Dici a me?

Negli ultimi tempi su Facebook è iniziata una buffa giostra: qualche mio contatto commenta sotto un post di Borghezio e io me lo ritrovo nella timeline, col commento del mio contatto in bella evidenza. Anche io ho commentato dei post di politici in modo strafottente in passato, ma ho smesso da un po’. Il congegno è fin troppo semplice: io (Razzi, Meloni, Gasparri, Salvini, tutti) scrivo un post che triggera (termine intraducibile, clicca qui se non lo conosci), o lo faccio scrivere a un addetto. Poi si scatena la tifoseria: chi apprezza diffonde, chi detesta commenta con sarcasmo, disprezzo, indignazione, ecc. Se un mio contatto commenta, quel post comparirà sul mio Facebook, come spiegavo prima.

Ovviamente uno si chiede come mai ci venga di commentare: c’è chi si diverte a triggerare i fessi, c’è chi immagina che poi Sgarbi legga i 13k commenti al suo post, c’è chi lo fa nella speranza di migliorare il mondo. Tutti buoni motivi. Però per triggerare i follower della Meloni non basta essere sarcastici, bisogna essere caustici, feroci, triggeranti. Invece la gran parte dei commenti “contro” non ha alcun seguito. Allora è lecito chiedersi: con chi si comunica? Perché se Giorgia non lo legge e nemmeno i suoi follower, gli unici lettori siamo noi, i suoi contatti. E in molti casi è proprio a noi che ssembra rivolgersi quel commento, che in realtà dice: “Vedi come l’ho blastato a dovere? Io non resto immobile di fronte a certe frasi, ma reagisco e gliene dico quattro”: non passeranno. Insomma, a me fa questa impressione – non bellissima (ma io ho il palato fino).

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *