{"id":2549,"date":"2010-09-22T15:42:22","date_gmt":"2010-09-22T13:42:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/fosforo\/?p=2549"},"modified":"2010-09-23T13:03:29","modified_gmt":"2010-09-23T11:03:29","slug":"dentro-la-bolla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/fosforo\/archives\/2549","title":{"rendered":"Dentro la bolla"},"content":{"rendered":"<p>Per un&#8217;azienda (specie quelle che vendono al dettaglio) esistono due maniere di vedere il mondo e il proprio posto al suo interno. Una assoluta, dove tutto si muove secondo regole auree, giuste e impermeabili alle mille possibili combinazioni di eventi. L&#8217;altra invece \u00e8 pi\u00f9 organica, relativista e flessibile. Se io vendo una cosa a 100 e il mio concorrente a 70 ho due possibilit\u00e0: posso ignorarlo, tirare dritto e magari fallire, oppure regolarmi &#8211; non necessariamente adeguando il prezzo. Per esempio posso fare del marketing in cui sostengo che il mio prodotto \u00e8 meglio del suo, o fornire un servizio clienti cos\u00ec chic che non si bada alla differenza di prezzo, o molte altre cose. Questo discorso naturalmente si applica vieppi\u00f9 alle merci digitali. Quando ci fu la questione Napster, su una cosa erano tutti d&#8217;accordo (tranne gli utenti, ovviamente): volendo spostare le masse bisognava inventare un sistema che fosse pi\u00f9 facile e comodo del P2P; in parte c&#8217;\u00e8 riuscito Itunes.<\/p>\n<p>Oggi sappiamo che esiste un fenomeno chiamato <em>Scambio di file<\/em> (qualcuno lo chiama Pirateria, ma \u00e8 solo perch\u00e9 non ci ha mai riflettuto per 26 secondi), che riguarda software, musica, film, libri, foto, ecc. Mi chiedo come mai, a fronte della facilit\u00e0 con cui ci si pu\u00f2 procurare (illegalmente ma gratuitamente) queste merci, i produttori e distributori continuino a essere cos\u00ec ostinatamente assolutisti. Due esempi personali:<\/p>\n<p>L&#8217;altro giorno ero in centro e decido di comperare un film, <em>Maradona<\/em> di Emir Kusturica (\u20ac 9.99), da guardare e poi regalare. Torno a casa e scopro che prima di vedere il film (distribuito dalla Bim) sono obbligato a vedere 15 minuti di trailer &#8211; senza poter skippare, e senza poter andare avanti veloce. Mi pare una mossa commercialmente insensata: comprer\u00f2 mai pi\u00f9 un DVD dalla Bim? No, e ve lo sconsiglio, a meno che non vogliate trascorrere un quarto d&#8217;ora a trovare rime offensive e immensamente oscene con la parola Bim. Solo questo mi pare un motivo lecito per scaricare questo film da Bittorrent: l\u00e0 almeno i trailer non ci sono. E&#8217; la pirateria a uccidere il cinema, o un distributore che mi considera un portafogli che cammina e mi costringe alla sua reclame?<\/p>\n<p>Decido, dopo svariati anni, di comperare Photoshop &#8211; uno dei programmi pi\u00f9 piratati della storia. Vado sul sito della Adobe e leggo il prezzo: \u20ac  1.222,56 iva inclusa. Un po&#8217; smarrito mi rifugio nell&#8217;area educational (dopotutto faccio anche l&#8217;insegnante, bench\u00e9 part time) dove lo stesso software costa \u20ac 238,80. Non esattamente pochissimo ma si potrebbe anche fare. Per\u00f2 per comperarlo qui devo registrarmi nel sito, fare l&#8217;acquisto e poi inviare delle prove della mia identit\u00e0 e del mio essere insegnante (anche in pdf, quindi eventualmente falsificabili) alla Adobe, che si prende cinque giorni lavorativi per stabilire se le mie credenziali sono buone. Dopodich\u00e9 potr\u00f2 finalmente scaricare Photoshop.<\/p>\n<p>Ora, io capisco tutto. Per\u00f2 mi pare che ambedue queste politiche aziendali siano state concepite in un ambiente sterile e avulso dal mondo, dove si immaginano dei comportamenti e delle relazioni che hanno pochissimo riscontro nella realt\u00e0. Una realt\u00e0 dove invece Rapidshare.com e Adobe.com sono soltanto a un clic di distanza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per un&#8217;azienda (specie quelle che vendono al dettaglio) esistono due maniere di vedere il mondo e il proprio posto al suo interno. 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