{"id":1176,"date":"2014-11-24T16:52:37","date_gmt":"2014-11-24T14:52:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/?p=1176"},"modified":"2014-11-24T16:52:37","modified_gmt":"2014-11-24T14:52:37","slug":"tutti-musicisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/tutti-musicisti\/","title":{"rendered":"Tutti musicisti?"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi vent&#8217;anni, o forse addirittura trenta, \u00e8 periodicamente riemersa una polemica musicale, recentemente riaccesa dall&#8217;arrivo di tablet e smartphone. E&#8217; musica quella cosa che chiunque pu\u00f2 produrre pigiando dei bottoni lampeggianti sul tablet? E se s\u00ec, di chi \u00e8? Di chi pigia, o di chi ha programmato quel software? Belle domande, che tornano a ogni nuova tecnologia: la batteria elettronica, il MIDI, le workstation, Fruity Loops, Garage Band e adesso app come <a href=\"http:\/\/nodebeat.com\/\" target=\"_blank\">Nodebeat<\/a> o <a href=\"http:\/\/loopseque.com\/\" target=\"_blank\">Loopseque<\/a>. Le pongono perlopi\u00f9 i musicisti gi\u00e0 navigati, gente che magari ha studiato musica classica, e spesso lo fanno con veemenza: vedono gente qualsiasi che ruota palle colorate su uno schermo, spesso senza sapere esattamente cosa stia facendo, e produce &#8220;musica&#8221; &#8211; che magari per qualcuno suona meglio della loro. Mi pare una storia ricca di equivoci, e con una interessante morale.<\/p>\n<p>La prima domanda da affrontare mi pare la seconda: che sia musica o meno, di chi \u00e8? Questo dipende sempre, ma nella stragrande maggioranza dei casi \u00e8 il software a determinare cosa succede &#8211; specialmente nei programmi musicali semplificati, come Garage Band, dove magicamente tutto funziona. Chiunque abbia provato a fare musica da zero, a partire da singoli suoni o strumenti musicali, sa benissimo che non funziona quasi mai &#8211; specie all&#8217;inizio. Quello che pare facile diventa difficilissimo, azzecchi le note ma magari sbagli il tempo, ecc. Con certe app invece, perfino un sordo potrebbe produrre cose interessanti, tracciando delle linee ondulate su un tablet. Che poi questo gesto produca l&#8217;apertura di un filtro (un effetto comune nella techno) su un giro di batteria pre-inscatolato dalla fabbrica (e probabilmente programmato da qualcuno che sapeva cosa stava facendo), all&#8217;utente finale non interessa: pigia, il telefono produce musica e lui si diverte. In questo senso un programma come Nodebeat, che io trovo delizioso (si muovono dei punti, cio\u00e8 dei nodi, sullo schermo, attivando una sequenza di suoni sintetici che viene influenzata dalla posizione dei vari nodi), \u00e8 un gioco. Un bel gioco, secondo me, pensato assai bene da musicisti per far giocare gli utenti. Se ci pensate bene, Seth Sandler e Justin Windle, gli inventori di Nodebeat, stanno facendo una cosa che sta a cavallo tra la composizione e la programmazione, tra il gaming e la musica. Il prodotto finale sar\u00e0 tanto loro quanto di chi muove i nodi, avendo l&#8217;impressione di &#8220;fare della musica&#8221;.<\/p>\n<figure id=\"attachment_1179\" aria-describedby=\"caption-attachment-1179\" style=\"width: 550px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1179\" src=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/ndbt.png\" alt=\"Nodebeat\" width=\"550\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/ndbt.png 550w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/ndbt-300x225.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-1179\" class=\"wp-caption-text\">Nodebeat<\/figcaption><\/figure>\n<p>Questo ci traghetta alla prima domanda: \u00e8 musica? Beh, questo dipende sempre. All&#8217;inizio il Rock&#8217;n&#8217;roll veniva definito rumore primitivo dai cultori della classica: &#8220;Basta sapere quattro accordi per essere considerati musicisti?&#8221; La risposta la sapete da soli: le canzoni che ho amato di pi\u00f9 sono proprio di quattro accordi, o tre, o uno (come Mannish Boy di Muddy Waters). Naturalmente qui il discorso \u00e8 diverso, ma non tanto &#8211; una volta chiariti i termini della questione: Nodebeat \u00e8 un gioco che produce musica, ideata da Sandler e Windle e mescolata, ag\u00ecta, maneggiata da terzi. Di per se l&#8217;app \u00e8 silente, quindi quella musica richiede la presenza di un utente per esistere. A differenza di un sax per\u00f2, qua si ride subito. La ragione \u00e8 che quella musica l&#8217;hanno fatta degli altri.<\/p>\n<p>Lo spunto per il finale me lo suggerisce Garage Band, popolare software Apple pensato per far fare musica a chiunque: tutto funziona, va a tempo, ecc. In teoria si produce musica &#8220;virtualmente indistinguibile&#8221; da quella che si sente per radio, o quasi. Questo \u00e8 spesso vero per il suono e per il ritmo, ma mai, ripeto mai, per la struttura &#8211; cio\u00e8 cosa succede dopo 30 secondi, al minuto 2 o subito prima del finale. Questo \u00e8 sempre il principale problema dei musicisti inesperti, e nel 201X mi pare la vera risposta a quella domanda. S\u00ec, suona assai bene, quindi parrebbe musica. Ma cosa succede nel tempo? Qual \u00e8 la sceneggiatura, la struttura narrativa del tuo pezzo? Perch\u00e9 a fare unz unz ci pensa il programma &#8211; ma al dipanarsi della vicenda puoi pensarci solo tu.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi vent&#8217;anni, o forse addirittura trenta, \u00e8 periodicamente riemersa una polemica musicale, recentemente riaccesa dall&#8217;arrivo di tablet e smartphone. 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