{"id":5918,"date":"2017-09-28T16:11:37","date_gmt":"2017-09-28T14:11:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sergiomessina.com\/fosforo\/?p=5918"},"modified":"2017-09-28T16:23:31","modified_gmt":"2017-09-28T14:23:31","slug":"playbolgia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/fosforo\/archives\/5918","title":{"rendered":"Playbolgia"},"content":{"rendered":"<p>Oggi muore Hugh Hefner, e su internet si apre la polemica: bello, bravo, corragioso, o invece sessista, infame e magnaccione. Come spesso capita, le cose sono un po&#8217; pi\u00f9 complesse e interessanti. Hefner \u00e8 stato un abilissimo imprenditore, innanzitutto di se stesso. Il principale prodotto di Hefner \u00e8 Hef medesimo, il suo stile di vita, i suoi gusti. Pochi sanno che nel &#8217;59, ben prima dei reality trash, Hefner aveva prodotto e condotto <em>Playboy&#8217;s Penthouse<\/em>, uno show stile party ambientato a casa sua, dove si esibivano comici e musicisti &#8211; spesso neri, frequentemente controversi e comunque fuori dal panorama televisivo. Gente come Ella Fitzgerald, Nat &#8220;King&#8221; Cole, Sarah Vaughn, Harry Belafonte o Lenny Bruce. Si dice che <em>Playboy&#8217;s Penthouse<\/em> sia stato il primo show televisivo a dare pari dignit\u00e0 a artisti neri e bianchi.<\/p>\n<p>Playboy (la rivista) esplode nei primi anni &#8217;60, anni in cui il nudismo andava insieme alla rivoluzione sessuale, e al femminismo. Hef cavalca astutamente questa ambiguit\u00e0, infilando testi di qualit\u00e0 assoluta tra una mammella e l&#8217;altra. Non \u00e8 il solo: nel &#8217;69 il motto di Penthouse (che nasce come alternativa pi\u00f9 spinta a Playboy &#8211; nel senso che mostrava il pelo) \u00e8 &#8220;Sex, politics and protest&#8221;. Naturalmente non credo per un attimo al femminismo di Penthouse o Playboy (le cui didascalie di commento alle minne erano terribili, sessiste e misogine). Come ho detto, Hef era un abile imprenditore, capace di mescolare gli ingredienti e confondere le acque. Viene in mente Antonio Ricci, e il suo sudicio tentativo di far passare il velinismo come femminismo. Il titolo del documentario che celebra la vita di Hefner (autorizzato, e forse coprodotto da lui) la dice lunga su come si vedeva: <em>Hugh Hefner: Playboy, Activist and Rebel<\/em>. La deriva trash finale di Hef \u00e8 lunghissima, e pedantemente documentata prima dal folklore della Playboy Mansion, e poi dagli infiniti, estenuanti reality.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 molto simili, Hefner riesce dove Berlusconi fallisce: diventa di propriet\u00e0 del pubblico, ha una sua divisa (il pigiama), una truppa di teenager dentone zinniformi al seguito (che, ci tiene a far sapere, si scopa tutte), una villona costruita esplicitamente per trombare, lui e i suoi amici. Dedica la sua intera esistenza a soddisfare la propria (puerile, e a tratti squallida) fantasia e muore, suppongo circondato dall&#8217;affetto di dozzine di coppe larghe.<\/p>\n<p>Se ne va un imprenditore, che NON ha cambiato il mondo (come sostiene qualcuno) bens\u00ec ha sapientemente cavalcato un cambiamento in atto. Un personaggio pubblico a tratti patetico, interprete di un immaginario che per\u00f2, scopro dal mio Facebook, in molti gli invidiavano: la battuta (dei maschi) di oggi era &#8220;non pu\u00f2 essere andato in un posto migliore&#8221;. Un furbone, che ha saputo mettere in scena la sua esistenza (e trarne profitto) come pochi altri hanno saputo fare: Berlusconi pi\u00f9 di Silvio, Vacchi pi\u00f9 di Gianluca, e con pi\u00f9 puppe sottomano di Rocco. A suo modo sublime, e insieme insopportabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi muore Hugh Hefner, e su internet si apre la polemica: bello, bravo, corragioso, o invece sessista, infame e magnaccione. 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