Semaforo Mediaset

Da qualche tempo Mediaset ha introdotto una segnaletica per salvaguardare i bambini da film e telefilm “inadatti”: semaforo verde si può guardare, col giallo è consigliata la presenza dei genitori mentre il rosso li bandisce dalla visione. Come se adesso alla Mediaset gliene fottesse qualcosa dei bambini. Come se davvero il problema fosse la fiction e basta. Hanno una faccia di bronzo, in Mediaset, che la metà basterebbe e avanzerebbe. E sono dotati di un’ipocrisia tale da ridisegnare interamente il significato della parola. Anzi, facciamo così: da oggi ipocrita significa anche propagandista Mediaset. Sono anni che l’opinione pubblica chiede di regolamentare definitivamente cosa passa in tv a che ora. Mica per niente: immagino che guardarsi Stranamore o i Guastafeste da soli in casa, a sette anni, possa essere devastante; e mi pare giusto che a certe ore certa roba non vada in onda (e questo include il mio amato Blob, se esagera con lo splatter come piace a me). Credo che anche la prima serata (20.30/22.30) vada in qualche modo salvaguardata: la tv è molto potente, questo lo sappiamo tutti, e i bambini a quell’ora sono li davanti, no? La questione è complessa, ma la risposta Mediaset è chiara: il problema sono film e telefilm, la risposta è il semaforo.

D’ altronde già si sapeva: a questi raffinati educatori il semaforo interiore non si spegne mai. Anzi, ha un suo ciclo impazzito, legato a cupe ossessioni aziendali: a tal punto che tagliano i film (anche se programmati di notte e col semaforo rosso).

L’esempio perfetto è Fuga di Mezzanotte di Alan Parker, un film cupo e violento ambientato in un carcere turco; già me lo vedo, il signor Retequattro: “Un carcere turco! Ma non ce l’avevano un set migliore? Tutti ‘sti marocchini drogati! E questo che si fa una sega in parlatorio? Ma sono cose da mettersi in un film? Taglia, che poi la Kraft s’incazza…”. Stessa sorte è toccata ad un sacco di film: mi vengono in mente Angel Heart e Basic Instinct, ma la lista è infinita, e spesso ingiustificabile.

E allora mi chiedo: Chi cazzo te l’ha chiesto di mandare in onda Alan Parker? Non puoi trasmettere Mike e lasciar perdere quello che non capisci? Chi ti ha convinto di poter decidere cosa ci va in un film e cosa no? Chi cazzo ti autorizza a manomettere il lavoro artistico degli altri in nome della (finta) salvaguardia della mia persona? Non lo sai che queste cose non si fanno? Non te l’ha spiegato tuo papà che esiste il rispetto per gli altri? Credi di poter fare tutto senza che nessuno ti dica niente?

Tu dici: io sono gratis. Quindi posso fare proprio tutto quello che mi pare. Nessuno ti obbliga a guardarmi.

E io ti dico: Non sei gratis, ma proprio per niente. Solo non ti si paga in denaro, ma in tempo di permanenza davanti agli spot. Lo sai benissimo, rag. Italiauno: hai bisogno che io ti guardi per spendermi domani con l’inserzionista, e ti sei pure inventato l’auditel per spendermi con più precisione. Senza contare che trasmetti su frequenze che sono anche mie. Gratis? Non diciamo fesserie.

Vuoi tutelare i miei figli, Sahib Mediaset? Senti dentro di te questa irrefrenabile pulsione pedagogica che ti spinge ad occuparti dell’infanzia? Eccoti allora alcuni semplici accorgimenti (assai più efficaci dei semafori):

1) Spiega alla Rosati che è la moglie di Galliani (il bossetto del Milan) e che è diseducativo per i bambini vederle fare carriera solo per questo.

2) Fai presente a Fede che non è edificante per mio figlio vedergli baciare il culo di chi lo paga.

3) Consiglia a Mengacci e a Baudo, a Silvio e soci di smettere di tingersi i capelli nel disperato tentativo di apparire più giovani: mio nipote potrebbe farsi idee sbagliate sul senso della vita.

4) Mantieni finalmente un volume (audio) costante tra il film e la pubblicità: te l’ha chiesto perfino il Parlamento. Sarai anche un pericoloso censore, ignorante e tinto, ma davvero non distingui neanche più la manopola del volume?