{"id":1537,"date":"2019-12-25T14:34:25","date_gmt":"2019-12-25T12:34:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1537"},"modified":"2020-05-25T14:37:31","modified_gmt":"2020-05-25T12:37:31","slug":"la-teoria-del-baburen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/la-teoria-del-baburen\/","title":{"rendered":"La teoria del Babur\u00e8n"},"content":{"rendered":"<p>Nei magici anni &#8217;60 una delle poche occasioni che avevo di ascoltare musica collettivamente era d&#8217;estate al mare, sul Juke box del baretto dello stabilimento. Un gruppo di teenager lo alimentava a monetine, scegliendo la musica che avrebbe sentito tutta la spiaggia: il volume era altissimo. I giovani ascoltavano (e ballavano) Celentano, la Pavone, Mina e qualche straniero tipo Paul Anka. Io, ancora bambino, stavo sotto l&#8217;ombrellone e ascoltavo a distanza, avvicinandomi solo quando c&#8217;era una canzone particolarmente attraente. La pi\u00f9 eccitante di tutte era annunciata da una specie di grido di battaglia che mi metteva in uno stato di frenesia maniacale: &#8220;Ba, Ba, Ba! Ba Babur\u00e8n!&#8221; Pure i teenager erano eccitatissimi, e il Babur\u00e8n era un momento di estasi per tutti. Solo molti anni dopo ho capito che si chiamava <em>Barbara Ann<\/em> e la cantavano i Beach Boys. Informazioni certamente utili ma che non hanno aggiunto niente alla gioia che continuo a provare quando parte il Babur\u00e8n.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/vPRonG87eKw\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, quando ho scoperto Bob Dylan, mi \u00e8 venuta la curiosit\u00e0 di sapere cosa dicesse: <em>A Hard Rain&#8217;s A-Gonna Fall<\/em> dura oltre sei minuti e senza capire il testo \u00e8 piuttosto noiosa. Prima di lui, e con moltissime eccezioni anche dopo, il testo di una canzone veniva sempre secondo. L&#8217;esempio perfetto \u00e8 <em>Tutti Frutti<\/em> di Little Richard, col ritornello nonsense che per\u00f2 contiene una delle frasi chiave della storia del Pop moderno: &#8220;Wah bap a loom op, a lop bop boom!&#8221; Che vuol dire? Domanda sbagliata. Nel Rock&#8217;n&#8217;roll, come lo dici \u00e8 sempre stato pi\u00f9 importante di cosa dici. Il messaggio \u00e8 il suono, il ritmo, il tono di voce, l&#8217;attitudine.<\/p>\n<p>Con Dylan invece arriva l&#8217;importanza del testo, la profondit\u00e0, la poesia. Ingredienti molto importanti nella sua opera, e d&#8217;ispirazione per generazioni di autori e cantanti che iniziano a concentrarsi sul testo cercando di dire cose profonde. Non sempre l&#8217;operazione riesce, e una parte della musica post-Dylan \u00e8 infestata da testi finto-profondi, pseudo-poetici insopportabili. Non \u00e8 un caso che molti di noi abbiano amato Iggy Pop. La sua teoria (ben spiegata nel documentario <em>Gimme Danger<\/em>) \u00e8 che una canzone non dovrebbe contenere pi\u00f9 di venticinque parole, e in molti casi ci \u00e8 riuscito. La poetica degli Stooges \u00e8 interamente declinata dal suono, dalla struttura dei brani, dal modo di stare in scena. Se avessero cantato l&#8217;elenco del telefono avrebbe fatto poca differenza, anche se il testo di <em>I Wanna Be Your Dog<\/em> resta un capolavoro. A pensarci bene l&#8217;intera storia del Pop si potrebbe dividere in due famiglie: quelli i cui testi sono essenziali (come Springsteen o Leonard Cohen), e quelli che invece basano la propria poetica innanzitutto su altro: Mot\u00f6rhead, Prodigy e mille altri. Per fortuna ci sono anche moltissimi casi in cui parole e musica insieme aumentano l&#8217;effetto: <em>Fight The Power<\/em> dei Public Enemy ha un testo potente incapsulato in un suono che gi\u00e0 dice tutto, come d&#8217;altronde <em>Smells Like Teen Spirit<\/em>, <em>Rastaman Vibration<\/em> o <em>Roadrunner<\/em>. Per\u00f2 all&#8217;epoca la folgorazione di <em>London Calling<\/em> (che pure ha un testo sensato) era nel titolo, nel suono, nell&#8217;ululato di Strummer e nella frase: &#8220;London is drowning and I live by the river&#8221;. Sono ragionevolmente convinto che fosse cos\u00ec anche per la maggioranza dei Punk (almeno in Italia), e che una buona percentuale non si sia mai posta veramente il problema del testo: bastava la musica per capire tutto.<\/p>\n<p>Nel 2019 purtroppo la situazione si \u00e8 capovolta e in ogni canzone \u00f2 obbligatorio un tentativo di poesia. A volte dignitosa o furba, talvolta miserabile, spesso mediocre, molto raramente sublime. Che va benissimo, per carit\u00e0: se devi dire qualcosa, in qualche modo dovrai pure dirla. Per\u00f2 questa ricerca di profondit\u00e0 rischia di oscurare l&#8217;altra met\u00e0 della storia, e cio\u00e8 che nel Pop il messaggio \u00e8 innanzitutto nel suono e poi nel significato. Prima nella pancia e poi nella mente. Insomma se chiedete a me, la musica ha bisogno di meno poesia e pi\u00f9 Babur\u00e8n.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei magici anni &#8217;60 una delle poche occasioni che avevo di ascoltare musica collettivamente era d&#8217;estate al mare, sul Juke box del baretto dello stabilimento. Un gruppo di teenager lo alimentava a monetine, scegliendo la musica che avrebbe sentito tutta la spiaggia: il volume era altissimo. 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