{"id":1326,"date":"2017-02-03T17:13:11","date_gmt":"2017-02-03T15:13:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1326"},"modified":"2017-11-03T17:21:43","modified_gmt":"2017-11-03T15:21:43","slug":"le-parole-ci-parlano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/le-parole-ci-parlano\/","title":{"rendered":"Le parole ci parlano"},"content":{"rendered":"<p>Ce l&#8217;ha spiegato bene William Burroughs, e l&#8217;ha ribadito anche Laurie Anderson nell&#8217;omonima canzone: Language is a virus. Non solo, ma aggiungerei che il linguaggio stesso, oltre a essere un morbo, pu\u00f2 esso stesso essere colpito da malattie, sindromi e deficienze. Attenzione: nessuno \u00e8 immune. Non voi, non io, ma neanche l&#8217;Accademia della Crusca: le malattie del linguaggio, comunque le si intendano, sono universali.<\/p>\n<p>Secondo Burroughs (intervistato da Klaus Maeck nel film <em>Commissioner of Sewers<\/em>), Il sintomo pi\u00f9 ovvio dell&#8217;infezione sarebbe che il linguaggio \u00e8 &#8220;compulsivo e involontario. E&#8217; molto difficile interrompere il flusso di parole (nel pensiero); gran parte delle persone non ci provano, ma se lo facessero si accorgerebbero che \u00e8 estremamente difficile. Quindi il linguaggio \u00e8 qualcosa che accade contro la nostra volont\u00e0.&#8221; Provare per credere. Ma Burroughs va oltre, introducendo un altro concetto utilissimo: &#8220;La parola sembra essere un organismo vivente, che pu\u00f2 diventare pericoloso.&#8221; Un&#8217;idea fulminante, che ognuno di noi pu\u00f2 esplorare di persona: come nasce il linguaggio? Come si riproduce? Esiste un Darwinismo delle parole? Come mai ci troviamo a usare tutti le stesse espressioni, fino a farle diventare odiose? E&#8217; possibile che siamo tutti portatori non sani di virus linguistici? E se cos\u00ec fosse, c&#8217;\u00e8 una cura?<\/p>\n<p>Franco Fabbri, nella sua newsletter (che spesso contiene frasi e citazioni utili), scrive: &#8220;Alcune delle parole ed espressioni (in ordine alfabetico) che rendono istantaneamente inutili le cure antiipertensive del mio cardiologo: a 360 gradi, alla grande, assolutamente no, assolutamente s\u00ec, bipartisan, blindato, cantautorato, casta, ci sta, col botto\/ha fatto il botto, come dire, criticit\u00e0, d&#8217;antan, declinare, devastante, dialogare, \u00e8 nel mio\/suo\/loro DNA, (di) eccellenza, ed \u00e8 polemica, fare la quadra, fare sistema, fare spogliatoio, gattopardesco, gogna mediatica, in grande spolvero, in qualche modo, Mattarellum (e Porcellum, Italicum, Consultellum), (i) mercati, meritocrazia, mettere dei paletti, mozzafiato, piuttosto che, problematiche, quant&#8217;altro, quello che \u00e8, quelli che sono, sdoganare, senza se e senza ma, silenzio assordante, (questo o quello) spacca, spiritualit\u00e0, straordinario, tolleranza zero.&#8221;<\/p>\n<p>Una lista interessante (che potrebbe andare avanti a lungo: kermesse, mitico, un attimino\/momentino\/minutino, attenzionare, ecc.), e lievemente inquietante: sono parole che in qualche misura usiamo quasi tutti, io di sicuro. Non solo, ma forse anche <em>inquietante<\/em> potrebbe far parte della lista. E allora, come si fa? Franco, che \u00e8 un raffinato intellettuale, me la spiega cos\u00ec: &#8220;S\u00ec, il linguaggio &#8220;ci parla&#8221; (o, meglio, siamo parlati dal linguaggio). Un po&#8217;, per\u00f2, si pu\u00f2 resistere: mi sembra che la capacit\u00e0 di resistere dipenda per cos\u00ec dire dalla profondit\u00e0, da qualcosa che sta sotto la superficie.&#8221; Ecco, questo \u00e8 uno sforzo che si pu\u00f2 provare a fare: cercare le parole un pochino sotto la superficie. L&#8217;altro tentativo che si pu\u00f2 fare \u00e8 quello di ascoltarsi. Pare ovvio, ma spesso l&#8217;impressione \u00e8 che le persone siano sorde a se stesse, in preda ai sintomi dell&#8217;avvelenamento, completamente &#8220;parlate&#8221; dal linguaggio. Basta accendere la televisione per accertarsene: alcuni conduttori (per esempio di telegiornali, non faccio nomi che tengo famiglia) sono evidentemente allo stadio terminale, e la connessione bocca-orecchie-cervello si \u00e8 fusa completamente. Naturalmente i media sono tra i principali untori della lingua, e il linguaggio grossolano della tv, e dei media in rete, \u00e8 una delle ragioni del degrado linguistico.<\/p>\n<p>Sul linguaggio dei politici invece sono tutti d&#8217;accordo: secondo Burroughs &#8220;serve a confondere, invece che a spiegare&#8221;. Fabbri \u00e8 pi\u00f9 disilluso: &#8220;I politici, purtroppo, oggi sono le persone pi\u00f9 superficiali di tutte.&#8221; In certi casi raggiungendo un paradosso letale: pi\u00f9 parlano, meno hanno da dire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ce l&#8217;ha spiegato bene William Burroughs, e l&#8217;ha ribadito anche Laurie Anderson nell&#8217;omonima canzone: Language is a virus. 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