{"id":1513,"date":"2019-10-13T16:19:09","date_gmt":"2019-10-13T14:19:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1513"},"modified":"2020-02-13T16:22:33","modified_gmt":"2020-02-13T14:22:33","slug":"dilemmi-del-pop","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/dilemmi-del-pop\/","title":{"rendered":"Dilemmi del Pop"},"content":{"rendered":"<p>La Popular music attuale vive un dilemma. Fino agli anni &#8217;70 era considerata una cosa lieve, leggera, giovanile. Poi sono intervenuti molti fattori. Negli anni &#8217;80 la generazione del dopoguerra ha l&#8217;et\u00e0 giusta per consumare di nuovo i prodotti Pop della propria giovent\u00f9, che si ricompra in massa su CD. Si inizia anche a guardare all&#8217;indietro: nascono quei fenomeni di nostalgia (per gli anni &#8217;50 innanzitutto, pensate a <em>Grease<\/em> o alla serie <em>Happy Days<\/em>) che portano a elevare quella musica a Vera Musica. Oggi la musica Pop gode di prestigio accademico, si studia alle universit\u00e0, si organizzano mostre in musei pubblici. Mi pare ottimo. \u00c8 anche uno dei motivi per i quali ci si arrabbia quando si sente dire: &#8220;La cultura non produce PIL&#8221;. Frase che rivela una mentalit\u00e0 ancora molto radicata tra i politici italiani. Per molti di loro la cultura si divide ancora in alta e bassa. Quella alta (come la Lirica o certo folclore) va sostenuta perch\u00e9 \u00e8 quella con cui non si guadagna. Invece il Pop sta benissimo, fa un sacco di soldi, non ha bisogno di tutele o di incentivi.<\/p>\n<p>Se vogliamo trovare il prossimo Pavarotti dobbiamo finanziare scuole, mantenere delle orchestre, fare i concorsi, organizzare dei tour all&#8217;estero, a volte anche attraverso l&#8217;Istituto Italiano di Cultura. La cui attivit\u00e0 principale consiste proprio nel sostenere quella cultura che da sola non ce la farebbe. Pure questo mi pare ottimo. Sempre viva il Saltarello Marsicano, un ballo che racchiude in se tutta l&#8217;aspra poesia dell&#8217;Abruzzo profondo: mandiamolo in tourn\u00e9e in Australia. Nel Pop invece vige il Darwinismo puro. Poi, dopo molti anni, se qualcuno ha funzionato (o ha guadagnato bene), fa il giro e diventa cultura alta: escono libri, si ristampano dischi, si rivalutano fenomeni a volte marginali al momento della creazione ma oggi visti come fondativi. Un esempio italiano \u00e8 <em>SXM<\/em> dei Sangue Misto ma ce ne sono davvero molti, dai Negazione a un mucchio di altri amici. Lo sapevano questi, a vent&#8217;anni, mentre facevano le loro cose a budget zero, fotocopiando i flyer, provando in cantina, col furgone senza revisione in giro per l&#8217;Europa, che stavano facendo qualcosa che poi sarebbe stata riverita e studiata? E se s\u00ec, avrebbero preferito essere trattati come chi suona Rossini o Verdi, con sovvenzioni e opportunit\u00e0? Non voglio parlare a nome di nessuno quindi parlo per me, ma ho osservato piuttosto bene la musica italiana degli ultimi 40 anni per poter dire alcune cose con ragionevole certezza.<\/p>\n<p>La risposta alla prima domanda \u00e8 Ni. Per come l&#8217;ho vissuta io, la quasi totalit\u00e0 dei partecipanti non aveva questa percezione. Magari capiva di stare facendo una cosa bella, ma era sostanzialmente incosciente. E questo credo sia un ingrediente fondamentale per fare cose importanti. Per\u00f2 poi, per varie ragioni, qualcuno se ne rende conto anche nel mentre. \u00c8 uno dei motivi di dolore per la sorte di Marco Mathieu dei Negazione, a cui penso spesso e a cui mando un abbraccio. Lui certamente ha avuto questa percezione. In alcuni momenti, in determinate situazioni, all&#8217;epoca ce l&#8217;ho avuta anche io: quando \u00e8 esploso l&#8217;Hip hop italiano avevo quasi trent&#8217;anni, una distanza che mi ha permesso di notare alcuni passaggi, come appunto SXM.<\/p>\n<p>La seconda risposta \u00e8 So. Non credo che a molti sarebbe piaciuto essere finanziati dal Ministero della Cultura. Non per snobismo: i musicisti italiani underground (Punk, Indie, Hip hop, cantautori meno facili, etc.) hanno sempre avuto una rete di locali, club o centri sociali dove suonare (a volte anche all&#8217;estero), e hanno sempre preferito fare da se. Allora, e assai di pi\u00f9 oggi che c&#8217;\u00e8 YouTube. Per\u00f2 magari degli incentivi, un po&#8217; di aiuto, una qualche defiscalizzazione aiuterebbero chi fa scelte meno ovvie. Insomma: ora sappiamo per certo che qualcuno dei musicisti che \u00e8 in stanzetta a suonare, dopodomani sar\u00e0 oggetto di una mostra al MACRO. Possiamo fare qualcosa? Dovremmo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Popular music attuale vive un dilemma. Fino agli anni &#8217;70 era considerata una cosa lieve, leggera, giovanile. Poi sono intervenuti molti fattori. Negli anni &#8217;80 la generazione del dopoguerra ha l&#8217;et\u00e0 giusta per consumare di nuovo i prodotti Pop della propria giovent\u00f9, che si ricompra in massa su CD. 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