Il nodo alla gola

Il mio sentimento principale di questi giorni è sentirmi annichilito, senza fiato e senza parole – se non quelle generiche ma sincere di condanna della guerra, che per la mia generazione dovrebbero essere scontate: la guerra è una merda da talmente tanti punti di vista che non sento il bisogno di aggiungere anche il mio. Quello che mi scoraggia è la complessità di un conflitto con radici molto vecchie, tutte ben visibili. E come spesso succede nei contesti complessi è molto difficile individuare un singolo colpevole o una parte “giusta” (mentre è facilissimo capire chi è la vittima: i cittadini ucraini). Non si tratta di relativismo: basta conoscere un pochino di storia, geografia e psicologia sociale per sapere che questo nodo è complicato, che da trent’anni esiste il tema del post-guerra fredda, che la questione delle aree di influenza e del rapporto tra “vincitori” e “vinti” sarebbe stato centrale. Così come, in questo contesto nuovo, ripensare il ruolo delle singole nazioni, dell’ONU e dell’Europa (che ha una banca e una politica estera centrali ma non una difesa, se non la NATO che però non è affatto la stessa cosa). Invece non si è fatto niente, e alla dissoluzione dell’impero sovietico non è corrisposto alcun sostanziale riassetto strategico, politico e militare dei paesi NATO, anzi: l’Italia è ancora piena di basi come nel 1952 durante la guerra fredda, e la NATO si è espansa verso l’Europa dell’est. Contro chi? Personalmente detesto Putin, che mi fa molta paura da sempre. E, ci tengo a precisarlo, non riesco a capire cosa abbia in testa in questo momento – altra cosa che mi atterrisce – e men che mai a giustificarlo. Quindi non condono affatto le sue azioni che, ripeto, non so interpretare (e lui non aiuta: a chi si rivolge nei suoi messaggi video?) La sola cosa che capisco è che questo nodo inizia a intrecciarsi durante la vicenda post-sovietica, se non prima, e che per tentare di leggere il pensiero di Putin bisogna rifarsi a questa storia.

Oggi il nodo viene al pettine con la solita sciagurata conseguenza: gente come me costretta a dormire nella metropolitana, ragazzi che si armano, combattimenti per la strada, profughi, orfani. Da quello che leggo, sento e vedo la situazione peggiora, il dialogo è tra sordi in una vicenda confusa, governata dalla disinformazione, nella quale non esiste neutralità: noi, per esempio, non siamo affatto neutrali. Non lo siamo oggi ma neanche in passato: basta accendere un telegiornale per accorgersene. Le analisi indipendenti che leggo sono poche e tutte in zone marginali dell’informazione, mentre regna il massimalismo: c’è il male e il bene, il bene siamo noi, il male sono quelli brutti e cattivi. Che poi Putin c’ha pure un po’ la faccia da demonio: così non se ne esce e – temo – non se ne uscirà.