato un dilemma concettuale e linguistico, risolto utilizzando parole e concetti presi da altre attivit\u00e0 umane: &#8220;navigare&#8221;, avere un &#8220;sito&#8221;, &#8220;motore&#8221; di ricerca, e via dicendo. 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