{"id":1136,"date":"2014-01-12T16:18:00","date_gmt":"2014-01-12T14:18:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/?p=1136"},"modified":"2014-01-12T16:18:00","modified_gmt":"2014-01-12T14:18:00","slug":"1963-1969","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/1963-1969\/","title":{"rendered":"1963 &#8211; 1969"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono diverse fasi d&#8217;oro della storia della cultura Pop: congiunzioni perfette che creano grandi accelerazioni. Probabilmente il periodo pi\u00f9 denso finora \u00e8 stato quello che va dal &#8217;63 al &#8217;69. Pi\u00f9 ne so (allora ero bambino), pi\u00f9 ne capisco la persistente importanza, in zone anche molto distanti dalla cultura Pop &#8211; da Papa Francesco all&#8217;Ecologia, da Matteo Renzi al Telethon, da Gaga a King Krule: senza quei sei anni, oggi sarebbe tutto diverso.<\/p>\n<p>1963: Dylan pubblica <em>Blowin&#8217; in the wind<\/em>, dove dice di sentire nel vento qualcosa che cambia. Cosa? Quasi tutto. I giovani, fino a quel momento Ribelli senza causa (titolo originale di <em>Giovent\u00f9 Bruciata<\/em>, &#8217;55), di cause iniziano a trovarne a iosa: la guerra fredda, il senso di fine imminente causato dalla bomba atomica, quella calda del Vietnam (che scoppia nel &#8217;65), il razzismo (la segregazione negli USA \u00e8 abolita nel &#8217;60) e l&#8217;ingiustizia in generale: verso i giovani, le donne (che da questo periodo elaborano concetti oggi diventati universali) il sud del mondo, i poveri, i lavoratori &#8211; insomma quelli che, cinquant&#8217;anni dopo, la generazione di <em>Occupy<\/em> ha chiamato il 99%. La protesta non si esprime soltanto attraverso l&#8217;attivismo. Lo stile gioca un ruolo decisivo: i maschi si fanno crescere i capelli, e le ragazze indossano i jeans. Questo sposta il campo di battaglia dal politico al personale, creando fratture nelle famiglie, a scuola e nella vita sociale. Ecco cosa scrive il Corriere della Sera nel &#8217;65: &#8220;I capelloni si lamentano. Dicono che non danno noia a nessuno e che stanno l\u00ec, sulla scalinata di Piazza di Spagna (ritrovo dei ragazzi all&#8217;epoca, ndr), perch\u00e9 \u00e9 bello e gli piace. Non \u00e9 una buona ragione. Essi sono brutti \u00a0e non piacciono a noi.&#8221; Capito? Per far incazzare di brutto bastava lo stile. Un meccanismo poi diventato fisso nelle culture pop, dal Punk all&#8217;Hip hop (stile tutt&#8217;ora spesso deplorato nei media), ma purtroppo sempre meno efficace. Quando il suono della musica si inasprisce, elettrificandosi prima e poi diventando distorto, si tratta di una rivolta sonica: nel &#8217;65 Dylan fu odiatissimo dai fan del Folk per essere diventato &#8220;Rock&#8221;; gli Who per gli adulti erano inascoltabili, per via della distorsione. In Italia, i nuovi cantanti vennero definiti &#8220;Urlatori&#8221;, espressione che ovviamente contiene una punta di disprezzo. E&#8217; la madre di tutte le battaglie sonore della cultura Pop, dal Metal al Noise, dalla Techno al Grunge.<\/p>\n<p>Nella seconda met\u00e0 dei &#8217;60 i sentieri iniziano a separarsi radicalmente: sar\u00e0 l&#8217;effetto dell&#8217;LSD (che diviene illegale solo nel &#8217;66. Prima lo provano a milioni, incluso Fellini nel &#8217;64), sar\u00e0 il suono distorto di Hendrix, ma sempre pi\u00f9 giovani sembrano sempre meno disposti ad adeguarsi. Se ne accorge perfino la Rai; nel &#8217;66 lancia il programma radio <em>Per voi giovani<\/em>, che ha avuto grandi pregi (come trasmettere musica eccellente con uno stile innovativo) e un difetto ingenuo e rivelatore: il nome, che spiega bene chi \u00e8 voi e chi noi. Ma queste contromisure funzionano solo in parte: non solo i giovani scoprono la politica e scoppia il &#8217;68 (un po&#8217; ovunque nel mondo), ma gli hippie vanno in India (all&#8217;inizio appresso ai Beatles, nel &#8217;67) o ai festival (tipo Woodstock, che \u00e8 quasi un esperimento di societ\u00e0 dei giovani). Nascono la Contro-cultura, che sar\u00e0 uno dei propellenti essenziali nella creazione della rete Internet, e la Stampa musicale, che alla lunga influenzer\u00e0 tutta l&#8217;altra. Si fa strada anche una nuova coscienza del mondo, pi\u00f9 globale, che oggi \u00e8 quella dominante: dall&#8217;ecologia e la multi-culturalit\u00e0 fino ai cibi alternativi, il bio, e via dicendo.<\/p>\n<p>Il finale \u00e8 noto: malgrado le richieste dei giovani, nell&#8217;immediato nulla sembra cambiare, e il senso di sconfitta \u00e8 acuto. In Italia gli anni &#8217;60 si chiudono bruscamente con la strage di Piazza Fontana (dicembre &#8217;69), che uccide anche molte speranze, oltre a 17 persone. Alla lunga per\u00f2 quei sei anni hanno vinto, e oggi si ritrovano ovunque. Potenza della cultura Pop, che pare facile, e invece.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono diverse fasi d&#8217;oro della storia della cultura Pop: congiunzioni perfette che creano grandi accelerazioni. Probabilmente il periodo pi\u00f9 denso finora \u00e8 stato quello che va dal &#8217;63 al &#8217;69. 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