{"id":1040,"date":"2012-07-12T10:10:08","date_gmt":"2012-07-12T08:10:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/wm\/?p=1040"},"modified":"2012-07-12T10:10:08","modified_gmt":"2012-07-12T08:10:08","slug":"mettere-mano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/mettere-mano\/","title":{"rendered":"Mettere mano"},"content":{"rendered":"<p>Tra le mille, nuove possibilit\u00e0 artistiche offerte dalle tecnologie digitali c&#8217;\u00e8 anche l&#8217;interattivit\u00e0, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di personalizzare un&#8217;esperienza. Esistono molti generi di interattivit\u00e0: clicca qui, passeggia l\u00ec, muovi le braccia, premi il pulsante colorato, lancia la palla, ecc. A questi gesti corrisponde abitualmente una qualche variazione nel flusso (nel caso di musica video) o nella composizione, per esempio cromatica, nel caso di arti spaziali.<\/p>\n<p>Com&#8217;\u00e8 successo? Come mai oggi sentiamo l&#8217;esigenza di personalizzare un&#8217;esperienza, di interagire con le arti? La prima ragione \u00e8 naturalmente che oggi si pu\u00f2, grazie appunto alle nuove tecnologie: sensori, raggi, interfacce manipolabili che rendono possibili queste soluzioni. Poi naturalmente c&#8217;\u00e8 l&#8217;estetica del PC, macchina interattiva per eccellenza. Penso anche che l&#8217;uso del telecomando, che possiamo chiamare zapping oppure montaggio interattivo personalizzato, abbia qualche responsabilit\u00e0. Oggi sembra che la passivit\u00e0, tratto storicamente saliente degli spettatori, non soddisfi pi\u00f9 e che invece si desideri mettere mano.<\/p>\n<p>Comunque sia successo, oggi esistono due macro-generi di arte interattiva, assistita e libera. Nel primo caso le opzioni sono di numero finito, pre-programmate, e lo spettatore opta &#8211; a volte in maniera consapevole (come nel caso degli esperimenti teatrali e cinematografici di finale multiplo a scelta), altre volte no: in uno spazio mappato con delle sonorit\u00e0 fisse che si attivano spostandosi in una certa zona, il suono risultante sar\u00e0 prevedibile dal compositore, anche se lo spettatore non se ne accorge e avr\u00e0 l&#8217;impressione di interagire. Nel secondo caso invece si fornisce all&#8217;utente uno &#8220;strumento&#8221; non convenzionale (per esempio che si suona danzando in uno spazio) dove il risultato finale sar\u00e0 interamente dovuto ai movimenti dell&#8217;utente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1041 alignnone aligncenter\" style=\"border: solid gray 1px;\" src=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/IL7-12.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"335\" srcset=\"https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/IL7-12.jpg 500w, https:\/\/www.sergiomessina.com\/wm\/wp-content\/uploads\/2012\/10\/IL7-12-300x201.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/p>\n<p>Bench\u00e9 trovi la questione assai interessante, il modo in cui si pensa oggi l&#8217;interattivit\u00e0 mi lascia abbastanza tiepido. La mia impressione \u00e8 che funzioni bene solo se applicata a concetti e modalit\u00e0 completamente nuovi, mentre nelle forme artistiche a noi note sia meno efficace &#8211; proprio concettualmente. Mi spiego: l&#8217;idea del film con finale multiplo scelto dagli utenti mi fa orrore. Voglio il finale dell&#8217;autore, per poi poter dire che non mi piaceva. Un quadro del quale posso cambiare i colori non mi convince: se ce l&#8217;ho \u00e8 proprio anche per via del modo sublime nel quale l&#8217;autore l&#8217;ha colorato. Potrei fare di meglio? Non credo. Per me il bello dell&#8217;esperienza dell&#8217;arte \u00e8 anche essere prigionieri della fantasia altrui, spettatori di scelte magari sconcertanti &#8211; che io non farei.<\/p>\n<p>Invece mi affascinano moltissimo due sviluppi: l&#8217;interazione come gioco, che funziona benissimo anche coi pi\u00f9 piccini e ha infiniti possibili sviluppi, e l&#8217;idea di poter suonare una stanza, dipingere l&#8217;aria o scolpire muovendo le mani: cose rese possibili dalle nuove tecnologie. In questo caso l&#8217;artista diventa un progettista di strumenti &#8211; e l&#8217;arte, si sa, \u00e8 nascosta dentro gli strumenti. L&#8217;utente, dopo una curva di apprendimento, impara a utilizzarli producendo dei risultati solo parzialmente prevedibili. Sta accadendo nei videogiochi, genere interattivissimo e pieno di utenti fuoriclasse, il cui comportamento \u00e8 prevedibile dal progettista solo fino a un certo punto. Ecco: credo che il futuro dell&#8217;interaction design sia pi\u00f9 simile a G.T.A. (gioco dall&#8217;interattivit\u00e0 complessa e profonda) che a &#8220;Clicca 1 per il lieto fine&#8221;.<\/p>\n<p>Foto: <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/File:Reactable_Multitouch.jpg\" target=\"_blank\">Reactable, di Daniel Williams (Wikimedia)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le mille, nuove possibilit\u00e0 artistiche offerte dalle tecnologie digitali c&#8217;\u00e8 anche l&#8217;interattivit\u00e0, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di personalizzare un&#8217;esperienza. Esistono molti generi di interattivit\u00e0: clicca qui, passeggia l\u00ec, muovi le braccia, premi il pulsante colorato, lancia la palla, ecc. 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