{"id":15,"date":"2006-12-20T16:29:45","date_gmt":"2006-12-20T14:29:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/inloop\/2006\/12\/20\/la-macchina-del-mondo\/"},"modified":"2006-12-20T16:29:45","modified_gmt":"2006-12-20T14:29:45","slug":"la-macchina-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/la-macchina-del-mondo\/","title":{"rendered":"La macchina del mondo"},"content":{"rendered":"<p>Nel corso della storia ci sono stati infiniti tentativi di incorporare i suoni della natura nella musica. Questi suoni hanno sempre evocato un&#8217;armonia implicita ma sublime: infatti un paesaggio fatto di ruscelli, uccellini e vento viene considerato riposante, mentre il traffico urta i nervi. Per millenni, l&#8217;unico metodo per evocare la natura nella propria musica era di simularla con gli strumenti, e gli esempi sono infiniti &#8211; da Beethoven in gi\u00f9. Col tempo per\u00f2, la corrispondenza violini\/vento e timpani\/tuono si \u00e8 rivelata insufficiente, e insoddisfacente. Tant&#8217;\u00e8 che a fine &#8216;800 si sent\u00ec il bisogno di dotare l&#8217;orchestra di una macchina del vento, un congegnone rotante di legno e stoffa mosso da una manovella. Solo qualche anno dopo, e precisamente negli anni &#8217;30, nasce la Novelty Music, un genere minore ma strepitoso, che ha avuto i suoi paladini in Spike Jones and the City Slickers. Nella Novelty vale tutto, e agli strumenti tradizionali, spesso utilizzati in maniera r\/umoristica, si affiancano pentole, richiami per uccelli e altri oggetti rumorosi &#8211; spesso inseriti nella trama della musica. L&#8217;apoteosi di questo genere restano i cartoni animati di Hanna &#038; Barbera, specialmente quelli musicati dal geniale Carl Stalling. Qui la musica, al servizio di animazioni surreali e impossibili, si frammenta, si sincopa e si miscela con la colonna dei rumori creando una fantasmagoria di audio davvero inaudita. Ovviamente per\u00f2 fino a qui si parla sempre di imitazione dei suoni naturali: le tecniche di registrazione e riproduzione ancora non consentivano di inglobarli in modo convincente, salvo a portarsi degli uccelli in studio, o andare a registrare in campagna.<\/p>\n<p>E&#8217; con la Musica Concreta da un lato, e la Ambient dall&#8217;altro, che questa ricerca torna attuale; e se la prima si proponeva di creare un&#8217;armonia di rumori (con risultati spesso interessanti ma di rado esteticamente piacevoli), la seconda (bench\u00e9 apparentemente affezionata a ambienti artificiali come gli aeroporti) ha spesso cercato di collocarsi al confine tra musica e paesaggio sonoro naturale. La copertina dell&#8217;album &#8220;Cluster &#038; Eno&#8221; \u00e8 quasi un manifesto programmatico: un microfono rivolto verso il mondo. Poi, negli anni &#8217;80, \u00e8 arrivato il digitale, il campionamento, e quello che pareva impossibile \u00e8 diventato semplicissimo: l&#8217;inserimento di rumori e suoni naturali poteva avvenire direttamente in fase di composizione, ampliando immensamente la tavolozza dei suoni impiegabili in un brano musicale.<\/p>\n<p>Purtroppo per\u00f2 questo \u00e8 avvenuto solo in piccola parte. Certo, capita di sentire in una canzone il campionamento di un vetro che si rompe a tempo, o il suono della risacca. Per\u00f2, date le infinite possibilit\u00e0, mi pare davvero pochino, mentre tutto il resto \u00e8 sostanzialmente inesplorato. Come mai non ho ancora sentito un brano di Be bop con un assolo di usignoli? Oggi non solo \u00e8 possibile, ma avrebbe senso: dopotutto Charlie Parker non lo chiamavano Bird? Come mai nessuno ha tentato un&#8217;orchestrazione di La Mer di Debussy utilizzando (con discrezione e eleganza, ovviamente) autentici suoni marini? Forse si ha paura di essere poco filologici? E chi ci dice che Debussy stesso, potendo, non l&#8217;avrebbe quantomeno provato? E chiss\u00e0 perch\u00e9 nessuno ha tentato un&#8217;operazione piuttosto prevedibile, magari orrenda ma di sicuro impatto mediatico, come far eseguire &#8220;Il Volo del Calabrone&#8221; a un Calabrone. Non credo che Rimsky Korsakov se ne avrebbe a male: dopotutto l&#8217;ha scritto lui, e resta uno dei brani pi\u00f9 spudoratamente pop della Storia della Musica, dalle origini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel corso della storia ci sono stati infiniti tentativi di incorporare i suoni della natura nella musica. 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