{"id":151,"date":"2005-04-28T04:59:05","date_gmt":"2005-04-28T12:59:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/techtools\/2005\/04\/28\/pane-e-%c2%a9-per-tutti\/"},"modified":"2005-04-28T04:59:05","modified_gmt":"2005-04-28T12:59:05","slug":"pane-e-per-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/pane-e-per-tutti\/","title":{"rendered":"Pane e \u00a9 per tutti"},"content":{"rendered":"<p><strong>Uno degli slogan del 2005 \u00e8 &#8220;Meno Copyright!&#8221; Ma non \u00e8 solo la vittoria dello spirito libertario della rete. E&#8217; sempre pi\u00f9 chiaro che i prodotti culturali sono come i bambini: a proteggerli troppo gli si impedisce uno sviluppo sano e regolare.<\/strong><\/p>\n<p>La rete sta rivoluzionando il copyright. E&#8217; ormai evidente che le vecchie regole non reggono la diffusione planetaria di contenuti e la crescita esponenziale di cose proteggibili: blog, pagine personali, perfino le webcam producono byte che generano automaticamente dei diritti. Questo ha creato dei paradossi: quindicenni che parlano del loro gatto Ozzy e dei Blink 182, con la dicitura &#8220;Tutti i contenuti sono \u00a9. Ogni abuso sar\u00e0 punito&#8221;, o immensi, logorroici blog con 4 visitatori al mese e il disclaimer: &#8220;In nome della libera condivisione, i contenuti di questo sito sono concessi in libero uso al popolo della rete&#8221;, che per\u00f2 si guarda bene perfino dal leggerli. In realt\u00e0 non avrebbero torto; la legge, ovviamente scritta pensando ad altro, dice che (salvo diverse disposizioni) qualsiasi cosa venga da noi prodotta \u00e8 &#8220;nostra&#8221;, quindi niente duplicazione o ridistribuzione a qualsiasi titolo: tutti i diritti riservati.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 mai qualcuno dovrebbe voler cedere dei diritti? E&#8217; una questione complessa. Innanzitutto \u00e8 la natura della rete, che nasce come strumento di condivisione; qualsiasi cosa noi vediamo online possiamo clonarla e ripiazzarla altrove: un buon sistema per condividere dati scientifici e tecnici. Questa etica, trasmessa dalla tecnologia anche grazie al Free Software, ha fatto breccia nella Internet generation. Poi c&#8217;\u00e8 la questione degli esordienti: chi inizia \u00e8 cos\u00ec interessato a favorire la circolazione delle sue cose che baratta volentieri un po&#8217; di copyright con la possibilit\u00e0 di allargare il proprio pubblico. Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9. All&#8217;inizio le Major avevano grandi difficolt\u00e0 a concedere a siti come Amazon dei sample da trenta secondi, che invece ormai sono la norma. Perdura invece una situazione ambigua coi trailer e gli spot. Prodotti spesso molto curati e costosi, sono protettissimi da copyright, ma da qualche anno circolano in rete come oggetti di culto. Buffo, no? Della pubblicit\u00e0 che la gente vuole vedere a tal punto da digitalizzarla, scambiarsela e collezionarla. Solo da poco chi detiene questi diritti ha capito che la libera circolazione ne moltiplica l&#8217;effetto all&#8217;infinito, ed ha iniziato assai cautamente a distribuirli. Ma \u00e8 solo l&#8217;inizio: tradizionalmente le discografiche danno i singoli alle radio, sperando che vadano in heavy rotation: questo a volte brucia il pezzo, che lo senti ovunque e non lo devi comprare, ma magari spinge l&#8217;album. Allo stesso modo non sarei sorpreso se il passaggio televisivo di un film ne facesse aumentare le vendite in Dvd, con contenuti speciali, scene tagliate, commenti, ecc. o se in futuro i singoli pop venissero direttamente regalati.<\/p>\n<p>Molto oggi si muove sul fronte del \u00a9: diverse le proposte, da quelle istituzionali come Creative Commons (creativecommons.org) a quelle grassroots, ma a volte sorprendentemente realistiche, come Copydown (che comprende una decina di etichette italiane). E se la seconda almeno per adesso si muove localmente, la prima ha gi\u00e0 avuto la benedizione di un governo (quello Brasiliano, grazie al ministro-musicista Gilberto Gil) ma, cosa pi\u00f9 importante, quella delle Major che hanno consentito ad artisti come i Beastie Boys di partecipare alla compilation di Wired, rilasciata con una licenza che consente la condivisione e in certi casi il campionamento. Sono i primi benefici effetti di un&#8217;idea, quella del meno copyright, che oltre ad essere sacrosanta inizia ad essere conveniente. E l&#8217;ennesima dimostrazione, dopo Napster e i suoi figli legali, che in rete gli utenti mostrano la via e le corporation seguono, a debita distanza &#8211; almeno finora.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno degli slogan del 2005 \u00e8 &#8220;Meno Copyright!&#8221; Ma non \u00e8 solo la vittoria dello spirito libertario della rete. E&#8217; sempre pi\u00f9 chiaro che i prodotti culturali sono come i bambini: a proteggerli troppo gli si impedisce uno sviluppo sano e regolare. La rete sta rivoluzionando il copyright. 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