{"id":1384,"date":"2017-09-12T15:42:01","date_gmt":"2017-09-12T13:42:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1384"},"modified":"2018-02-12T15:46:26","modified_gmt":"2018-02-12T13:46:26","slug":"lalgoritmo-senza-pieta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/lalgoritmo-senza-pieta\/","title":{"rendered":"L&#8217;algoritmo senza piet\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Nel panorama dei nuovi pericoli digitali, oggi ce n&#8217;\u00e8 uno che spicca su tutti: il maledetto, onnipresente algoritmo. Siamo circondati: dalla Fidaty a Google, da Facebook a Corriere.it, \u00e8 tutto un florilegio di algoritmi. Alcuni grossolani, altri raffinati e sorprendenti, qualcuno infame, oggi gli algoritmi sono di gran lunga il nemico pubblico numero 1. Il concetto \u00e8 semplicissimo: &#8220;Un algoritmo \u00e8 un procedimento che risolve un determinato problema attraverso un numero finito di passi elementari.&#8221; (da Wikipedia) Un buon esempio \u00e8 il celebrato e segretissimo algoritmo di Google search. Il quale \u00e8 in grado di individuare, attraverso &#8220;un numero finito di passi elementari&#8221;, i risultati pi\u00f9 pertinenti di una ricerca, e mostrarceli in ordine di rilevanza. Ma naturalmente questo \u00e8 il grado zero dell&#8217;algoritmo. Google infatti memorizza le ricerche che abbiamo fatto tutti noi (un numero finito, bench\u00e9 inimmaginabile). Quindi ci conosce davvero molto bene, come d&#8217;altronde Facebook, Apple, certamente la Fidaty Card e forse perfino il sonnolento Corrierone. E potrebbe decidere (e magari ha gi\u00e0 deciso) di separare il traffico, per esempio fornendo risultati diversi a seconda di variabili economiche, razziali, o sessuali. Il &#8220;non si affitta a gay&#8221; che ha fatto tanto scalpore in Italia, potrebbe diventare una variabile dell&#8217;algoritmo: non mostrare questo annuncio a persone omosessuali (o di colori diversi dal mio, o che hanno pochi amici su Facebook). Ovviamente, nell&#8217;epoca delle fake news, l&#8217;opinione delle persone si maneggia attraverso raffinati algoritmi, disegnati per rafforzare opinioni, smuovere gli indecisi, convincere le menti semplici. Tutti abbiamo notato che gli algoritmi sono assai imperfetti, a volte grossolani, spesso proprio stupidi, come quello che ci mostra le pubblicit\u00e0 sbagliate su Facebook. Per\u00f2 sappiamo anche tutti che \u00e8 solo una questione di tempo, e che se ieri il traduttore di Google faceva solo ridere, oggi inizia a funzionare sorprendentemente bene.<\/p>\n<p>Le reazioni sono diverse. C&#8217;\u00e8 chi si abbandona e regala i propri dati senza freni, &#8220;tanto ormai sanno gi\u00e0 tutto&#8221;; tiene costantemente accesi Wifi e Bluetooth, clicca ogni cosa, installa sempre. Probabilmente poi ha un&#8217;esperienza commerciale esaltante, e magari \u00e8 contento\/a di ricevere delle email &#8220;proprio sul prodotto che cercava&#8221;. C&#8217;\u00e8 chi invece cerca di difendersi, attivando opzioni di privacy sui social media e sulle app, rifiutandosi di installare software troppo nasuto, come Facebook o Google, o restringendo il tracking geografico. Io cerco di starci attento, ma capisco che \u00e8 una battaglia difficile. Le possibili soluzioni mi sembrano sostanzialmente due, una legata all&#8217;altra.<\/p>\n<p>L&#8217;unico possibile freno all&#8217;algoritmo malvagio, al momento, \u00e8 l&#8217;azione politica, e l&#8217;adozione di standard che impediscano la raccolta e l&#8217;uso indiscriminato dei dati. Ecco come mai l&#8217;Unione Europea periodicamente multa i giganti del Web: si stanno definendo dei confini, individuando dei limiti, e qui in Europa siamo giustamente preoccupati. Purtroppo non \u00e8 cos\u00ec ovunque, ma soltanto attraverso l&#8217;adozione di politiche di regolamentazione si pu\u00f2 immaginare di arginare il problema. E tra queste ce n&#8217;\u00e8 una che mi pare essenziale: svincolare gli smartphone dal software, e favorire la creazione di sistemi operativi mobili indipendenti, non di Apple o di Google, creati apposta per impedire la raccolta dati e proteggere la privacy. Questo passaggio mi sembra cruciale: cos\u00ec com&#8217;\u00e8 stato per i computer in passato (infatti oggi ognuno ci installa quello che crede), dovrebbe essere per gli smartphone.<\/p>\n<p>L&#8217;alternativa \u00e8 un mondo brutto, dove magari fare shopping di scarpe \u00e8 un&#8217;esperienza bellissima, ma dove le opinioni non si incontrano mai, e il consenso regna sovrano. Un mondo dove tutti la pensano come noi, nel quale i prodotti ci assomigliano e Google sembra sapere cosa vogliamo prima ancora che glielo chiediamo, forse prima ancora che lo vogliamo. E lo sa per certo: gliel&#8217;ha detto l&#8217;algoritmo, a cui l&#8217;abbiamo detto noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel panorama dei nuovi pericoli digitali, oggi ce n&#8217;\u00e8 uno che spicca su tutti: il maledetto, onnipresente algoritmo. Siamo circondati: dalla Fidaty a Google, da Facebook a Corriere.it, \u00e8 tutto un florilegio di algoritmi. 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