{"id":212,"date":"2005-05-28T19:03:51","date_gmt":"2005-05-28T18:03:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.radiogladio.it\/fosforo\/2005\/05\/28\/scarti-creativi\/"},"modified":"2006-04-28T15:48:08","modified_gmt":"2006-04-28T13:48:08","slug":"scarti-creativi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergiomessina.com\/fosforo\/archives\/212","title":{"rendered":"Scarti creativi"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" vspace=\"2\" hspace=\"2\" align=\"left\" src=\"http:\/\/www.radiogladio.it\/fosforo\/immagini\/fndph.jpg\" \/>Come al solito                      Bolzano ha regalato. Tra gli argomenti interessanti si \u00e8                      parlato di found footage, oggetti (film, corti e qualsiasi                      altra cosa vi venga in mente) fatti con filmati di scarto                      o trovati (a Porta Portese, il mercatone dei romani, si trovavano                      migliaia di &#8220;pizze&#8221; di ogni genere). Per esempio:                      di solito, dopo il montaggio di un film, restano montagne                      di pellicola scartata, a volte intere scene. Qualcuno ha giustamente                      pensato di redimere questo materiale, utilizzandolo per altri                      scopi rispetto a quelli per cui era stato originariamente                      creato. Ecco, secondo me, una delle chiavi della modernit\u00e0:                      utilizzare le cose per scopi diversi da quelli per cui sono                      state progettate. E vale in moltissimi settori della creazione,                      inclusa &#8211; massicciamente &#8211; la musica.<\/p>\n<p>Questo argomento                        mi ha anche fatto ricordare un buon progetto realizzato                        con Claudio Sinatti (l&#8217;idea era sua): un oggetto visual                        sonoro (che abbiamo eseguito a Bologna, al vecchio link)                        che aveva come argomento (e titolo) le Found Photos, le                        fotografie trovate. Era il 2000 e c&#8217;erano due siti sul tema;                        oggi <strong><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.google.com\/search?hl=en&#038;ie=ISO-8859-1&#038;q=found%2Bphotos\">ce                        ne sono diversi<\/a><\/strong>, con fotografie trovate un                        po&#8217; ovunque, ma le mie preferite restano quelle trovate                        per strada (<strong><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.livejournal.com\/community\/foundphotos\/\">qui                        c&#8217;\u00e8 un blog<\/a><\/strong> a cui volendo si pu\u00f2                        contribuire). Una volta a Basilea ho trovato per terra la                        polaroid di un cazzo. Un&#8217;esperienza bizzarra a cui ho molto                        pensato (non era una foto qualsiasi ma una polaroid, quindi                        unica): cosa voleva dire? E&#8217; una forma nuova di esibizionismo                        tecnologico indiretto? A cosa serviva senn\u00f2? A scioccare?                        A eccitare? E&#8217; forse una forma svizzera di sfrontatezza?                        O magari arte? Mille le domande, poche le risposte. L&#8217;ho                        tenuta? No: il cazzo era up, e devo confessare che mi avrebbe                        inquietato possederla (\u00e8 incredibile come l&#8217;educazione                        cattolica penetri nel profondo), anche proprio in quanto                        polaroid. Ma mi pare di averla fotografata (che se ci si                        pensa \u00e8 una piccola performance gi\u00e0 in s\u00e9),                        devo guardare. Fortunatamente non ero solo, quindi almeno                        ho <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.selezione.ch\/interview-fumo.htm\"><strong>un                        testimone<\/strong><\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come al solito Bolzano ha regalato. 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