{"id":141,"date":"2004-06-28T04:38:25","date_gmt":"2004-06-28T12:38:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/techtools\/2004\/06\/28\/computer-il-futuro-e-remote\/"},"modified":"2004-06-28T04:38:25","modified_gmt":"2004-06-28T12:38:25","slug":"computer-il-futuro-e-remote","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/computer-il-futuro-e-remote\/","title":{"rendered":"Computer: il futuro \u00e8 remote"},"content":{"rendered":"<p><strong>Macchine sempre pi\u00f9 potenti e dischi sempre pi\u00f9 grandi, a volte necessari ma perlopi\u00f9 inutilizzati: uno spreco. Per fortuna il futuro del PC somiglia al trasporto intercontinentale: non serve comprarsi l&#8217;aereo, basta fare il biglietto. \u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Chiunque ne abbia mai comperato uno lo sa: oggi un computer costa meno di vent&#8217;anni fa, o dieci. Ma mentre il prezzo \u00e8 sceso la potenza \u00e8 aumentata molte volte. Di quante esattamente lo ha predetto nel &#8217;65 Gordon Moore, co-fondatore della Intel: ogni 18 mesi la velocit\u00e0 dei processori raddoppier\u00e0. E non solo la Legge di Moore si conferma tutt&#8217;ora valida, ma pare che lo sar\u00e0 almeno per altri vent&#8217;anni: processori sempre pi\u00f9 spaventosamente veloci, in grado di eseguire sempre pi\u00f9 miliardi di operazioni al secondo, con dischi rigidi sterminati su cui archiviare tutto lo scibile umano &#8211; e spazio per farne anche una copia di backup.<\/p>\n<p>Il fenomeno ha gi\u00e0 raggiunto proporzioni assurde. Scrivo questo articolo su una macchina dotata di ben due CPU che lavorano su un gigabyte di memoria, e sotto due dischi da 160 giga l&#8217;uno. Ridicolo, se si confronta col primo computer su cui abbia mai scritto: processore da 8 mhz (250 volte pi\u00f9 lento), 1 mega di ram (mille volte di meno) e floppy disk. Differenze salienti nella scrittura? Nessuna. Ma allora non potevo tenermelo? No, perch\u00e9 nel frattempo sono nate altre applicazioni, altri usi del computer:\u00a0 manipolare audio e video, vedere film, trattare immagini a volte immense, giocare a Unreal Tournament&#8230; Tutte funzioni che richiedono grande potenza, e pi\u00f9 ne hai meglio \u00e8. Quindi non \u00e8 per fanatismo che ci si dota di macchine monstre, ma per poter fare tutto &#8211; quando serve.<\/p>\n<p>Ma quando serve? Non poi cos\u00ec spesso, e comunque non sempre. E&#8217; come dire che dovendo correre un Gran Premio alla settimana uno debba circolare sempre in Ferrari F1. Fa ridere, ma lui che deve fare? Non pu\u00f2 mica correre il GP sulla Multipla. Coi computer \u00e8 lo stesso: il mio adesso non si accorge nemmeno che sto scrivendo, ma quando avr\u00f2 finito e potr\u00f2 finalmente dedicarmi al mio attuale passatempo (costruire foreste digitali in 3D determinando specie ed et\u00e0 delle piante, latitudine, altitudine, esposizione, etc.) allora la sua potenza mi servir\u00e0 tutta quanta.<\/p>\n<p>Proprio questa situazione consente la nascita del Distributed Computing: donare (o vendere) il proprio tempo\/macchina a progetti che richiedono grande potenza di calcolo. Il pi\u00f9 suggestivo \u00e8 il ben noto Seti@Home, che analizza i segnali radio provenienti dallo spazio alla ricerca di intelligenze extraterrestri: potete scaricare un piccolo software e mentre scrivete lui cerca messaggi di ET in background. Ma la vera rivoluzione sta in un concetto non nuovo ma semplice, attraente e in qualche modo anche ecologico: il Network Computer.<\/p>\n<p>Basta un monitor, una tastiera e un cavo che ti collega alla rete. Tutto il resto (dalla CPU al software ultimo grido, fino al disco) \u00e8 online e lo usi (e paghi) a richiesta. E se mentre scrivi userai pochissima memoria, quando devi visualizzare un castagneto centenario potrai comperare tutta la potenza che serve per farlo, senza poi doverla tenere l\u00ec a girarsi i pollici. E&#8217; come avere una carrozzeria motorizzabile alla bisogna, o farsi una mastoplastica dinamica: una prima misura per fare jogging e una bella quarta per l&#8217;appuntamento galante. E poi tenere i propri dati altrove protegge dai furti, dagli incendi e perfino (come sanno bene i terroristi) dalla giustizia: uno dei concetti caldi del terzo millennio \u00e8 quello di Paradiso Informatico.<\/p>\n<p>Il Network Computing non c&#8217;\u00e8 ancora, ma ci sono gi\u00e0 chiari segnali in questo senso; per esempio si va diffondendo la pratica di avere la propria agenda in rete: \u00e8 consultabile ovunque e, non esistendo fisicamente, non si pu\u00f2 rubare, perdere, etc. Si vende spazio\/disco online per archiviare dati in remoto. Sembrano piccoli passaggi ma sono i primi di un grande cambiamento, che toccher\u00e0 molte nostre abitudini mentali, usi e costumi: e forse un giorno i nostri nipoti gioiranno nell&#8217;ereditare la concessione di vasti appezzamenti di hard disk a Tonga.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Macchine sempre pi\u00f9 potenti e dischi sempre pi\u00f9 grandi, a volte necessari ma perlopi\u00f9 inutilizzati: uno spreco. 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