{"id":1130,"date":"2013-12-12T19:21:24","date_gmt":"2013-12-12T17:21:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/?p=1130"},"modified":"2013-12-12T19:21:24","modified_gmt":"2013-12-12T17:21:24","slug":"you-are-what-you-is","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/you-are-what-you-is\/","title":{"rendered":"You are what you is*"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1131\" title=\"\" src=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/BL12_13.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"150\" \/>Come ormai abbiamo realizzato quasi tutti, Internet ci aiuta a risolvere certi problemi, e in certi casi estende alcune nostre potenzialit\u00e0. Per\u00f2, come pure abbiamo capito in molti, prima di aiutarci (e in alcuni casi anche mentre ci aiuta) ci pone dei dilemmi. Tra i compiti pi\u00f9 curiosi, imbarazzanti e bizzarri della modernit\u00e0 ce n&#8217;\u00e8 uno che \u00e8 toccato a chiunque abbia tentato di esistere online, aldil\u00e0 di consultare Wikipedia: riempire un profilo. All&#8217;apparenza si tratta di un&#8217;operazione semplicissima, perfino banale, che per\u00f2 in certi casi pu\u00f2 rivelarsi insospettabilmente complessa &#8211; considerando che le conseguenze di quello che pubblichiamo possono essere assai varie, e in certi casi alquanto ramificate.<\/p>\n<p>Gran parte dei profili in realt\u00e0 sono piuttosto basici: nome (o soprannome), cognome (anche di fantasia), data di nascita (magari inventata ma sempre sopra i 18, che senn\u00f2 poi quel sito ci tratta da minori) e luogo di residenza (non necessariamente esistente: su Facebook conosco talmente tanta gente nata a Vaffanculo che m&#8217;\u00e8 quasi venuta voglia di andarci, una volta). In molti casi la questione finisce qui, considerando anche che i nostri dati, quelli davvero personali (gusti, abitudini, porno preferiti, saldo bancario, ecc.), sono comunque a disposizione del miglior offerente. Sui Social Network per\u00f2 la questione si complica; innanzitutto ci vuole una foto. Naturalmente si pu\u00f2 sempre metterne una di Belushi o di Uma Thurman in Kill Bill, per\u00f2 tendenzialmente si cerca di trovare un&#8217;immagine che ci renda giustizia. Purtroppo sembrerebbe che noi non siamo i migliori giudici delle nostre foto, e della loro efficacia nel descriverci; un buon esempio \u00e8 la bocca a paperella, posa tipica nei profili dei &#8220;giovani&#8221; (anagrafici o meno): perch\u00e9? Cosa immaginano che racconti di loro quella boccuccia spinta fuori? Ficaggine? Erotismo? Grande elasticit\u00e0 labiale? Non saprei, ma qualcosa ci dev&#8217;essere: \u00e8 un fenomeno talmente diffuso che esistono svariati blog celebrativi.<\/p>\n<p>Il problema si fa pi\u00f9 spinoso quando ci si chiede di declinare i nostri gusti &#8211; film, libri, musica e via dicendo. Il meccanismo qui \u00e8 pi\u00f9 perverso: \u00e8 possibile che qualcuno a cui piace Lady Gaga invece dichiari di essere un fan di King Krule? Se lui, o lei, pensa che questa scelta lo\/la renda pi\u00f9 cool agli occhi del mondo, mi pare assai probabile. Anche perch\u00e9 Gaga piace a tutti (tranne a noi, ovviamente), mentre citare Krule ci descrive come giovani profondi e struggenti, ascoltare i Clash ci classifica come ribelli, nominare Johnny Cash ci associa alla sua intramontabile coolness. Il punto naturalmente \u00e8: devo descrivermi come sono, o come vorrei essere? Devo dichiarare anche le mie debolezze (sempre parte di me), o il mio profilo \u00e8 come un rimorchio da bar, dove la frase iniziale non dovrebbe mai essere: &#8220;Ciao, ho un pessimo carattere&#8221;? La questione \u00e8 davvero molto interessante, al punto che chi la studia ha coniato una definizione, <em>Online Persona<\/em>, anche per descrivere la differenza (e le similitudini, anche involontarie) tra come siamo e come ci rappresentiamo in rete.<\/p>\n<p>Riempire un profilo diventa orribilmente difficile quando usiamo Internet per qualcosa che ci sta a cuore. L&#8217;esempio perfetto \u00e8 chi cerca un partner su uno dei molti siti di accoppiamento, che hanno algoritmi complessi e pongono mille domande. Qui ogni informazione pare decisiva, e se \u00e8 facile scegliere tra mare e montagna, tra dolce e salato, il dilemma \u00e8 subito dietro l&#8217;angolo: qual \u00e8 il mio colore preferito? Scelgo un generico beige col rischio di sembrare banale, o azzardo un deciso fuchsia? Cosa voglio dalla vita? Giustizia per tutti o un grasso conto in banca? Cosa mi fa ridere? Zalone o Jaques Tati? Il mio tempo libero lo impiego a fare volontariato, o a giocare a GTA? E come descriverei il mio stile? Domande impossibili, dalle conseguenze potenzialmente decisive. Ma il vero domandone finale \u00e8 un altro: per raccontare noi stessi, \u00e8 meglio un film neo-realista o un tripudio di effetti speciali?<\/p>\n<p>(Questa versione differisce leggermente da quella pubblicata su Rumore)<\/p>\n<p>* Titolo di Frank Zappa<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come ormai abbiamo realizzato quasi tutti, Internet ci aiuta a risolvere certi problemi, e in certi casi estende alcune nostre potenzialit\u00e0. Per\u00f2, come pure abbiamo capito in molti, prima di aiutarci (e in alcuni casi anche mentre ci aiuta) ci pone dei dilemmi. 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