{"id":13,"date":"2006-10-16T18:36:37","date_gmt":"2006-10-16T16:36:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/inloop\/2006\/10\/16\/quality-last\/"},"modified":"2006-10-16T18:36:37","modified_gmt":"2006-10-16T16:36:37","slug":"quality-last","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/quality-last\/","title":{"rendered":"Quality last!"},"content":{"rendered":"<p>Una delle diatribe ricorrenti degli audiofili, specie questa sempre pi\u00f9 rara, riguarda la minor qualit\u00e0 del CD rispetto a quello del disco e pi\u00f9 ancora il nastro. E&#8217; un dibattito antico, interessante e per certi versi anche pericoloso: l&#8217;industria non \u00e8 certamente passata al CD per motivi di qualit\u00e0: era pi\u00f9 economico, pi\u00f9 automatizzabile, pi\u00f9 facilmente stoccabile e distribuibile e, soprattutto, le consentiva di rivenderci l&#8217;intero repertorio, creando cos\u00ec un anno zero dell&#8217;industria discografica (in realt\u00e0 durato una decade) che le ha praticamente salvato la vita. Insistere sulla cattiva qualit\u00e0 dei CD potrebbe incoraggiarla a insistere sul Super Audio CD (SACD), nel tentativo di rifilarci &#8220;The White Album&#8221; per la quinta o sesta volta a prezzo pieno.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 invece una questione, forse marginale, che mi d\u00e0 da pensare e di cui voglio parlarvi. Nelle nuove tecnologie, l&#8217;attenzione alla buona qualit\u00e0 \u00e8 enorme in certi settori, come quello della HDTV, ma scarsa in altri &#8211; come per esempio la qualit\u00e0 audio. Non solo, ma si tende a sacrificare la bont\u00e0 dell&#8217;ascolto per puntare su altri fattori: la portatilit\u00e0, la leggerezza (in bytes), la miniaturizzazione. Col risultato che, paradossalmente, pi\u00f9 il tempo passa e pi\u00f9 si sente peggio.<\/p>\n<p>L&#8217;audiofilo degli anni &#8217;70 non solo sceglieva i vari componenti del suo impianto in base ai suoi gusti sonori, ma arredava una stanza quasi appositamente: l&#8217;ascolto era un&#8217;esperienza estetica, oltre che musicale. Le sue cuffie, immense, lo aiutavano a isolarsi dal mondo (quello immediatamente intorno allo stereo, essendoci il cavo). La posizione perfetta per la cuffia era sdraiati a occhi chiusi, completamente immersi nell&#8217;ascolto. Poi \u00e8 arrivata la cassetta, che si sentiva peggio ma era registrabile, e soprattutto portatile: la musica esce dal soggiorno e irrompe nel mondo. Qualche anno dopo compare il walkman; l&#8217;ascolto, tra la cassetta e le cuffie leggere, non \u00e8 un granch\u00e9, ma il concetto geniale di personal audio funziona, e il walkman diventa il principale riproduttore di musica per milioni di persone. E gli audiofili?A loro le cose non vanno benissimo: tra radioni a luminaria e compattoni con cd, radio e cassette, il mercato dell&#8217;Hi-fi \u00e8 entrato in crisi negli anni &#8217;80 ed \u00e8 cambiato per sempre.<\/p>\n<p>Col diffondersi di Internet la situazione ha avuto un ulteriore tracollo: oggi le principali casse di molte persone sono quelle porcherie da 7 euro che hanno attaccate al computer; ma anche se avessero speaker migliori, comunque ci ascolterebbero degli Mp3. E l&#8217;Mp3 suona male, specie i generi musicali non pop (con meno bassi e meno dinamica). Tutti i nuovi standard audio per il pubblico (come WMA o AAC) non puntano sulla qualit\u00e0, bens\u00ec sulla riduzione del file. Personalmente diffido di qualsiasi formato definito &#8220;loseless&#8221;: compressione senza perdita \u00e8 un po&#8217; come dire &#8220;mangi e non ingrassi&#8221;, non regge.<\/p>\n<p>Oggi il paradosso \u00e8 compiuto, e il vero lusso nel campo dell&#8217;audio (un lusso di massa, s&#8217;intende) \u00e8 anche lo status symbol della studentessa fica del 2006: l&#8217;Ipod, bello pieno di mp3, con le sue mediocri cuffiette bianche. Volendole sostituire con un altro paio ci sono non pochi problemi: i molti modelli disponibili nei negozi si caratterizzano per la miniaturizzazione, l&#8217;allaccio, il colore, la pressione dei bassi, il volume massimo, ma nemmeno uno punta sulla buona qualit\u00e0 dell&#8217;ascolto &#8211; salvo a comprarsi i buoni vecchi cuffioni di una volta. Quindi forse \u00e8 vero che il CD suona peggio del Vinile. Purtroppo per\u00f2 l&#8217;Mp3 suona meno del CD, e tutto lascia pensare che il prossimo standard suoner\u00e0 anche peggio. Per\u00f2 in un Ipod c&#8217;entreranno decine di milioni di canzoni. Quindi al futuro la qualit\u00e0 dell&#8217;audio sembra interessare poco. Dice infatti lo spot: &#8220;Fino a 20.000 canzoni&#8221;. Sono circa 70 giorni di musica, 1.700 ore. Magari stavolta bastano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle diatribe ricorrenti degli audiofili, specie questa sempre pi\u00f9 rara, riguarda la minor qualit\u00e0 del CD rispetto a quello del disco e pi\u00f9 ancora il nastro. 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