{"id":1236,"date":"2015-07-25T09:00:05","date_gmt":"2015-07-25T08:00:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/?p=1236"},"modified":"2015-07-25T09:00:05","modified_gmt":"2015-07-25T08:00:05","slug":"il-mistero-dellorecchio-senza-palpebra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/il-mistero-dellorecchio-senza-palpebra\/","title":{"rendered":"Il mistero dell&#8217;orecchio senza palpebra"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1238\" src=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/lstn.png\" alt=\"noise area icon\" width=\"160\" height=\"159\" \/>Una delle materie che insegno con grande piacere ogni anno \u00e8 Psicologia della percezione, che nel primo anno del corso di Sound Design nella quale \u00e8 inserita, si chiama &#8220;Ascolto&#8221;. La domanda \u00e8 legittima: ma che c&#8217;\u00e8 bisogno di un corso per imparare a ascoltare? Non bastano le orecchie? La risposta \u00e8 certamente s\u00ec: le orecchie bastano, ma bisogna imparare a usarle come si deve. L&#8217;ascolto infatti \u00e8 una delle esperienze pi\u00f9 semplici (la voce della mamma, il paesaggio sonoro dell&#8217;infanzia), e insieme pi\u00f9 complesse e profonde. Ci provoca immenso piacere, ma anche turbamento e disperazione, ci consola e ci rassicura, ma pu\u00f2 scassarci la minchia come pochissime altre cose. E, comunque la si guardi, \u00e8 un&#8217;esperienza spesso misteriosa.<\/p>\n<p>L&#8217;orecchio \u00e8 uno strumento molto sofisticato, che usiamo in mille modi oltre che per ascoltarci canzoni. L&#8217;equilibrio dipende da lui, ma anche la certezza che, di notte, in casa sia tutto tranquillo. L&#8217;orecchio, che non ha palpebra o direzionalit\u00e0 come l&#8217;occhio, usa il cervello per selezionare le informazioni rilevanti. Ecco come mai, anche in una situazione rumorosa, sentiamo subito se qualcuno ci chiama. Il suono organizzato in musica (certamente la forma pi\u00f9 sofisticata di disegno del suono) ha effetti non paragonabili a nessuno delle altre esperienze sensoriali: pu\u00f2 farci piangere, mettere irrefrenabilmente in moto il nostro corpo, o annoiarci a morte. Per secoli la sordit\u00e0 \u00e8 stata considerata (erroneamente) una disabilit\u00e0 mentale, dato che chi non sente dalla nascita ha difficolt\u00e0 a esprimersi verbalmente. Il linguaggio infatti ha una stretta relazione con l&#8217;emissione fisica delle parole: pare che mentre si legge, i muscoli della gola facciano dei piccoli movimenti, corrispondenti alle parole che si stanno leggendo.<\/p>\n<p>La principale differenza con gli altri sensi (forse con l&#8217;eccezione del gusto, e di suo cugino l&#8217;olfatto) \u00e8 che l&#8217;ascolto si basa sul tempo, che \u00e8 la superficie del suono (assieme al silenzio, o meglio all&#8217;idea del silenzio &#8211; che nella realt\u00e0 non esiste). Un brano musicale si sviluppa nel tempo, e se una bella canzone durasse 7 secondi, non sarebbe soddisfacente. Per lo stesso motivo, un suono spiacevole, musicale o meno, ci infastidisce (o annoia) cos\u00ec tanto: se una composizione elettronica atonale durasse 7 secondi (e non 7 ore) non sarebbe altrettanto noiosa; se il rumore del traffico ci entrasse in casa solo per 7 minuti al giorno, sarebbe accettabile. Nella musica, il nostro senso del tempo viene manipolato dalla struttura: quando ricomincia la strofa dopo il ritornello, \u00e8 come se una canzone ricominciasse &#8211; con la differenza che adesso gi\u00e0 la &#8220;sappiamo&#8221;, e possiamo aspettare che torni di nuovo. Di pi\u00f9: se una musica ci prende, quanti riascolti ne esauriscono l&#8217;effetto? 7? 700? 700 milioni?<\/p>\n<p>Tutti sappiamo sentire, e in molti sappiamo ascoltare. Per\u00f2 ascoltiamo soltanto quello che ci piace, e quasi sempre in maniera completamente sensuale: ci abbandoniamo alla musica, o a un paesaggio sonoro rilassante e piacevole. Compito di chi manipola i suoni dovrebbe invece essere quello di saper ascoltare sempre, di capire la natura timbrica e strutturale di quello che gli passa per le orecchie. Da cose molto semplici (che strumenti sto ascoltando? Qual&#8217;\u00e8 la struttura di questo brano?) a cose pi\u00f9 difficili, come cogliere l&#8217;incredibile complessit\u00e0 del suono di una lattina che rotola per le scale (semplice, naturalissimo nel suo sviluppo ma non riproducibile artificialmente), o cercare di intuire l&#8217;essenza sfuggente dello Sharawadji &#8211; &#8220;quella sensazione di pienezza che si crea talvolta nella contemplazione di un paesaggio sonoro complesso la cui bellezza \u00e8 inspiegabile.&#8221;<\/p>\n<p>E&#8217; un bellissimo viaggio, che faccio insieme a studenti assai incuriositi, qualche volta annoiati, spesso stupiti. Lo facciamo aiutandoci con un bel libro, <a href=\"http:\/\/www.lim.it\/nuovosito\/scheda.php?id=97\" target=\"_blank\">Repertorio degli Effetti Sonori<\/a>, di J.F. Augoyard e H. Torgue (2003 LIM), dove sono ben spiegate molte delle esperienze sonore possibili, incluso il favoloso Sharawadji.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle materie che insegno con grande piacere ogni anno \u00e8 Psicologia della percezione, che nel primo anno del corso di Sound Design nella quale \u00e8 inserita, si chiama &#8220;Ascolto&#8221;. La domanda \u00e8 legittima: ma che c&#8217;\u00e8 bisogno di un corso per imparare a ascoltare? Non bastano le orecchie? 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