{"id":1264,"date":"2016-02-17T13:10:16","date_gmt":"2016-02-17T12:10:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/?p=1264"},"modified":"2016-02-17T13:10:16","modified_gmt":"2016-02-17T12:10:16","slug":"oggi-domani-e-laltroieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/oggi-domani-e-laltroieri\/","title":{"rendered":"Oggi, domani e l&#8217;altroieri"},"content":{"rendered":"<p>Insegnando Storia della Cultura Pop, spesso mi trovo davanti studenti ventenni con un&#8217;idea molto precisa e terribile. Secondo loro sarebbe esistita un&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro della musica, un passato mitico e non riproducibile, che farebbe da matrice a tutta la musica e cultura Pop successiva. E che per sempre ci ricorderemo degli anni &#8217;60 e &#8217;70 (anche i &#8217;50 e gli &#8217;80, ma meno) come &#8220;mitici&#8221; (nel senso pi\u00f9 genuino del termine) e fondativi. A volte ne sanno molto, altre volte quasi niente (per un ventenne, la storia del Pop \u00e8 familiare ma non ben nota, gli arriva a pezzi e mai cronologicamente), per\u00f2 questa rimane una costante: il passato non solo influenza il presente (come \u00e8 giusto che sia, e come gli dico anche io), ma lo batte a man bassa. E io su questo ho qualche imbarazzo, innanzitutto per motivi personali: non riesco a immaginare niente di pi\u00f9 brutto di uno dell&#8217;et\u00e0 dei tuoi genitori che ti insegna che il passato \u00e8 meglio del presente. Infatti cerco di essere obiettivo, di sottolineare anche gli aspetti negativi del passato, di far loro presente che stanno vivendo in una rivoluzione (quella digitale) che sta cambiando molte cose, non necessariamente in peggio &#8211; anzi. Per\u00f2 continuo a vedere studenti con la maglietta dei Clash (sciolti nel 1986, circa dieci anni prima della loro nascita), che ascoltano i Doors (terminati nel &#8217;71), se non addirittura i Dream Theater (il passato non passa, neanche quando dovrebbe).<\/p>\n<p>Naturalmente, bench\u00e9 io la pensi diversamente, il fatto che per loro sia cos\u00ec \u00e8 interessante. E posso capire come quegli anni, cos\u00ec diversi da questi, diventino leggendari. Certo, \u00e8 allora che sono fiorite alcune spinte culturali (l&#8217;antirazzismo, l&#8217;ecologia o il pacifismo militante, per esempio) che sono centrali ancora oggi. E&#8217; anche la fase in cui le culture giovanili (e il concetto di giovent\u00f9) diventano protagoniste, almeno apparenti, della societ\u00e0. Molta della musica di quegli anni informa quella odierna, in un modo o nell&#8217;altro. Perfino la moda parrebbe vivere in un ciclo di eterni ritorni, con costanti rimandi al passato e rarissime ipotesi sul futuro. Quindi magari \u00e8 vero, la cultura Pop ha avuto un momento esplosivo, e oggi viviamo ancora nella coda di quella cometa. E sento chiedere (dagli studenti, ma anche da gente pi\u00f9 colta e titolata, perfino sui giornali): chi sono i nuovi Beatles? Dov&#8217;\u00e8 l&#8217;album fondamentale, il <em>The Dark Side Of The Moon<\/em> del 2016? Chi \u00e8 il nuovo Freddie Mercury?<\/p>\n<p>Beh, \u00e8 ovvio che guardando la questione da questa prospettiva, parrebbero avere ragione. Per\u00f2 ho due obiezioni. Quando ci si trova a vivere una fase culturale, non si ha l&#8217;esatta percezione del panorama: negli anni &#8217;70, gli anni &#8217;70 sembravano orrendi, malgrado uscissero dischi importanti, o nascessero nuovi generi molto significativi. Il mondo sembrava bloccato, non si intravedevano soluzioni, i miei coetanei si sparavano per strada. Poi, passato del tempo, gli anni &#8217;70 sono diventati &#8220;mitici&#8221; (nel senso gergale) e indimenticabili. Quindi \u00e8 molto possibile che mentre si rimpiangono i Pink Floyd, ci si perda qualcosa di altrettanto importante per il futuro, che succede oggi &#8211; o domani.<\/p>\n<p>Ma la cosa interessante mi pare un&#8217;altra: aspettarsi i nuovi Beatles mi pare assurdo. Immaginare un cambiamento culturale come quello degli anni &#8217;60 non ha senso. Quelli erano gli anni &#8217;60, con Dylan e Woodstock. Questi sono anni molto, molto diversi. Sono diverse le modalit\u00e0, sono diversi gli strumenti, e sono diverse anche le forme. Negli anni &#8217;60 la musica aveva anche la funzione di trasportare idee e atteggiamenti culturali. Oggi non \u00e8 cos\u00ec (salvo a farsi fare fessi dagli U2) &#8211; ma per la musica. Il lavoro di uno come Banksy, per esempio, trasporta benissimo idee, atteggiamenti culturali e politici. Il nuovo Freddie Mercury di sicuro non canter\u00e0 We Are The Champions. I nuovi Beatles sono Banksy, Jimmy Wales e Larry Sanger (i creatori di Wikipedia) o Bram Cohen (che ha inventato Bittorrent). Vere Popstar del XXI\u00b0 secolo, anche portatrici di idee nuove. Altro che Bono.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Insegnando Storia della Cultura Pop, spesso mi trovo davanti studenti ventenni con un&#8217;idea molto precisa e terribile. Secondo loro sarebbe esistita un&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro della musica, un passato mitico e non riproducibile, che farebbe da matrice a tutta la musica e cultura Pop successiva. 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