{"id":1567,"date":"2020-05-19T17:37:34","date_gmt":"2020-05-19T15:37:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1567"},"modified":"2021-01-19T17:42:45","modified_gmt":"2021-01-19T15:42:45","slug":"foto-vs-photoshop","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/foto-vs-photoshop\/","title":{"rendered":"Foto vs Photoshop"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-1568\" src=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/pshp-1024x197.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"192\" srcset=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/pshp-1024x197.jpg 1024w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/pshp-300x58.jpg 300w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/pshp-768x148.jpg 768w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/pshp.jpg 1088w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/p>\n<p>Un momento importante della storia della musica Pop \u00e8 stato l&#8217;introduzione della registrazione multitraccia, che consente di registrare la musica uno strumento alla volta. Il 99% della musica dai tardi anni &#8217;60 in poi \u00e8 realizzata in questo modo, dai Beatles a Ultimo. Naturalmente questa tecnologia offre degli immensi vantaggi: si ottiene una performance &#8220;ideale&#8221;, per esempio di una traccia vocale difficile, che un cantante pu\u00f2 eseguire frase per frase. Inoltre c&#8217;\u00e8 la separazione acustica dei vari strumenti, consentendo grande precisione nel missaggio. Una musica pu\u00f2 anche essere &#8220;ottimizzata&#8221; suono per suono, aggiungendo e togliendo. Il risultato finale sar\u00e0 l&#8217;immagine pi\u00f9 &#8220;perfetta&#8221; possibile di quel brano, ottenuta attraverso la registrazione delle tracce, e la post-produzione &#8211; che \u00e8 dove accade la magia. Ecco perch\u00e9 oggi il produttore \u00e8 una figura cos\u00ec importante.<\/p>\n<p>Il procedimento antico, tutt&#8217;ora utilizzato da alcuni artisti, consiste nel posizionare i microfoni (anticamente solo uno, poi via via sempre di pi\u00f9), far partire il registratore (non multitraccia) e riprendere una scena sonora gi\u00e0 completa che, salvo alcune correzioni sonore, sar\u00e0 quella che troviamo sul disco. Se uno dei musicisti sbaglia, devono ricominciare tutti. Il risultato finale \u00e8 profondamente diverso. Da un lato \u00e8 certamente un compromesso tra la qualit\u00e0 della performance, il posizionamento dei microfoni e il missaggio, che avviene in tempo reale. Dall&#8217;altro per\u00f2 si tratta della &#8220;fotografia&#8221; di una performance, dell&#8217;effettivo svolgimento di un evento sonoro, e dentro questo svolgimento c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra magia. Niente come una registrazione sonora \u00e8 in grado di trasportarci in un altro luogo. Quindi quando ascoltiamo le sublimi canzoni blues registrate da Alan Lomax nelle prigioni americane del sud durante gli anni &#8217;40, per quel tempo noi ci troviamo in quel luogo. Idem quando ascoltiamo <em>That&#8217;ll be the day<\/em> di Buddy Holly. Naturalmente in ambedue i casi c&#8217;\u00e8 la mediazione del microfono, e la consapevolezza che si sta registrando. Per\u00f2 in molti casi la differenza si sente bene. Uno dei tratti attraenti dei bootleg (registrazioni live fatte dal pubblico, talvolta di qualit\u00e0 infima) \u00e8 proprio l&#8217;effetto &#8220;fotografia&#8221;.<\/p>\n<p>Naturalmente gli ibridi sono infiniti, e molte delle parti significative della storia del R&#8217;n&#8217;r sono state registrate in &#8220;one take&#8221;, cio\u00e8 dall&#8217;inizio alla fine senza interruzioni. Su questa storia del &#8220;one take&#8221; esiste una variegata mitologia Pop. Nel primo sfortunato album solista di Grace Slick, <em>Manhole<\/em> (1974), la title track \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=mqL1cn3o7N0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">un pezzo di oltre 15 minuti<\/a>, una specie di maratona vocale che si narra lei abbia cantato tutto in una volta. Poi c&#8217;\u00e8 la bellissima storia su Cobain raccontata da Butch Vig: &#8220;Abbiamo provato a registrare <em>Something In the Way<\/em> (su <em>Nevermind<\/em>) tutti insieme, ma non riusciva. Cos\u00ec una sera ho chiesto a Kurt come avrebbe dovuto essere secondo lui. Si \u00e8 sdraiato sul divano e ha iniziato a suonarla sull&#8217;acustica, cantandola sussurrando. L&#8217;ho fermato, ho piazzato due microfoni, e quella \u00e8 la versione che sta sul disco: pi\u00f9 tardi abbiamo aggiunto gli altri strumenti&#8221;. Quindi ascoltando <em>Something In the Way<\/em> c&#8217;\u00e8 un doppio livello: una canzone dei Nirvana, e una fotografia sonora di Kurt steso sul divano che sussurra.<\/p>\n<p>Personalmente tifo per questa modalit\u00e0. Oggetti sonori che riescano a mantenere un alto grado di ascoltabilit\u00e0, e magari di astuzia commerciale, ma che contengano una performance, una fotografia. Purtroppo invece oggi nella gran parte della musica Pop regna il Photoshop sonoro: l&#8217;Autotune (non usato espressivamente come nella Trap, ma per correggere le stonature), la quantizzazione (cio\u00e8 la regolarizzazione della musica dentro una griglia &#8220;perfetta&#8221; ma poco stimolante), la pratica, certamente industriale ma non artistica, di aggiustare la musica in post-produzione, togliendo qualsiasi traccia di anima eventualmente presente nelle registrazioni, per restituirci un oggetto virtuale, perfetto ma finto. E siccome io con la musica ci faccio anche del sesso, finta non mi f\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un momento importante della storia della musica Pop \u00e8 stato l&#8217;introduzione della registrazione multitraccia, che consente di registrare la musica uno strumento alla volta. Il 99% della musica dai tardi anni &#8217;60 in poi \u00e8 realizzata in questo modo, dai Beatles a Ultimo. 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