{"id":6027,"date":"2017-11-14T17:14:54","date_gmt":"2017-11-14T16:14:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sergiomessina.com\/fosforo\/?p=6027"},"modified":"2017-11-14T19:07:03","modified_gmt":"2017-11-14T18:07:03","slug":"la-maggioranza-rumorosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/fosforo\/archives\/6027","title":{"rendered":"La maggioranza rumorosa"},"content":{"rendered":"<p>Uno degli aspetti a mio parere pi\u00f9 fastidiosi della rivoluzione digitale \u00e8 l&#8217;idea che ormai siamo in controllo di tutto, interagiamo, clicchiamo, e che nessuna attivit\u00e0 umana debba rimanere senza opzioni. Un esempio sono i molti esperimenti (che continuano ancora oggi) di narrativa digitale con finale multiplo, dove (nelle versioni primitive che ho visto) gli spettatori potevano optare per un finale o per un altro, e la maggioranza determinava l&#8217;esito del film. Terribile: preferisco di gran lunga un finale che a me non piace (e dal quale posso dissentire) a uno scelto dalla maggioranza. Perch\u00e9 quel meccanismo sposta, in positivo e in negativo, la responsabilit\u00e0 dall&#8217;autore al pubblico, che &#8220;decide&#8221; quello che preferisce &#8211; e me lo impone.<\/p>\n<p>E chi l&#8217;ha detto che quello che preferisce la maggioranza sia meglio? In molti casi direi proprio di no, dalla salita al potere di Hitler, in un plebiscito di voti, all&#8217;inspiegabile, enorme successo di certi libri, ho molti esempi di maggioranze che scelgono male. Certo: \u00e8 la democrazia &#8211; che per\u00f2 non credo vada applicata anche alla creativit\u00e0: se ognuno dipingesse il proprio Van Gogh sarebbe un disastro, no?<\/p>\n<p>Oggi molti di noi frequentano i social media, un luogo dove la maggioranza (mediata dall&#8217;algoritmo) detta il men\u00f9 della giornata: i tending topic su Twitter, o l&#8217;ordine di comparsa dei post su Facebook, sono determinati (anche)* dal comportamento della maggioranza (oltre che dal nostro)*: quanti retweet, repost, commenti, mi piace, ecc. Questo naturalmente ci rende tutti un po&#8217; zoccole: si cerca di pubblicare contenuti che attraggano questo tipo di interazione, e tante condivisioni sono &#8211; a volte &#8211; una micro-soddisfazione. Oppure c&#8217;\u00e8 l&#8217;altra opzione: pubblicare contenuti controversi, e scatenare l&#8217;inferno. L&#8217;algoritmo non distingue se una condivisione \u00e8 di adesione o di derisione, ed \u00e8 cos\u00ec che certi famosetti si tengono in vita sui social media: pi\u00f9 la sparo grossa (assurda, delirante, estrema, odiosa), pi\u00f9 traffico si produce.<\/p>\n<p>Ecco: confesso che questo inizia a starmi un filino stretto, proprio anche come modalit\u00e0 di espressione. Non pubblico gatti, non tifo il pallone, non commento cani morti, non guardo Crozza. Esprimo delle opinioni frequentemente oblique, a volte lievemente controverse, talvolta controcorrente. Idee magari buone ma sottili, interstiziali, spesso con un finale malvagio, che a volte non accontenta nessuno. Le esprimo qui, e le condivido su Facebook (non ho Twitter perch\u00e9 la prima persona che me ne ha parlato mi ha detto: &#8220;Per te sarebbe perfetto&#8221;, e mi ha dissuaso a vita). Non so dire quanto durer\u00e0 per\u00f2: non guardo gatti, non leggo il pallone, non condivido animali morti, non commento Crozza, e non mi sento completamente a mio agio.<\/p>\n<p>*Aggiunto dopo un commento (preciso e corretto) ricevuto su Facebook: le gioie del digitale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno degli aspetti a mio parere pi\u00f9 fastidiosi della rivoluzione digitale \u00e8 l&#8217;idea che ormai siamo in controllo di tutto, interagiamo, clicchiamo, e che nessuna attivit\u00e0 umana debba rimanere senza opzioni. 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