{"id":1322,"date":"2017-01-08T15:18:39","date_gmt":"2017-01-08T13:18:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1322"},"modified":"2017-09-08T15:24:24","modified_gmt":"2017-09-08T13:24:24","slug":"estrema-unzione-della-ragione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/estrema-unzione-della-ragione\/","title":{"rendered":"Estrema unzione della ragione"},"content":{"rendered":"<p>Apprendo che in Italia c&#8217;\u00e8 un&#8217;ondata di rifiuto dell&#8217;Olio di palma, che sarebbe ritenuto inferiore, cattivo, dannoso per l&#8217;ambiente, mortale: quell&#8217;Olio non piace, e bisogna smettere di usarlo. Scopro che alcuni grandi produttori difendono la bont\u00e0 del proprio olio, manco fosse extra-vergine spremuto a freddo: lo sanno tutti che l&#8217;Olio di palma costa meno perch\u00e9 \u00e8 inferiore, e loro lo usano apposta. Altri invece appongono bollini sulle confezioni: non contiene Olio di palma. Sarebbe solo l&#8217;ultima di una infinita serie di polemiche che periodicamente circondano un ingrediente o l&#8217;altro &#8211; chiacchiere raramente interessanti. La questione dell&#8217;Olio di palma invece mi fa pensare a una cosa molto importante, piuttosto brutta e intensamente vera.<\/p>\n<p>L&#8217;attuale situazione geo-politica nasce da secoli di colonialismo. Il colonialismo \u00e8 la prassi, da parte di nazioni ricche e potenti, di conquistare terre selvagge e sconosciute (a loro, ovviamente) e farne i propri domini. Per farci cosa? Ovviamente per produrre beni (esotici, lussuosi, o anche in quantit\u00e0 gigantesche) a uso e consumo del paese dominante. Ci sono centinaia di esempi nella storia. Tra i pi\u00f9 eclatanti c&#8217;\u00e8 quello dell&#8217;India: quando gli Inglesi concessero l&#8217;indipendenza (o meglio, furono costretti a andarsene) nel 1949, l&#8217;intera industria indiana era progettata per produrre merci (spesso semi-lavorate) per il mercato britannico. Ci vollero molti anni prima di riconvertire quelle fabbriche. Finito il colonialismo politico, \u00e8 venuto quello economico. Oggi sappiamo tutti benissimo che alcune merci (caff\u00e8, cacao, certa frutta e verdura, e molto altro) vengono prodotte in paesi meno ricchi (dell&#8217;Asia, dell&#8217;Africa e del Sud America, le stesse aree del vecchio colonialismo) e vendute da noi, in Europa e USA (e adesso, pian piano, anche altrove). Non solo: sappiamo anche che, nel caso di prodotti particolarmente popolari, intere aree del pianeta sono state dedicate a quella coltivazione &#8211; a volte con effetti devastanti. E&#8217; il caso del Mais, il cui sciroppo negli ultimi anni ha sostituito il pi\u00f9 costoso Zucchero di Canna praticamente ovunque, dalle bevande gasate ai dolciumi industriali. Questa domanda immensa ha indotto milioni di contadini sud e nord-americani (che a differenza di quelli europei hanno meno sovvenzioni, e quindi stanno sul mercato) a passare a questa coltivazione, con un impatto notevole sull&#8217;economia: molti altri prodotti che una volta erano coltivati localmente, oggi sono importati. Il prezzo del Mais ovviamente lo fanno i grandi acquirenti, in regime di sostanziale monopolio. Di questi argomenti si parla da anni, ed \u00e8 la ragione per cui si trovano caff\u00e8 e cioccolata equi e solidali: sono tutti mercati dominati da giganti.<\/p>\n<p>Il caso dell&#8217;Olio di palma \u00e8 perfino pi\u00f9 spettacolare. Sappiamo che le foreste dell&#8217;Amazzonia stanno scomparendo. Lo sappiamo perch\u00e9 ci riguarda: la scomparsa di quelle foreste provocher\u00e0 cambiamenti climatici anche da noi. Il metodo con cui le eliminano si chiama <em>Slash &amp; Burn<\/em>, taglia e brucia. Secondo voi, poi che cosa ci fanno su quel terreno? Campi da calcio? Centri commerciali? No: ci coltivano, tra l&#8217;altro, milioni di Palme da olio, ad uso dell&#8217;industria alimentare mondiale, principalmente quella occidentale. Olio che noi (cio\u00e8 le nostre industrie) paghiamo due soldi, essendo l&#8217;unico cliente. Adesso viene fuori che ad alcuni consumatori, in Italia, l&#8217;Olio di palma non piace pi\u00f9, \u00e8 cattivo e rovina il pianeta. E&#8217; certamente vero, ma da un punto di vista geo-politico il problema \u00e8 lo stesso del Cacao o del Caff\u00e8, e la soluzione non \u00e8 certamente smettere di consumare questi prodotti, ma di farlo pi\u00f9 responsabilmente. Aspettarsi che delle merendine industriali facciano bene alla salute \u00e8 evidentemente un&#8217;idiozia. Il problema \u00e8 tutto un altro: il funzionamento del mercato globale, la relazione tra nord e sud del mondo, la qualit\u00e0 dei consumi. Questioni geo-politiche importanti, che non si risolvono sostituendo istericamente un grasso con un altro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Apprendo che in Italia c&#8217;\u00e8 un&#8217;ondata di rifiuto dell&#8217;Olio di palma, che sarebbe ritenuto inferiore, cattivo, dannoso per l&#8217;ambiente, mortale: quell&#8217;Olio non piace, e bisogna smettere di usarlo. 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