Falso

Me l’ha regalata il mio amico SC e la indosso ultrafiero, la mia nuova tuta di marca aadidaso, fantastico tarocco probabilmente perfino legale. Le grandi aziende e i commercianti fanno un gran putiferio sui falsi, che danneggerebbero i loro interessi e quelli dei consumatori. Ma come funziona la contraffazione dei marchi del dorato mondo delle merci firmate?

Esistono in commercio tre tipi di falsi:

1) Il tarocco identico, il più temuto da produttori e commercianti (e più amato dai consumatori occidentali). Si tratta dell’esatta riproduzione di un oggetto, marchio compreso. Copie a volte curatissime, altre volte grossolane, con le cuciture sbagliate e le stampe che vengono via. In vendita sulle bancarelle e in certi negozi, i tarocchi identici sono l’accessorio di base di chi vorrebbe ma non può, e infatti su di me non hanno alcuna presa: non mi metterei un capo di Krizia nemmeno sotto tortura – figurarsi un tarocco. Mi pare piuttosto evidente che nella stragrande maggioranza dei casi non c’è truffa ai danni del consumatore, il quale spesso cerca dei buoni falsi nel tentativo di sentirsi fichissimo risparmiando qualche liretta: il tarocco infatti costa assai meno pur sembrando l’originale, almeno da lontano (da quanto lontano dipende dalla qualità del falso).

E’ ovviamente possibile, nel caso di merci molto ben copiate (o di consumatori particolarmente tonti), che queste vengano vendute come vere al prezzo dell’originale o poco meno. Fermo restando che ogni forma di truffa ai danni dei consumatori va punita, penso che se uno vuole spendere due milioni per una borsetta e si compra un falso, beh mi dispiace ma non piango: si vede che se lo poteva permettere. Non solo: il tarocco che ha comperato svolge comunque la funzione dell’originale (portare oggetti, nel caso di una borsa), quindi il truffato ne ha semmai solo un danno d’immagine, ed essendo un babbione che spende due milioni per una borsa se lo merita tutto. Le ditte produttrici sostengono che la pirateria gli fa perdere miliardi. Sarà pure vero, ma se gli stilisti hanno trovato il modo di vendere una borsa qualsiasi (riproducibile da chiunque, costo di produzione 13.000 lire) a due milioni, perché si arrabbiano se poi qualcuno li copia? E che c’hanno, il monopolio dei fessi?

2) Il tarocco fantasioso. L’anno scorso sono stato in Thailandia, patria del tarocco senza remore. Il concetto è semplice: basta applicare qualsiasi etichetta di qualsiasi stilista o azienda a qualsiasi oggetto o capo d’abbigliamento. Il risultato è strepitoso: si trovano sei, sette magliette identiche, una vicino all’altra, disponibili in un’unica taglia ma con marchi diversi: la vuole di Versace o la preferisce Nike? C’è poi un fiorire di oggettistica marchiata che l’azienda in questione non si sognerebbe mai di produrre, come il portacenere di Dolce e Gabbana o il coltellino svizzero di Valentino. L’apoteosi? Una maglietta qualsiasi marchiata D&G & Valentino, comperata subito. Anche qui le aziende si lamentano, secondo me più a sproposito: come può danneggiare qualcuno un’incredibile t-shirt rosa con le palme e le scritte “Viagra” e “Oakley”?

3) Il tarocco sublime: le scarpe Mike, i pantaloni di Vermace e la giacca di Armadi. La mia tuta aadidaso (28.000 lire) ha sul davanti della giacca il nome scritto enorme: se incrocio le braccia scompaiono la prima e l’ultima lettera e si svela il trucco. Il marchio aadidaso ha cinque foglioline, e invece del banale slogan “simply adidas” ha scelto il più poetico “timply aadidaso”. Chi si compra questa splendida tuta o ha senso dell’umorismo o della scritta non gliene può fottere di meno, alla salute delle aziende produttrici.

Un’ultimo esercizio: immaginare gli stessi meccanismi applicati alla musica: l’ultimo album dei Deftones falso, identico ma suonato un po’ peggio; uno stesso cd disponibile a scelta con scritto Snoop Dogg, Method Man, Busta Rhymes o LL Cool J; una vetrina cogli album dei Comical Brothers, dei Rage Against the Mancine o dei Glue Beaters. C’è un motivo preciso per cui taroccano Ferrè e non Leonard Cohen (il plagio è tutt’altra cosa, e in questo gli stilisti sono maestri) – che a Gianfranco piaccia o meno.

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