{"id":1609,"date":"2021-02-19T16:23:28","date_gmt":"2021-02-19T14:23:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1609"},"modified":"2021-09-19T16:29:02","modified_gmt":"2021-09-19T14:29:02","slug":"le-citta-infinite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/le-citta-infinite\/","title":{"rendered":"Le citt\u00e0 infinite"},"content":{"rendered":"<figure style=\"width: 1500px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Citt%C3%A0_ideale\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/d\/d2\/Formerly_Piero_della_Francesca_-_Ideal_City_-_Galleria_Nazionale_delle_Marche_Urbino_2.jpg\" alt=\"citt\u00e0 ideale\" width=\"1500\" height=\"442\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-caption-text\">La Citt\u00e0 Ideale forse \u00e8 priva di umani<\/figcaption><\/figure>\n<p>Tra le riflessioni sentite durante la Pandemia ce n&#8217;\u00e8 una che mi pare indiscutibile: \u00e8 sbagliato parlare di ritorno alla normalit\u00e0. Quella normalit\u00e0 non era poi cos\u00ec perfetta, e questa potrebbe essere l&#8217;occasione per creare una normalit\u00e0 migliore della precedente C&#8217;\u00e8 poi un altro spunto che mi sembra interessante: le cose che abbiamo imparato durante l&#8217;emergenza.<\/p>\n<p>Che il lavoro non fosse pi\u00f9 strettamente legato al &#8220;posto di lavoro&#8221;, il luogo fisico nel quale si svolge, si era iniziato a capire anni fa, e molte realt\u00e0 lavorative erano gi\u00e0 virtuali &#8211; come per esempio la redazione di Rumore. Anche per alcuni servizi si era persa l&#8217;idea del luogo fisico: la mia banca da qualche anno ha una filiale nel mio telefono. Con l&#8217;emergenza sanitaria molte altre aziende e uffici pubblici hanno dovuto forzatamente passare al telelavoro, accorgendosi che in fondo \u00e8 possibile, che la produttivit\u00e0 non ne risente, e che a fronte di alcuni svantaggi pu\u00f2 essere una modalit\u00e0 sensata e conveniente per tutti (dove possibile: se guidi il tram, per ora devi starci sopra). Lo <em>smart working<\/em> richiede un adeguamento logistico, lavorativo e psicologico. Io lo so bene: lavorando in casa quasi da sempre conosco la difficolt\u00e0 di limitare spazi e tempi, e considerare il mio luogo di di relax, svago, riposo e piacere anche un posto di lavoro. Conosco per\u00f2 pure i vantaggi, e grazie al cielo se ne stanno accorgendo in molti: spostamenti ridotti, gestione autonoma dei tempi di lavoro, maggiore concentrazione e quindi maggiore produttivit\u00e0 &#8211; cio\u00e8 lavorare meno ottenendo gli stessi risultati. Inoltre a casa mia si pu\u00f2 fumare, c&#8217;\u00e8 il mio caff\u00e8 preferito e nessuno si formalizza se sono in felpa. Naturalmente non auspico che tutti gli uffici chiudano, ma che si sia stabilito che si pu\u00f2, e che spesso conviene, mi sembra un bel passo avanti.<\/p>\n<p>Anche perch\u00e9 introduce un argomento affascinante: il destino delle citt\u00e0. Che esistono da sempre, ma la cui popolazione esplode solo negli ultimi secoli proprio per via del lavoro. E malgrado ormai molte citt\u00e0 siano luoghi post-industriali, restano dei grandi attrattori. Per mille ottimi motivi: mica ci si vive solo per lavorare, c&#8217;\u00e8 la cultura urbana, la socialit\u00e0, il senso di comunit\u00e0, di appartenenza, gli amici, i luoghi familiari, l&#8217;offerta culturale e commerciale, la scuola e via dicendo. Gi\u00e0 da diversi anni per\u00f2 l&#8217;universo digitale sta erodendo la differenza tra citt\u00e0 e provincia. Internet ha cancellato alcune differenze che prima sembravano incolmabili: dal commercio elettronico all&#8217;informazione, la TV on demand, Instagram, l&#8217;offerta artistica (molta della quale si \u00e8 spostata online durante l&#8217;emergenza, e forse in parte ci rester\u00e0), gli ebook: ormai vivere a Roma o dove abito io (alta collina, 12 abitanti, nessun negozio) non \u00e8 tanto diverso. Naturalmente ho scelto di vivere isolato ma non lo consiglierei a tutti, e non mi aspetto che le citt\u00e0 chiudano. Mi chiedo per\u00f2 quante persone, potendo, si sposterebbero altrove. Non \u00e8 solo una questione di sicurezza sanitaria: si sta pi\u00f9 larghi, si respira come si deve, alcuni costi sono pi\u00f9 sensati, i bambini ridono, si mangia sano e si fanno curiose amicizie con animali selvatici.<\/p>\n<p>Ovviamente non sottovaluto due aspetti: innanzitutto l&#8217;obiezione inconfutabile di chi ama vivere in citt\u00e0, colazione al bar, vetrine, locali, concerti (che speriamo riprendano quanto prima), socialit\u00e0, megalopoli. E poi c&#8217;\u00e8 la &#8220;cultura urbana&#8221; che \u00e8 stata davvero fondamentale nel XX\u00ba secolo, anche per molta della musica che piace a noi. Lo sar\u00e0 anche nel XXI\u00ba? Non saprei dire. Quindi forse si intravede un futuro nel quale piccole comunit\u00e0 di persone affini, che magari gravitano attorno a un grande centro (vivo a 75 km da Milano e ci vado quando voglio), scelgono di spostarsi altrove. Grazie alla tecnologia questo passo oggi \u00e8 molto pi\u00f9 praticabile di ieri, e per via dell&#8217;emergenza adesso se ne sono accorti in molti. Mi sembra un buon auspicio, che di questi tempi non \u00e8 poco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le riflessioni sentite durante la Pandemia ce n&#8217;\u00e8 una che mi pare indiscutibile: \u00e8 sbagliato parlare di ritorno alla normalit\u00e0. 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