{"id":1261,"date":"2016-01-15T14:55:06","date_gmt":"2016-01-15T13:55:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/?p=1261"},"modified":"2016-01-15T14:55:06","modified_gmt":"2016-01-15T13:55:06","slug":"il-rumore-del-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/il-rumore-del-futuro\/","title":{"rendered":"Il Rumore del futuro"},"content":{"rendered":"<p>A chi piace la pubblicit\u00e0? Quasi a nessuno, tranne ai pubblicitari che godono nel persuadere i loro simili a consumare porcherie. Nella migliore delle ipotesi la consideriamo un male necessario, il prezzo che ci tocca pagare per guardare film in tv, pagare un po&#8217; meno tasse comunali, o leggere il giornale online. Oggi per\u00f2, almeno su internet, abbiamo un&#8217;alternativa: gli Ad-blocker, programmi che eliminano la pubblicit\u00e0. La rete \u00e8 stracolma di immondizia: pop-up, banner, video che si avviano da soli, cookie infami che ci mandano messaggi ricavati dalle nostre ricerche (tracking), e via dicendo. Da alcune di queste nefandezze gi\u00e0 ci difende il browser, che pu\u00f2 bloccare i pop-up, non accettare cookie malvagi e prevenire il tracking. La tecnologia Ad-blocker per\u00f2 \u00e8 diversa: non si vede proprio pi\u00f9 nessuna pubblicit\u00e0 &#8211; niente.<\/p>\n<p>Qualche settimana fa ho installato uno di questi software, e devo confessare di aver goduto molto: il web senza r\u00e9clame \u00e8 meraviglioso, la grafica \u00e8 pi\u00f9 bella (i banner sono davvero ripugnanti, maledetto chi li fa cos\u00ec), le pagine sono pi\u00f9 leggibili, e hai la certezza che il tuo computer non si metta a gridare &#8220;Passa a Vodafone!&#8221; mentre stai leggendo un articolo. Inoltre, almeno all&#8217;inizio, nessun sito sembrava registrare la presenza del mio blocker. Vedevo tutto come gli altri, ma senza r\u00e9clame. Poi una mattina, sul sito internazionale del Guardian, mi compare un educatissimo messaggio: &#8220;Abbiamo notato che usi un Ad-blocker. Forse ti piacerebbe supportarci in un altro modo? Puoi diventare sostenitore a partire da 5\u20ac.&#8221; Dopodich\u00e9, la mia pagina \u00e8 cambiata: le notizie sono rimaste ma le opinioni, e gli articoli pi\u00f9 lunghi, sono scomparsi.<\/p>\n<p>Molto interessante, anche se non \u00e8 il primo caso: tutti i grandi quotidiani hanno delle strategie, bench\u00e9 diverse. Repubblica.it spesso rimanda a articoli presenti solo sul giornale a pagamento (cartaceo o digitale). Il New York Times, e la rivista New Yorker, consentono l&#8217;accesso gratuito a un numero limitato di articoli al mese. Il sito del Corriere \u00e8 solo un surrogato della versione di carta. Non solo, ma la stragrande maggioranza delle testate giornalistiche, inclusa Rumore, sta cercando di capire quale potrebbe essere la strategia giusta per passare interamente al digitale, mantenendo per\u00f2 la propria natura.<\/p>\n<p>Oggi viviamo in un mondo in transito, da un modello dove i contenuti avevano un costo (perlopi\u00f9 pagato dall&#8217;utente finale), a uno, quello digitale, nel quale niente sembra costare. La realt\u00e0 per\u00f2 \u00e8 diversa: il sito del Guardian \u00e8 gratis? No, e il loro cortese messaggio lo dice chiaramente. A guardarci bene, nessuno dei &#8220;servizi gratuiti&#8221; che usiamo ogni giorno lo \u00e8. Paghiamo con altra moneta: i nostri dati (che valgono letteralmente oro), e guardando la r\u00e9clame. L&#8217;alternativa \u00e8 sborsare denaro: Spotify ha la pubblicit\u00e0, ma non nella versione a pagamento.<\/p>\n<p>Quindi credo che tutti noi, come utenti, dovremmo farci una domanda: come preferiamo pagare le informazioni, la musica e l&#8217;intrattenimento? Le opzioni, oggi, mi sembrano chiare. Possiamo scambiare i nostri dati personali con dei servizi, e cio\u00e8 il modello Facebook\/Google\/Youtube &#8211; che non prevedono affatto un&#8217;opzione a pagamento. Oppure possiamo guardare la r\u00e9clame in cambio di un accesso minimo alle informazioni, come fanno Repubblica.it e il sito del Guardian. L&#8217;alternativa \u00e8 pagare, non vedere affatto la pubblicit\u00e0 e leggere articoli pi\u00f9 lunghi, o assai costosi da realizzare (ci sono reportage che richiedono mesi di ricerche). Lo stesso vale per la musica, i film e qualsiasi altro contenuto che abbia un costo di realizzazione. Questo \u00e8 un concetto che ormai dovremmo aver capito: non tutti i contenuti sono uguali. E ce ne sono alcuni, per esempio l&#8217;informazione indipendente o la musica ben fatta, che probabilmente ci conviene sostenere. L&#8217;alternativa \u00e8 di ritrovarci solamente con musica adatta alla pubblicit\u00e0, e informazioni sponsorizzate. Un mondo magari gratuito, ma davvero infame.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A chi piace la pubblicit\u00e0? Quasi a nessuno, tranne ai pubblicitari che godono nel persuadere i loro simili a consumare porcherie. 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