{"id":1284,"date":"2016-04-20T13:03:00","date_gmt":"2016-04-20T11:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/?p=1284"},"modified":"2016-10-13T16:11:02","modified_gmt":"2016-10-13T14:11:02","slug":"architettura-insostenibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/architettura-insostenibile\/","title":{"rendered":"Architettura insostenibile"},"content":{"rendered":"<p>Esistono moltissime categorie professionali che, in un modo o nell\u2019altro, aderiscono a un codice deontologico, una serie di regole e orientamenti che ne influenzano le scelte. In alcuni casi si tratta di obblighi di legge: i giudici non possono avere rapporti personali con gli imputati; i medici hanno l&#8217;obbligo alla riservatezza; i giornalisti sono tenuti a non rivelare le proprie fonti. In altri casi esistono dei codici di auto-regolamentazione, spesso generici, a volte molto antichi, quasi mai rispettati pienamente. Si va dal giuramento di Ippocrate dei medici (che a leggerlo fa sorridere) al codice di autodisciplina dei pubblicitari, che \u00e8 umorismo allo stato puro: la r\u00e9clame non dovrebbe indurre &#8220;l\u2019abitudine a comportamenti alimentari non equilibrati&#8221;. Certo.<\/p>\n<p>Da qualche anno mi interrogo sulla deontologia professionale dei designer, e di recente anche degli architetti. Nella vita di tutti i giorni ci troviamo ad avere a che fare con migliaia di oggetti, tutti disegnati da qualcuno. Certi sono pensati bene, altri meno. Alcuni piacciono proprio per l&#8217;apparente assenza di design, mentre invece c&#8217;\u00e8 chi adora lo spremi-agrumi di Philippe Starck, classico esempio di design ardito ma scarsamente funzionale. In questo caso per\u00f2 si sa da prima (anche per via del prezzo, a volte inversamente proporzionale alla funzionalit\u00e0) e si pu\u00f2 scegliere. I designer per\u00f2 non immaginano soltanto forchette, ma esercitano la loro creativit\u00e0 anche in una gamma sempre pi\u00f9 varia di strumenti contro l&#8217;umanit\u00e0. Oggetti disegnati allo scopo di scoraggiare, impedire, maltrattare, e anche lesionare. Panchine anti-barbone, spunzoni anti-seduta, scalini anti-skate, ma anche manganelli pi\u00f9 dolorosi, manette pi\u00f9 strette, e il capolavoro del design maledetto: il razor wire, il nuovo filo spinato con spunzoni e lame affilate, che se non ti sfiletta, comunque ti sfregia. Chi \u00e8 che si mette a immaginare un filo spinato pi\u00f9 feroce? Non ti andava bene quello che c&#8217;era? E come fai a dormire la notte? Non li vedi i profughi in tv? Almeno Smith &amp; Wesson avevano la decenza di metterci la faccia. A pensarci bene, ognuno di questi oggetti ha dietro uno stronzo, anonimo, che si \u00e8 seduto alla scrivania e ha pensato: &#8220;Adesso invento una panchina che impedisca ai barboni di dormirci sopra&#8221;. Mi sono chiesto: ma non ce l&#8217;hanno un codice deontologico i designer? Apparentemente no.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1285\" style=\"border: solid gray 1px;\" src=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/BL4_16w.jpg\" alt=\"bl4_16w\" width=\"650\" height=\"846\" srcset=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/BL4_16w.jpg 650w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/BL4_16w-230x300.jpg 230w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><\/p>\n<p>Se si va a vedere, nella storia delle carceri (vedi &#8220;Sorvegliare e Punire&#8221; di Michel Foucault) la grande innovazione architettonica \u00e8 il <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Panopticon\" target=\"_blank\">Panopticon<\/a> di Jeremy Bentham, che consente a poche guardie di sorvegliare tanti detenuti. Molte carceri sono costruite intorno a quel progetto. Naturalmente bisogna intendersi sul concetto di galera: \u00e8 riabilitazione? E&#8217; pena? E&#8217; un posto dove teniamo i cattivi? Serve anche a spaventare, e quindi la sua durezza \u00e8 uno strumento di dissuasione al crimine? La risposta \u00e8 complessa, e diversa da paese a paese. Per\u00f2 aprendo Google maps, si scopre un universo di architettura perverso e a volte terrificante. Il carcere di super-massima sicurezza di Pelican Bay (foto) \u00e8 diviso in due parti: una generale, con aree esterne. E poi la famigerata Secure Housing Unit: un cluster a forma di X di edifici bianchi in mezzo a un terreno sterile. Un recinto elettrico circonda tutto il perimetro. Qualcuno ha ideato e progettato tutto questo. Non solo, ma centinaia di suoi colleghi hanno disegnato e realizzato edifici in cui l&#8217;architettura viene usata come strumento correzionale, se non di tortura. Naturalmente i carcerieri vogliono carceri pi\u00f9 feroci. E trovano degli architetti che gliele disegnano, gente che poi magari si fa pure bella col design sostenibile. Chi sono? Dove abitano?<\/p>\n<p>Bisognerebbe istituire il Premio Panopticon, per il designer e l&#8217;architetto che si sono distinti maggiormente nell&#8217;odio verso l&#8217;umanit\u00e0. Cos\u00ec almeno sappiamo chi sono, e magari scopriamo cosa spinge un essere umano a immaginare cose cos\u00ec brutte e spiacevoli.<\/p>\n<p>PS: questo mese fanno vent&#8217;anni che scrivo su Rumore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esistono moltissime categorie professionali che, in un modo o nell\u2019altro, aderiscono a un codice deontologico, una serie di regole e orientamenti che ne influenzano le scelte. 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