{"id":1095,"date":"2013-05-03T14:48:53","date_gmt":"2013-05-03T12:48:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/?p=1095"},"modified":"2013-05-03T14:48:53","modified_gmt":"2013-05-03T12:48:53","slug":"dare-e-avere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/dare-e-avere\/","title":{"rendered":"Dare e avere"},"content":{"rendered":"<p>Quando sono entrato nel mondo del &#8220;lavoro musicale&#8221; il mercato aveva una configurazione completamente diversa: la musica circolava in CD, LP e cassette, Internet non c&#8217;era, i masterizzatori iniziavano a diffondersi e la pirateria era fatta dalle mafie che vendevano copie illegali di musica e film nei mercati. Le case discografiche regnavano incontrastate, tant&#8217;\u00e8 che potevano permettersi di spendere in campagne contro la &#8220;pirateria domestica&#8221; &#8211; le cassette registrate per gli amici &#8211; che a detta loro stava &#8220;uccidendo la musica&#8221; (il tempo \u00e8 galantuomo, adesso si capisce quanto fossero stolte queste affermazioni). I profitti erano buoni, e perfino chi vendeva poco riusciva a mettere insieme un reddito &#8211; spesso integrandolo con concerti, passaggi radiotelevisivi, ecc.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 successo il finimondo: la rete, Napster, Bittorrent, iTunes &#8211; fino ai nuovi servizi di musica in streaming. Sappiamo tutti che in questa rivoluzione, anche economica, qualcuno ci ha guadagnato (il pubblico, i provider, i venditori di PC, la Apple) e altri ci hanno rimesso (le discografiche, gli artisti, i distributori, i negozianti &#8211; insomma l&#8217;industria). Allo stesso tempo si \u00e8 diffusa una nuova idea, che corrisponderebbe a una nuova configurazione economica del mercato musicale. Semplificando molto: la musica \u00e8 gratis, o costa comunque pochissimo (i servizi di streaming hanno tariffe flat), e i musicisti guadagnano facendo altro: concerti, dj set, merchandising, talent show, ecc. Poi naturalmente Adele vende un botto su iTunes (che ha una politica spregevole), ma per le band meno pop (quelle di cui parliamo nelle altre pagine di Rumore), gran parte delle quali &#8220;lavora per vivere&#8221; (a differenza di Madonna) l&#8217;economia si \u00e8 notevolmente ristretta, sulla base del principio &#8220;musica gratis, reddito dai concerti e da altro&#8221;. Sorvolo su qualsiasi considerazione sul fatto che fare i dischi \u00e8 un lavoro di per s\u00e9 che andrebbe retribuito, o che fare i tour \u00e8 molto divertente ma anche un massacro, specie per le band indie che fanno molte date a pochi soldi. Voglio seguire questa logica, perch\u00e9 il punto mi pare un altro.<\/p>\n<p>Essere fan di un artista ha sempre significato qualcosa di bi-direzionale: tu riesci a dire quello che vorrei dire ma non so come dirlo, mi apri scenari estetici, poetici e sonori nuovi, sonorizzi la mia esistenza &#8211; e io ti mantengo, perfino nel lusso. E&#8217; sempre stato cos\u00ec, nella storia della Popular Music. Il fatto che io abbia contribuito (direttamente, quasi versandogli dei soldi in banca) al saldo del conto corrente di Muddy Waters, Bob Dylan, gli Area e i Modern Lovers non \u00e8 affatto irrilevante. Sono felicissimo di averlo fatto, anche facendo dei sacrifici: io nei dischi ci spendevo tutta la paghetta, e un pezzo del reddito quando ne ho avuto. Questo per\u00f2 mi ha reso protagonista della storia artistica e personale di questi musicisti, specialmente di quelli meno noti, e particolarmente degli esordienti. Ho un legame molto speciale con chi ha comperato i miei due album &#8211; diverso da quello che ho con chi li ha scaricati e a cui magari sono pure piaciuti assai. Ovviamente essere indipendenti aiuta: un conto \u00e8 mantenere un artista, un altro \u00e8 finanziare le discografiche.<\/p>\n<p>Non credo che si debba tornare indietro, anzi. Penso per\u00f2 che si debba recuperare quel concetto, e ripensare la relazione che abbiamo con quello che ci piace. Penso che gli artisti debbano muoversi (molti lo stanno gi\u00e0 facendo, a volte in maniera assai creativa) per ricreare quel genere di dinamica bilaterale. E il pubblico deve assolutamente ripensare il proprio rapporto con la musica (e chi la fa), che spesso \u00e8 una parte centrale della vita. Non credo che avere tutti gli mp3 di una band significhi esserne dei fan; forse neanche cantare ai concerti o comprare la maglietta. Bisogna riavvicinarsi a un rapporto pi\u00f9 profondo, basato su un&#8217;idea che mi pare ovvia: se hai una parte cos\u00ec importante nella mia vita, anche io dovrei (orgogliosamente) averne una altrettanto importante nella tua &#8211; non solo in termini sentimentali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando sono entrato nel mondo del &#8220;lavoro musicale&#8221; il mercato aveva una configurazione completamente diversa: la musica circolava in CD, LP e cassette, Internet non c&#8217;era, i masterizzatori iniziavano a diffondersi e la pirateria era fatta dalle mafie che vendevano copie illegali di musica e film nei mercati. 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