{"id":16,"date":"2007-01-20T16:31:28","date_gmt":"2007-01-20T14:31:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/inloop\/2007\/01\/20\/piu-piano-non-ti-sento\/"},"modified":"2007-01-20T16:31:28","modified_gmt":"2007-01-20T14:31:28","slug":"piu-piano-non-ti-sento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/piu-piano-non-ti-sento\/","title":{"rendered":"Pi\u00f9 piano, non ti sento"},"content":{"rendered":"<p>Uno degli effetti collaterali dell&#8217;insegnamento in un corso sul suono (quello di Sound Design dello IED di Milano), \u00e8 quello di verificare con mano la scarsa, e spesso nulla, abitudine all&#8217;ascolto degli studenti. Certamente amano la musica e il suono, ma sono completamente a digiuno di qualsiasi elemento di ascolto attivo e consapevole. Ovviamente questi \u00e8 il prodotto di un sistema scolastico che non prevede questo insegnamento; la cosa risulta vieppi\u00f9 spettacolare &#8211; e urgente &#8211; nel 2007 quando, grazie all&#8217;informatica onnipresente, ogni ragazzo ha in casa un piccolo studio di registrazione. Oggi una buona infarinatura di teoria e storia sarebbero davvero utili, potrebbero essere impiegate immediatamente e dare subito risultati visibili, o meglio udibili.<\/p>\n<p>Ma un&#8217;altra ragione di questa disabitudine all&#8217;ascolto attivo \u00e8 legata a una questione tecnologica piuttosto interessante. Una delle operazioni pi\u00f9 delicate nella filiera produttiva della musica pop \u00e8 il Mastering, la finalizzazione per la pubblicazione della musica, una volta ultimate le registrazioni. Questo procedimento, attraverso l&#8217;impiego di compressori, espansori, equalizzatori e altri effetti, serve a perfezionare la resa sonora della musica, correggerne eventuali imperfezioni nel timbro e massimizzarne il volume. Nella riproduzione analogica questa ottimizzazione del livello era essenziale, essendoci un rapporto segnale\/rumore piuttosto alto: era quindi necessario che il volume della musica fosse il massimo possibile. Oggi \u00e8 assai meno rilevante: grazie alla riproduzione digitale il rumore del supporto si \u00e8 ridotto a zero. Curiosamente per\u00f2, proprio grazie alla tecnologia digitale, oggi abbiamo degli strumenti potentissimi per la masterizzazione: compressori dinamici, equalizzatori precisissimi, normalizzatori e sonic maximizer di molti generi. Il procedimento \u00e8 tutto sommato semplice: un computer calcola il picco massimo di una canzone e poi alza il livello di tutto il resto, se \u00e8 il caso schiacciando (quindi comprimendo e\/o espandendo) verso l&#8217;alto le parti con minore volume. L&#8217;effetto di questi procedimenti, spesso radicali e brutalmente impiegati (come in certa dance molto commerciale), \u00e8 quello di un volume altissimo e di una quasi totale mancanza di dinamica. Per accertarsene basta acquisire in un PC due file musicali &#8211; per esempio Who knows? di Jimi Hendrix (pur rimasterizzato in digitale) del 1970 e SexyBack di Justin Timberlake del 2006. Nel primo troviamo una dinamica molto varia, e molti decibel di differenza tra il picco massimo di volume e le parti pi\u00f9 quiete. Questi dislivelli obbligano l&#8217;orecchio a un ascolto molto pi\u00f9 attivo, e producono un effetto molto diffuso negli anni scorsi: la scoperta, anche dopo ripetuti ascolti, di parti nascoste, suoni sepolti che contribuiscono all&#8217;effetto globale. SexyBack invece, pur essendo un brano per certi versi strabiliante (la programmazione della ritmica \u00e8 davvero superlativa), \u00e8 praticamente privo di dinamica, il divario di volume tra i singoli suoni \u00e8 irrisorio, e la sua forma d&#8217;onda nel computer ha un aspetto caratteristico &#8211; che alcuni chiamano &#8220;Il Panettone&#8221;: un rettangolo pieno, sparato al massimo, senza alcuna dinamica.<\/p>\n<p>Gran parte della musica prodotta oggi \u00e8 trattata secondo questo procedimento; che se da un lato certamente garantisce una resa potente, specialmente per radio o in discoteca, dall&#8217;altra sta disabituando a un ascolto pi\u00f9 interattivo e partecipativo. E sta facendo dimenticare uno degli effetti pi\u00f9 belli e efficaci della musica: il pieno dopo il vuoto, e viceversa. Viviamo in un mondo dominato dall&#8217;horror vacui: che ci faccia paura perfino il silenzio tra una nota e l&#8217;altra per\u00f2 fa un po&#8217; ridere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno degli effetti collaterali dell&#8217;insegnamento in un corso sul suono (quello di Sound Design dello IED di Milano), \u00e8 quello di verificare con mano la scarsa, e spesso nulla, abitudine all&#8217;ascolto degli studenti. 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