Sexy Medioevo

Esistono molte correnti estetiche diverse all’interno del variegato universo del BDSM (acronimo di Bondage, Dominazione, Sottomissione, Sadomasochismo): sottogruppi che fanno riferimento a immaginari a volte anche molto distanti. Si va dal latex clubbing al bricolage, rigorosamente realizzato riciclando oggetti di uso domestico. Naturalmente tutti gli archetipi classici sono rappresentati: lo schiavo stile Ben Hur, la cameriera a tutto servizio e, ovviamente, lo scenario della tortura antica, del supplizio medievale, del martirio. L’inquisizione, il cui obiettivo è di stabilire attraverso il dolore una verità falsa e preordinata, costituisce un setting tuttora insuperabile di violenza e sopraffazione, psicologica e fisica. Il BDSM infatti è una pratica insieme molto corporea e intensamente verbale, e una dinamica psicologica efficace tra Dominante e Sottomesso/a è decisiva per la buona riuscita di una session – qualsiasi session.

Da quando esiste la rete (e quindi la possibilità di distribuire materiale semi-underground in modo estremamente capillare) sono nate centinaia di piccole produzioni indipendenti legate a questi generi; microaziende, spesso di una sola persona, i cui prodotti sono iperspecializzati, spesso ripetitivi – a volte quasi perfettamente identici. Il più famoso rappresentante di questa categoria, per il BDSM, è certamente Insex che, tra il 1997 e il 2005 ha prodotto del materiale davvero molto estremo: tant’è che è stato chiuso dal governo americano, e l’archivio rilevato da una società olandese (ora è disponibile sul sito insexarchives.com). Il plot era quasi sempre lo stesso: una vittima (donna su Insex, uomo sul sito gemello insexm.com) innanzitutto intervistata – sulle ragioni che l’hanno spinta a cercare un’esperienza del genere – e quindi oggetto di abusi psicofisici piuttosto severi. Naturalmente il tutto in un regime di totale consensualità; quindi le interviste, che per molti erano la vera chicca di insex, sono spesso documenti straordinari su lifestyle e vita interiore di persone alquanto radicali.

Dall’esperienza di Insex sono nati diversi siti, meno hard sotto il profilo sessuale (il pretesto per la chiusura fu paradossalmente il sesso, non la violenza) ma sempre reali, e assai estremi. E’ il caso di Infernal Restraints (l’immagine sopra proviene da lì), animato da uno dei creatori di insex, PD: “Ispirato dall’inquisizione e dagli strumenti di contenzione medici, nonché dai disegni di Gord e Prichard, PD ricrea e esplora l’intera gamma di terrificanti attrezzi utilizzati per annichilire la carne e distruggere la volontà. Ideato e realizzato da veri amanti del BDSM invece che da businessman, IR produce i propri contenuti in location autentiche; tutti gli strumenti sono stati realizzati apposta, in esclusiva, da straordinari artisti e artigiani.”

Il risultato è davvero sconcertante e intenso: scenari industrial in cui troneggiano macchine del dolore fatte di metallo pesante, cuoio e legno: gabbie, catene, maschere, strumenti per bloccare qualsiasi parte del corpo, complessi congegni di contenzione un po’ Alien e un po’ Torquemada. E gli umani; impavide fanciulle e fanciulli, spesso assai articolati e svegli, tutti maggiorenni e evidentemente interessati al genere (ci sono molti modi meno impegnativi per guadagnare dei soldi). E poi PD: pantaloni e boots da lavoro rigorosamente neri, sembra un roadie dei Kraftwerk. PD sa esattamente cosa sta facendo, e prova grande soddisfazione nel farlo; il tono gentile con cui chiede: “Quando hai sentito per la prima volta il desiderio di costrizione?” a una studentessa universitaria, mentre la rinchiude in un baule di ferro, non lascia adito a dubbi.

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